di Michele Gatto
1. Un principato di transizione
Marco Cocceio Nerva nacque nel 30 d.C. a Narnia (l’attuale Narni), una colonia latina della VI Regione Augustea e statio sulla via Flaminia, fondata dai Romani nel 229 a.C. (Ciotti, 1963). La famiglia di Nerva era di ordine senatorio: sia il padre sia il nonno furono giureconsulti, chiamati entrambi M. Cocceio Nerva. I Cocceî, durante le guerre civili, ebbero un atteggiamento che li portò a schierarsi prima dalla parte di Antonio, poi ad essere neutrali ed infine a schierarsi con Ottaviano, dimostrando una grande capacità di adattamento in un periodo politicamente difficile. Da parte materna inoltre c’era un lontano legame con la dinastia Giulio-Claudia: un parente della madre, Sergia Plautilla, aveva sposato Rubellia Bassa, nipote di Druso Minore e Livilla; perciò, anche se remoto, il legame era prestigioso ed influente sulla considerazione della famiglia (Garzetti, 1950). Nerva fu amico e confidente di Nerone, che gli conferì alcuni onori come la prefettura della città per le Ferie Latine (però incerta), il Sevirato Turmae Equitum Romanorum, riservato ai membri della famiglia imperiale, e gli Ornamenta Triumphalia dopo la repressione della congiura dei Pisoni; infine, venne anche nominato pretore nel 65 d.C.

Quando Vespasiano fu inviato con tre legioni in Giudea, affidò suo figlio Domiziano a Nerva, a conferma degli stretti rapporti tra i Flavi ed il senatore: tra i due si instaurò un legame così forte che Svetonio ipotizzò l’esistenza di una relazione, affermazione però probabilmente legata ai numerosi attacchi post mortem subiti da Domiziano (Murison, 2003). Nerva aiutò Vespasiano nel difficile anno del 69 d.C., riuscendo a sopravvivere all’avvento di Galba, Otone e Vitellio e sventando un attentato a Domiziano ordito dalla sua stessa guardia personale, Flavio Sabino. Per questo Nerva fu eletto console nel 71 d.C. venendo scelto come collega al consolato da Domiziano anche per il 90 d.C., conducendo la sua attività politica con tranquillità all’interno del Senato, almeno fino all’inizio del periodo di terrore inaugurato dall’imperatore. Quest’ultimo venne ucciso il 18 settembre del 96 d.C., ed esistono diverse versioni del complotto: Svetonio narra di una congiura di palazzo capeggiata da Partenio (Svetonio, Domiziano, 17, 1), mentre Cassio Dione fornisce particolari più precisi, compreso un possibile accordo tra Nerva e i congiurati per ottenere la successione (Cassio Dione, XLVII, 15); in realtà, pare non abbia avuto parte attiva nella vicenda, sebbene fossero gli stessi amici di Domiziano ad indicarlo come successore ideale. Nerva godeva infatti di esperienza politica, di nobili natali e di una mitezza che rassicurava il Senato, oltre ad essere vecchio, malaticcio e senza figli. Superato senza traumi (almeno per ora) da parte delle legioni e dei pretoriani, il cambio di vertice fu accolto dal popolo con indifferenza (Svetonio, Domiziano, 23, 1), mentre il Senato decretò per Domiziano la damnatio memoriae. Lo stesso giorno della congiura, i senatori nominarono imperatore Nerva, come testimoniato dai Fasti Ostienses (Murison, 2003; Camodeca, 2011), ma allo stesso tempo erano consapevoli della necessaria acclamazione da parte dei pretoriani per assicurare la tranquillità; infatti, è molto probabile che siano stati effettuati dei donativi per calmare gli animi dei militari, scongiurando tra l’altro la possibilità di una rivolta in Oriente (Filostrato, Vite dei sofisti, 488).
Rimanevano delle incognite sulle capacità e l’autorevolezza del nuovo princeps, il quale non aveva mai ottenuto incarichi militari: i giudizi sul suo operato non sono univoci, ma secondo Tacito, Nerva fu in grado di combinare due elementi ritenuti incompatibili, la libertà e il potere imperiale (Tacito, Agricola, 3). Chi era stato esiliato rientrò a Roma, decaddero numerose accuse per diversi tipi di reati e furono restituiti i beni confiscati, mentre il Senato fu autorizzato a vendicarsi delle spie e dei collaboratori di Domiziano ancora vivi. Nerva si impegnò anche nella realizzazione di opere pubbliche facendo costruire nuovi granai, gli Horrea Nervae (Grainger, 2003), e terminando il Forum Transitorium, iniziato da Domiziano e così chiamato perché situato tra il foro di Augusto e il Templum Pacis; il complesso, realizzato probabilmente da Rabirio, fu inaugurato nel 98 d.C. e tra le sue tracce rimaste più evidenti ci sono le cosiddette “colonnacce” (Cecamore, 1971). Inoltre, fece attuare un grande restauro della via Appia e a Roma venne riorganizzato il sistema idrico, attraverso la nomina di Sesto Giulio Frontino come responsabile della Cura Aquarum. Dal punto di vista economico, nonostante la tradizione abbia attribuito a Domiziano la rovina delle casse statali e a Nerva il loro risanamento, riuscendo anche a diminuire le tasse, è probabile che la situazione dell’Erario non fosse così grave, sebbene fosse stato messo a dura prova dalle politiche monetarie e dalle eccessive spese domizianee (Svetonio, Domiziano, 3; Carradice, 1983). Ad ogni modo, il nuovo imperatore dimostrò moderazione, espressa da economie personali degne di un frugalissimus princeps (Plinio il Giovane, Panegirico, 51, 2), o dall’istituzione all’inizio del 97 d.C. della commissione dei Vviri Minuendis Publicis Sumptibus per tenere sotto controllo l’economia, la quale però non raggiunse i risultati sperati. Indubbiamente, gli interventi più importanti nella politica economica di Nerva furono la distribuzione di terre ai cittadini più poveri (proteggendo i piccoli proprietari dal latifondo e sistemando i nullatenenti) e l’istituzione alimentaria (in soccorso dei bambini poveri), manovre in risposta ai problemi e alla decadenza dell’agricoltura italica, oltreché alle problematiche sociali. Questi progetti furono successivamente perseguiti da Traiano e dagli Antonini con maggiore successo, ma comunque gli alimenta di Nerva erano un donativo verso quei ceti che più avevano bisogno di assistenza e finirono per toccare il sentimento popolare (Ashley, 1921).
Nel 97 d.C., anno in cui Nerva rivestì il consolato, si verificò una congiura rapidamente sventata, però collegabile alla successiva mossa dei pretoriani (Momigliano, Schiavone, 1988). Il prefetto del pretorio, Casperio Eliano, pretese la punizione degli uccisori di Domiziano e l’imperatore non poté opporsi: il risultato fu una perdita di prestigio e autorità da parte di Nerva, il quale avrebbe addirittura pensato all’abdicazione, ma fu dissuaso e convinto a compiere l’unico passo possibile per evitare una guerra civile, cioè l’adozione di qualcuno in grado di ottenere la lealtà sia dei legionari sia dei pretoriani. Alla fine fu scelto Marco Ulpio Traiano, comandante dell’esercito in Germania Superior, nonostante alcune fonti sostengano abbia accettato con riluttanza (Plinio il Giovane, Panegirico, 6, 3 e 7, 3). Sebbene Traiano non avesse mostrato pubblicamente rispetto o affetto personale nei confronti di Nerva, il suo carisma rappresentò un requisito decisivo, unito alla carriera militare e alla piuttosto giovane età; il Senato non giocò alcun ruolo invece, ed anche fonti come Cassio Dione (LXIII, 4) e Plinio (Panegirico, 7, 10) parlano di una designazione libera. La cerimonia si svolse nell’ottobre del 97 d.C., col princeps che, una volta salito sul Campidoglio, compì un sacrificio e pronunciò la formula di adozione, proclamando Traiano (come suo figlio), Cesare; dopo l’acclamazione imperiale del Senato, gli fece conferire la tribunicia potestas, gli trasmise l’appellativo di Germanicus e lo designò come collega per il consolato del 98 d.C.

Nerva morì, senza aver mai incontrato il suo successore, il 27 o il 28 gennaio del 98 d.C. (più probabilmente il 27) a causa di una malattia, forse polmonite, presso la sua villa negli Orti Sallustiani (Garzetti, 1950). Le sue ceneri furono deposte nel mausoleo di Augusto e il Senato lo proclamò divus per volontà di Traiano. In sostanza, viene inserito tra i buoni imperatori per merito della sua indole, che lo poneva in netto contrasto col predecessore Domiziano: secondo Cassio Dione, infatti, sarebbe stato scelto proprio «perché nobilissimo e amabilissimo» (Cassio Dione, LXVII, 15, 5).
2. La comunicazione politica attraverso la monetazione
Nonostante i dubbi manifestati dagli studiosi sull’effettivo ruolo svolto dalle monete rispetto alla comunicazione propagandistica nel mondo antico (Savio, 2012), il principato di Nerva può essere considerato un’eccezione. Non possiamo affermare con certezza che il significato dei tipi al rovescio fosse completamente chiaro alla popolazione, nonostante le legende descrittive, ma sicuramente le linee generali della propaganda furono stabilite fin dalla prima emissione del 96 d.C.: i provvedimenti dell’imperatore vennero infatti impressi sulle monete e contribuirono a creare un’immagine di saggezza, giustizia e bontà riferita al suo governo (Concia, 1972).
Una delle misure più importanti di Nerva, ricordata sulle monete con legenda TVTELA ITALIAE, furono gli alimenta: il loro scopo era quello di ricavare, attraverso una legge agraria, i profitti necessari per sostenere l’assistenza e l’educazione dei bambini poveri di stato libero e di entrambi i generi, nonostante questo piano sarebbe stato poi perfezionato in maniera definitiva da Traiano (RIC II). In seguito ad una distribuzione di terre, ai piccoli agricoltori fu concesso un prestito ipotecario i cui proventi, proporzionati alla popolazione, andarono alle casse municipali. Questa misura riguardò solamente le comunità italiche, le cui famiglie meno abbienti ottennero un sostegno importante per la sussistenza dei propri figli e la cui agricoltura e piccola proprietà venne rafforzata. Infatti, il tipo sulla moneta rappresenta Nerva seduto nell’atto di tendere la mano destra all’Italia, stante di fronte a lui, mentre tra loro sono raffigurati due ragazzi (un maschio e una femmina); la legenda TVTELA indica invece l’atteggiamento protettivo da parte dell’imperatore: egli riservò sempre grande attenzione alla popolazione italica, viste le sue origini, perciò questa moneta intendeva indicarne la benevolenza e il supporto nei suoi confronti (Concia, 1972).
Anche un altro provvedimento registrato sulle monete andò a beneficio della popolazione italica: l’esenzione dal pagamento della vehiculatio, rappresentata dal tipo VEHICVLATIONE ITALIAE REMISSA. Questa tassa copriva i costi del servizio postale imperiale (cursus publicus) istituito da Augusto, i quali effettivamente gravavano sulle comunità stanziate lungo le grandi vie di comunicazione, comportando inoltre numerosi abusi (specialmente sotto Domiziano) (BMC emp. III). Il sesterzio, emesso quasi contemporaneamente a quello riferito agli alimenta, cioè all’inizio del 97 d.C., ha impressa la raffigurazione di due muli al pascolo, ed alle spalle un carro con le tirelle e le imbrigliature sollevate verso l’alto. Lo scopo del servizio di posta era quello di mettere a disposizione dei corrieri imperiali delle stazioni per il rifornimento ed il cambio dei cavalli, per cui i magistrati delle città lungo il percorso dovevano assicurarne il buon funzionamento, tra l’altro verificato di persona anche dall’imperatore, che usufruiva direttamente del servizio. Le comunità interessate però non ne ricavavano alcun guadagno e siccome erano oltretutto penalizzate, venne stanziato un sistema di risarcimenti; furono proprio gli abusi compiuti ripetutamente a spingere Nerva ad intervenire con decisione. La legenda sulla moneta (VEHICVLATIONE ITALIAE REMISSA) indicava che il peso della posta imperiale non avrebbe più gravato sull’Italia, il territorio maggiormente oberato, e sarebbe stato il fisco ad occuparsene direttamente; in ogni caso, la tassa continuò ad essere prelevata nelle province (Concia, 1972; RIC II; BMC emp. III).

Una delle preoccupazioni principali di Nerva fu sicuramente l’approvvigionamento di grano per la popolazione, testimoniata dai tipi su alcuni sesterzî come ANNONA AVGVST, CONGIAR P R e PLEBEI VRBANAE FRVMENTO CONSTITVTO. Sul primo, ANNONA AVGVST, è raffigurata Cerere insieme all’Annona, dea terrestre a lei complementare: infatti, le sta davanti in piedi, essendo la prima una divinità superiore a cui era conferita una posizione maggiormente onorevole. Sono presenti anche altri elementi importanti, come la prua di nave, simbolo delle flotte in Egitto e in Africa, province famose per la loro abbondanza di frumento e veri e propri granai dell’impero da cui partivano ingenti rifornimenti per l’Urbe; il modius, che rimanda al grano stesso; infine, l’altare, simbolo del culto di Cerere (BMC emp. III). La raffigurazione sul sesterzio CONGIAR P R, mostra invece un’immagine della generosità di Nerva, rappresentato mentre presenzia alla distribuzione del congiarium, una elargizione di grano, vino e olio, oltreché di denaro: era infatti tradizione che l’imperatore o un membro della sua famiglia fosse presente all’apertura della cerimonia. Il funzionario davanti a lui, raffigurato nell’atto di distribuire il sussidio ad un cittadino, dovrebbe essere una figura vicina al praefectus annonae. Sullo sfondo, è presente la statua di Minerva, protettrice del rituale, che probabilmente avveniva nei pressi del suo santuario, il Continens Curiae Chalcidicum; accanto alla dea, c’è la statua della Liberalitas, rappresentante la generosità imperiale. La presenza nella legenda della sigla P R (estesa in Populi Romani) fa pensare che il sussidio fosse indirizzato a tutta la popolazione di Roma, mentre invece era elargito solo ai cittadini inclusi nell’incisi frumento publico, una lista dei beneficiari di frumento gratuito. È stato ipotizzato che la donazione in moneta fosse effettuata in sesterzî e perciò ricordata su questi nominali, ma in realtà era corrisposta in 75 denarî. Il tipo fu apposto sul sesterzio semplicemente per l’ampiezza del tondello, che ha permesso raffigurazioni particolareggiate di cui esistono piccole varianti: a volte il cittadino sembra ricevere delle monete, raccogliendo il sussidio tra le pieghe della sua toga, mentre in altri casi lo riceve tra le mani, come fossero dei “buoni” successivamente scambiati con monete (BMC emp. III). L’emissione del sesterzio col tipo PLEBEI VRBANAE FRVMENTO CONSTITVTO può essere legata alla costruzione dei nuovi granai, gli Horrea Nervae (Shotter, 1983), e di conseguenza anche ad un provvedimento indirizzato solamente ai ceti meno abbienti. In passato si è ipotizzato un riferimento alla distribuzione di grano gratuito che Nerva avrebbe prima sospeso e poi reintrodotto, modificandone però le condizioni (BMC emp. III). Il tipo raffigura un modius dal quale fuoriescono sei spighe di grano ed un papavero, mentre la legenda FRVMENTO CONSTITVTO sarebbe collegata alle frumentationes istituite da Augusto, riorganizzate dedicando loro maggiore cura, vista la difficoltà momentanea nel reperire il grano necessario. Potrebbe inoltre essere interpretata come la commemorazione dell’istituzione di una nuova frumentatio o dell’aumento della quantità mensile destinata ai cittadini più poveri, ma sembra difficile che, nonostante le condizioni poco floride delle casse dello Stato, l’imperatore abbia favorito un provvedimento non necessario (Concia, 1972).
Lo spirito di riconciliazione e di giustizia nei confronti del popolo condusse Nerva a compiere un intervento significativo, quello inerente al Fiscus Judaicus: la tassa era stata introdotta da Vespasiano trasferendo il pagamento del tributo che i Giudei versavano al Tempio di Gerusalemme (distrutto da Tito nel 70 d.C.) al tempio di Giove Capitolino a Roma (Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, VII, 6), ammontante a due denarî. Nerva fece sì che la tassa fosse riscossa in maniera più equa e meno controversa, perché di fatto era diventata un imbarazzo (Heemstra, 2012): da qui l’emissione di un sesterzio il cui tipo raffigura un albero di palma con otto foglie e due grappoli di datteri, simbolo della Giudea, e la legenda FISCI IVDAICI CALVMNIA SVBLATA. La consuetudine dei membri maschi adulti delle comunità giudaiche di pagare un didrammo all’anno per il tesoro del Tempio, continuò sotto i Flavi (anche se in maniera diversa) e fu posta sotto l’autorità di procuratores ad capitularia Judeorum, che si servivano di registri sui quali dovevano iscriversi tutti i Giudei o, per lo meno, quelli tra loro rimasti fedeli alle credenze e alle tradizioni giudaiche (Concia, 1972). Sotto Domiziano, però, si verificò un inasprimento relativo a questa tassa, non tanto per la sua entità economica, quanto per le sue modalità di prelievo. Sarebbero state le difficili condizioni economiche a causarlo, portando anche a confiscare le proprietà delle vittime per poter raccogliere denaro più velocemente. Tra coloro che dovevano pagare questa imposta erano comprese anche due categorie particolari: quella di chi aveva uno stile di vita giudaico ma non lo riconosceva pubblicamente, e quella di chi nascondeva le sue origini giudee (dopo averne abbandonato esteriormente i costumi) con lo scopo di non pagare il tributo. A questo punto entravano in gioco i delatores, che con le loro informazioni ed accuse (calumnie) portavano sotto processo i presunti evasori, ricavandone dei vantaggi economici; tra le loro vittime capitarono anche membri delle comunità cristiane miste (Heemstra, 2012). Per porre fine a questi abusi e a questi metodi inquisitori (che avevano infangato l’amministrazione imperiale), Nerva intervenne proibendo l’accusa di condurre vita giudaica e le delazioni, misura espressa dalla legenda CALVMNIA SVBLATA sui sesterzî: la tassa però non fu abolita, ma limitata solo a coloro che erano pubblicamente riconosciuti come Giudei, un provvedimento probabilmente valido in tutto l’impero, vista la mancanza di indicazioni su una sua eventuale limitazione a determinate aree (Concia, 1972).
Come abbiamo già detto, l’immagine di Nerva è quella di un princeps attento alle finanze dello Stato, che per rimediare ai danni economici compiuti dal suo predecessore attuò una politica parsimoniosa, tanto da istituire la commissione senatoria dei Vviri Minuendis Publicis Sumptibus. Allo stesso tempo, dimostrò grande attenzione ai bisogni del popolo, soprattutto per quanto riguardava la distribuzione di frumento, senza tralasciare ovviamente i suoi divertimenti e rispettando così la logica del panem et circenses. Alcuni spettacoli furono sospesi dalla commissione per contenere i costi, ma questo non significò una loro totale interruzione. Ad essi può essere collegato il tipo monetale sull’asse con legenda NEPTVNO CIRCENS CONSTITVT: vi è raffigurato Nettuno che regge un tridente nella mano sinistra, mentre nella mano destra ha probabilmente un acrostolium, cioè l’ornamento della prua di una nave. Alla sua destra è presente una figura sepolta per metà, forse il dio arcaico Consus: esso era legato alla conservazione del cibo e probabilmente un suo santuario si trovava nei pressi del Circo Massimo, oppure esisteva un altare dedicatogli proprio al suo interno (Shotter, 2013; BMC emp. III). La festività in onore di Consus cadeva in agosto e, siccome questa divinità era considerata Neptunus Circensis, Nerva potrebbe averla connessa alla festa dedicata a Nettuno; la legenda può far pensare ad una celebrazione inerente a giochi istituiti in suo onore (possibilità però improbabile visto l’atteggiamento parsimonioso dell’imperatore), o all’erezione di una statua nel Circo (Shotter, 2013). Nettuno era comunque una divinità utile alla propaganda imperiale: il dio esercitava il suo potere sulle acque e sul mare, da cui infatti giungeva la maggior parte dei rifornimenti di grano a Roma (da qui forse l’acrostolium del tipo sull’asse). I Neptunalia (festività che cadeva in luglio) per il popolo garantivano l’ottenimento di acqua necessaria ai raccolti, ed inoltre, l’eventuale istituzione di giochi dedicati a Nettuno coinciderebbe con l’interesse del princeps per i rifornimenti d’acqua alla città, testimoniato dall’incarico alla Cura Aquarum conferito a Sesto Giulio Frontino nel 97 d.C. Infine, l’immagine della divinità permetteva un collegamento tra Augusto e Nerva: egli cercò infatti di proporsi come restauratore delle virtù augustee e fu l’ultimo ad essere sepolto nel mausoleo del primo imperatore. Per diverso tempo questa moneta fu considerata un falso e solo da pochi decenni ne è stata confermata l’autenticità, nonostante gli esemplari conosciuti non siano in buono stato di conservazione. Nella maggior parte dei casi, sembrano essere stati coniati in Britannia: questo può far pensare ad una loro connotazione provinciale, sebbene da alcune caratteristiche del tipo al rovescio sia ipotizzabile una loro produzione utilizzando conî provenienti direttamente da Roma (Shotter, 2013).

La realizzazione del programma politico di Nerva puntava ad una rinascita dell’impero, rappresentata sul sesterzio ROMA RENASCENS: il tipo raffigura Roma con le sembianze di Minerva, seduta in trono e abbigliata con lunghe vesti, mentre tiene con la mano sinistra uno scettro e con la mano destra la Vittoria. Nonostante sia senza corazza, è rappresentata come fosse a guardia della città, ma allo stesso tempo potrebbe indicare la volontà imperiale di portare avanti una politica di pace (BMC emp. III). Sicuramente la legenda intendeva convincere il popolo dell’inizio di una nuova era, in netto contrasto e indubbiamente migliore rispetto a quella di Domiziano, mentre la scelta del tipo di Minerva rimanda al tempio dedicatole nel Forum Transitorium (Shotter, 1983).
Quando Nerva divenne imperatore, si pose per lui in maniera immediata il problema dell’approvazione da parte dell’esercito, ed in particolare, dei pretoriani. Specialmente questi ultimi non avevano particolarmente gradito il cambio al vertice dell’impero, sia perché fedeli a Domiziano sia perché Nerva non aveva nessuna esperienza militare. Quindi, per ottenere la fedeltà dei soldati fu seguito l’esempio di Galba, effettuando un donativo nei loro confronti: a questo farebbe riferimento il sesterzio ADLOCVT AVG, emesso infatti nella prima serie monetale, il cui tipo raffigura Nerva nell’atto di arringare le truppe (adlocutio), sebbene non in abiti militari ma togato, ed accompagnato dai prefetti del pretorio. Sappiamo che il nuovo princeps fu presentato ai pretoriani subito dopo essere stato scelto dal Senato ricevendone l’acclamazione, perciò il tipo sul sesterzio raffigurerebbe proprio questa scena (BMC emp. III). L’armonia generale con l’esercito e la flotta è stata espressa invece attraverso le monete con legenda CONCORDIA EXERCITVVM, delle quali esistono due varianti: nella prima, il tipo raffigura due mani giunte; nella seconda, invece, due mani giunte che tengono un’aquila legionaria poggiata sulla prua di una nave. Questa immagine esprimeva la volontà di concordia tra militari ed imperatore, oltreché all’interno dell’esercito stesso, la cui legenda assume una connotazione particolarmente propagandistica se si considera la debolezza del governo di Nerva dal punto di vista della stabilità (Shotter, 1983; BMC emp. III). Infatti, si era creata una situazione di calma apparente, a cui i pretoriani posero fine dopo quasi un anno ottenendo la morte degli uccisori di Domiziano e screditando così l’autorità dell’imperatore, al quale non rimase altra soluzione che l’adozione di Traiano: probabilmente, è necessario collegare questo evento all’emissione del tipo PAX AVGVSTI, raffigurante Nerva nell’atto di stringere la mano ad un soldato identificato con Marte, simbolo dell’esercito (sicuramente questa figura non apparteneva a Traiano, vista l’esistenza di una norma per cui né il princeps, né il suo erede venivano rappresentati con l’elmo) (BMC emp. III). Ciò testimonierebbe l’approvazione delle truppe proprio a seguito della mossa politica di Nerva, che aveva scelto un uomo di grande carisma e capacità militari come figlio adottivo.
Altre monete che possono fare riferimento all’esercito sono quelle con legenda VICTORIA AVGVST, un ulteriore caso in cui vennero adottati due tipi diversi nonostante la figura rappresentata fosse sempre la Vittoria: nella prima variante, questa avanza verso destra con nella mano sinistra una palma, e nella destra una corona; nella seconda, è raffigurata seduta, con gli stessi attributi. Bisogna segnalare come questi tipi siano presenti solamente sui quinarî aurei e argentei, mentre nell’ultima serie del 98 d.C. l’immagine non fu associata alla consueta legenda, bensì alla titolatura imperiale. In sostanza, è possibile volesse celebrare una vittoria ottenuta sul Danubio (a cui si collega il titolo Germanicus conferito a Nerva), oppure potrebbe essere stato un modo per elogiare le legioni (Shotter, 1983), del cui appoggio ogni imperatore non poteva fare a meno.
Per concludere, quello di Nerva può essere considerato uno dei casi in cui un supporto particolarmente presente e diffuso nella vita di tutti giorni come la moneta, ha svolto un ruolo pratico ed evidente nella comunicazione propagandistica e politica.

Michele Gatto – Scacchiere Storico
Michele Gatto è uno studioso dell’antichità greca e romana, in particolare della Grecia in età classica e di Roma in età imperiale. È specializzato in Numismatica Antica. I suoi interessi arrivano a comprendere inoltre la storia bizantina.
Bibliografia
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Immagine di copertina: sesterzio recante al diritto la testa laureata volta a destra di Nerva, mentre al rovescio è raffigurata una palma con legenda FISCI IVDAICI CALVMNIA SVBLATA e la marca SC (fonte: American Numismatic Society, licenza CC0)
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