THE HISTORY OF THE STANDARD OIL COMPANY

di Giacomo Cozzaglio

All’inizio del XX secolo, la stampa americana e soprattutto i giornalisti che la animavano erano noti con una parola dal sapore dispregiativo: muckrackers, ovvero rastrellatori di letame. Il termine fu coniato nel 1902 dal presidente Theodore Roosevelt per riferirsi a quella parte del mondo del giornalismo che si occupava prevalentemente della denuncia dei mali della società americana contemporanea.
Si trattava di un filone che comprendeva periodici come i settimanali e i mensili i cui dipendenti si occupavano di raccontare i disagi sociali nelle metropoli statunitensi in espansione e il dilagare del malaffare e delle frodi nel mondo della finanza. Questi giornalisti si distinsero nella connotazione assai professionale del loro lavoro che pose le basi del moderno giornalismo d’inchiesta: la raccolta di informazioni, dati e testimonianze verificabili divennero le armi con le quali sfidare l’enorme influenza dei grandi capitali. Questo articolo si occupa di una di queste giornaliste, Ida Tarbell, che mise i bastoni fra le ruote a una delle più grandi aziende statunitensi, la Standard Oil Company.

LE LETTERE DI ROBERT GOULD SHAW

di Federica Fornasiero

Questo articolo non vuole essere un necrologio o un’epopea di eroiche gesta, ma una breve riflessione circa il primo reggimento di fanteria di uomini di colore organizzato dall’Unione con a capo un colonnello lungi dall’essere l’eroe perfetto che tutti vorremmo. Robert Gould Shaw fu un uomo del suo tempo, un colto borghese che intraprese la carriera militare a New York nel 1861. Nel 1863, all’indomani della Proclamazione di Emancipazione da parte dell’allora presidente unionista, abolizionista e repubblicano Abraham Lincoln, gli venne proposta dal governatore Andrews l’opportunità di guidare sul campo di battaglia il primo reggimento di persone di colore. Non accettò immediatamente di buon grado: ottenne la nomina perché figlio di una rispettabile famiglia borghese unionista e abolizionista, che lo spinse a prendersi l’onore e l’onere del neonato battaglione. Il senso del dovere e l’ambizione vinsero probabilmente sugli ideali. Perché allora parlare delle lettere del colonnello? Perché sono fonti dirette che ci permettono di considerare il contesto in cui maturò la decisione di ufficializzare il primo reggimento di fanteria di soldati neri; perché ci offre un importante spaccato sulla dura vita delle truppe durante la Guerra di Secessione Americana; perché è possibile entrare per un solo attimo nel cuore e nella testa di un uomo come tanti, scosso, scisso, riflessivo, nostalgico, pregiudiziale, che in pochi mesi si vide alla testa di uomini con i quali condivise un’avventura che li portò in breve tempo alla morte.

LA CULTURA DEL MERCANTE MEDIEVALE

di Riccardo Marchetti

L’emergente ceto mercantile fu sicuramente abile nel plasmare la realtà del proprio tempo; i suoi membri non si limitarono alla sfera economica della loro attività ma divennero al contempo commercianti, politici, diplomatici, scrittori e mecenati. Tutto questo fu reso possibile soprattutto grazie ad una attenta preparazione culturale, in grado di divenire un vero e proprio contraltare a quella ecclesiastica. La cultura mercantile, a cavallo dei secoli XIV e XV, si dimostrò essere uno dei maggiori veicoli di innovazioni, oltre che l’ultima grande manifestazione della civiltà medievale.

PANEM ET CIRCENSES

di Rebecca Goldaniga

Quando si parla di ludi circenses, relativamente al mondo romano, la mente corre inevitabilmente alle spettacolari gare di carri al Circo Massimo. Nei secoli della repubblica, la popolarità delle corse crebbe nettamente in relazione all’aumento delle festività religiose: fra III e II secolo a.C., in collegamento alla crisi delle istituzioni repubblicane, il fenomeno delle gare equestri sarebbe gradualmente mutato in una forma di intrattenimento. La corsa equestre, da attività riservata ai nobili, divenne ars ludicra, un’arte disdicevole da cui i Romani benestanti dovevano tenersi lontani. Ora, perché i Romani più abbienti avrebbero dovuto finanziare una pratica che ritenevano indegna?

GLI AZTECHI E LA PRATICA SACRIFICALE

di Michele Gatto

Fare luce sulle popolazioni mesoamericane, o più in generale precolombiane, non è semplice a causa della scarsità di fonti, nella maggior parte dei casi spazzate via dall’arrivo degli Europei. Nonostante tutto, gli stessi cronisti che parteciparono alla conquista dell’impero azteco ci hanno lasciato dei resoconti utilissimi, sebbene parziali ed incompleti. Lo scopo di questo articolo è quello di provare a spiegare un aspetto fondamentale della vita degli Aztechi, cercando non solo di attuarne una breve ricostruzione, ma anche di illustrarne le reali motivazioni. Si tratta di una pratica che inorridì gli Spagnoli, poi da essi strumentalizzata per sostenere la barbarie di quella civiltà e giustificarne l’annientamento: il sacrificio umano.

TRINCEE IN AFRICA AUSTRALE

di Davide Longo

Molto spesso ancora oggi la Prima guerra mondiale, non solo sulla stampa mainstream ma anche in certi contesti specialistici, viene trattata come un fatto del tutto nuovo nel panorama globale che precede il 1914. Troviamo spesso affermazioni di un certo tenore, che descrivono la Grande Guerra come fattore dirompente che sorprese le elites militari europee e che presentò per la prima volta delle caratteristiche militari del tutto inedite per l’epoca. Lungi dal voler minimizzare il ruolo di cambiamento epocale che la Grande Guerra ebbe in ogni ambito della vita civile e militare dell’Europa dell’epoca – un discorso parzialmente diverso può essere fatto, invece, per certi altri scenari della guerra, soprattutto quello africano – il presente articolo si propone di evidenziare che vi furono, nei decenni che precedettero la guerra, casi specifici in cui certe operazioni militari limitate non solo si strutturarono in maniera molto simile a quelle della Grande Guerra, ma vennero anche percepite – almeno in certi ambienti specifici – come “nuove” e “inedite” ben prima della deflagrazione del conflitto mondiale. Nello specifico, molte operazioni militari svolte durante la prima e la seconda guerra anglo-boera presentarono delle caratteristiche nuove, che più avvicinano ai nostri occhi quelle esperienze belliche a quanto avvenne perlomeno sul fronte occidentale e meridionale europei della Prima guerra mondiale.

ORIGINI E SVILUPPO DELL’ICONOCLASTIA NELL’IMPERO BIZANTINO

di Michele Gatto & William Puppinato

Il fenomeno dell’iconoclastia è qualcosa di complesso, che ha segnato un’epoca all’interno dell’impero bizantino, influenzando non solo la sua politica interna, ma anche i rapporti già traballanti con l’Occidente. In questo articolo abbiamo sintetizzato al meglio il tema nei suoi punti principali per renderlo meno ostico, partendo prima di tutto dal contesto storico: a cavallo tra il VII e l’VIII secolo Bisanzio visse un periodo di grande difficoltà, superato con l’ascesa al trono di Leone III, artefice di varie riscosse militari. Eppure, Leone e suo figlio, l’imperatore Costantino V, vennero descritti da alcune fonti greche successive come “empi” e “precursori dell’anticristo”.
Le ragioni di questo astio vanno ricercate nell’appoggio concesso da entrambi alle teorie iconoclaste, che abbiamo cercato di analizzare: l’adorazione delle immagini era infatti ampiamente diffusa nei territori dell’impero bizantino. Ma la lotta tra gli iconoclasti e i loro avversari, fatta di dibattiti teologici, persecuzioni e risvolti politici, ebbe una portata ben più ampia di quanto si possa immaginare.

ALLA RICERCA DELL’IMMORTALITÀ: L’ADOZIONE IN GRECIA E ROMA ANTICA

di Giulia La Cognata

Da Achille e Fenicio ad Edipo e Polibo, da Mosè e la figlia del Faraone a Minosse ed Asterio: il mito e la letteratura offrono una pluralità di esempi di adozione. Eppure, si tratta di un istituto problematico, discusso, ambiguo, all’origine di molteplici teorie. Società differenti prevedono, ovviamente, richieste e soluzioni diverse, ma possiamo comunque individuare alla base della pratica una «mancanza che occorre colmare»: l’adozione sarebbe, dunque, «l’espediente che nella nostra società, come beninteso anche in altre, viene messo a disposizione per porre rimedio alle “falle”».

CORSARI DELL’ANTICHITÀ: LA PIRATERIA A ROMA FRA IV E III SECOLO a.C.

di Rebecca Goldaniga

Chi erano i corsari più temuti dell’antichità? Come le potenze del Mediterraneo antico si relazionavano con loro? Ma soprattutto, sono esistiti anche dei pirati “romani”? Queste sono le domande alle quali il seguente articolo cercherà di dare una risposta. Attraverso la lettura e l’interpretazione delle testimonianze di Livio, Plutarco, Diodoro Siculo e Strabone, questa piccola ricerca ha tentato di dare un volto e un nome ai corsari “italici” per poi interrogarsi sulle modalità con cui Roma si affacciò sul bacino del Mediterraneo, iniziando ad estendere la sua egemonia sul mare.

IL MITO DI ALESSANDRO VI: DA PASQUINO AI GIORNI NOSTRI

di Sofia Degli Esposti

I Borgia sono, come li ha definiti M. Mallett, «the most infamous family in history». Innumerevoli romanzi, serie TV e articoli sono stati scritti su di loro e l’interesse per questa famiglia non accenna a diminuire. Perché sono così interessanti e intriganti? Quali aspetti delle loro personalità stimolano l’immaginazione di romanzieri e sceneggiatori, rendendoli appassionanti per il pubblico? Qui si vuole ricostruire il mito di Alessandro VI: dalle pasquinate che lo prendevano di mira, ai romanzi e alle serie televisive dei giorni nostri. Analizzando le caratteristiche delle pasquinate, si esaminerà come le accuse al loro interno, poi espanse in altri generi letterari, e le dicerie popolari sui Borgia, abbiano posto le basi per la creazione del mito negativo di Alessandro VI e della sua famiglia.