di Federico Sesia
1. Il fascismo in terra britannica: i precursori della BUF
Grazie alla popolare serie Netflix Peaky Blinders il grande pubblico ha sentito parlare di sir Oswald Mosley e del suo partito, la British Union of Fascists (BUF), anche se calati nel contesto romanzato della narrazione televisiva. Un fenomeno marginale come i movimenti fascisti inglesi ha quindi ricevuto un’attenzione che va oltre la ristretta cerchia degli addetti ai lavori, cosa notevole se si considera la scarsa rilevanza del fenomeno nella storia contemporanea delle isole. Nel corso degli anni Venti e Trenta infatti la diffusione di gruppi e partiti più o meno ispirati dal fascismo ha avuto risonanza ridotta nell’anglosfera, principalmente per ragioni di ordine interno ai paesi in questione.

Ad ogni modo quello di Mosley non fu l’unico movimento politico britannico ispirato alle idee di Mussolini. Chi ha accolto per prima il verbo italiano è stata infatti una donna, Rotha Lintorn-Orman, fondatrice nel 1923 del gruppo British Fascisti (BF). L’ideologia del movimento era mutuata al fascismo italiano, risultando in un mix di nazionalismo, antisocialismo e corporativismo. Per quanto non vi siano stime esatte sul numero di aderenti, è plausibile valutare la presenza di qualche migliaio di militanti quando il movimento era al suo apice. L’inizio della decadenza dei BF risale al 1926, anno in cui venne proclamato un General Strike da partiti e sindacati di sinistra di fronte al quale l’organizzazione offrì al governo la sua partecipazione all’Organization for the Mantenance of Supplies, ma l’esecutivo impose determinate condizioni per accettare la proposta, tra cui la rimozione dell’appellativo Fascisti. L’offerta venne rifiutata e parte dei quadri (principalmente quelli provenienti dall’esercito e dall’aristocrazia) abbandonò l’organizzazione dando inizio al suo declino.Le sorti dei BF subirono il colpo di grazia con la concorrenza della BUF di Mosley, a cui aderirono diversi esponenti. Nonostante si trattasse di un movimento molto più dinamico in quanto a capacità di raccogliere sostenitori la Lintorn rifiutò sempre di unirvisi. In preda all’emorragia di militanti e in cattive acque sul piano finanziario, l’organizzazione era virtualmente scomparsa già nel 1933. La morte della fondatrice avvenuta l’anno successivo fu l’ultimo chiodo della sua bara (Biancani, 2003, Gottlieb, 2021).

Altro movimento assimilabile alla famiglia dei fascismi è la Imperial Fascist League (IFL), fondata dal veterinario Arnold Leese nel 1928. Fortemente caratterizzata dal razzismo e dall’antisemitismo (aspetti non così preponderanti, invece, nei BF), la IFL soffrì sempre scarse adesioni e ridotte risorse finanziarie mantenendo inoltre cattive relazioni con la BUF di Mosley, da Leese accusata di far parte di un piano ordito dagli ebrei per svuotare il suo movimento. La IFL venne sciolta dalle autorità nel 1940.
Ci sono anche stati dei raggruppamenti politici di ispirazione fascista in Irlanda e Scozia: nel primo caso abbiamo l’Army Comrades Association (le cosiddette blueshirts) fondata nel 1932 e guidata dall’ufficiale Eoin O’Duffy, e nel secondo lo Scottish Democratic Fascist Party di William Gilmour, nato nel 1933 dalle sezioni scozzesi del primo partito di Mosley (il New Party) fuoriuscite perché lo ritenevano troppo accomodante con i cattolici. Entrambe le esperienze furono irrilevanti sul piano politico.
2. Oswald Mosley al di là di Peaky Blinders
Oswald Mosley nacque a Londra nel 1896 in una famiglia nobile originaria dello Staffordshire. Servì nella Prima guerra mondiale, e a conflitto terminato militò nelle fila dei conservatori venendo eletto alla Camera nel 1918. Due anni dopo, tuttavia, iniziò a maturare una critica della politica del Partito conservatore, relativa in particolare alla repressione in Irlanda, abbandonandolo per approdare alle fila laburiste nel 1924. Sarebbe rimasto nel Labour Party fino al 1931, quando decise di staccarsene per fondare una nuova realtà politica, il New Party (NP). La neonata formazione era di orientamento centrista e proponeva l’espansione del credito per combattere gli effetti del crollo di Wall Street, l’autarchia dell’Impero britannico e una riforma del governo: siamo ancora lontani da quelle tinte fasciste che inizieranno a profilarsi l’anno successivo, quando in seguito a delle elezioni locali nel Lancashire (in cui i laburisti vennero sconfitti accusando Mosley e il NP della debacle) una folla di militanti si scagliò contro di lui e la sua formazione, mostrando come la working class gli fosse mediamente ostile. Secondo alcuni studiosi è da questi eventi che Mosley inizia a maturare la sua adesione al fascismo (Biancani, 2003).

Nel frattempo le elezioni generali del 1931 avevano messo a nudo tutta la fragilità del NP, che ottenne pochissimi suffragi, e nel 1932 venne ufficialmente sciolto. Questo non significò in nessun modo la fine politica di Mosley, ancora corteggiato da conservatori e laburisti affinché rientrasse nelle loro fila. Ciò nonostante questi rifiutò le corti e, convinto che una recrudescenza della crisi economica fosse alle porte e che avrebbe propiziato l’ascesa di un fascismo britannico, decise di fondare una nuova organizzazione che potesse cavalcare l’onda imminente: la British Union of Fascists, nata nell’ottobre del 1932. A questo periodo risale anche la sua relazione clandestina con Diana Mitford e la morte di peritonite di Cynthia Curzon (1933), sua prima moglie. La Mitford era pienamente coinvolta nella politica fascista di Mosley, con il quale convolò a nozze in gran segreto a Berlino nel 1936 alla presenza di Adolf Hitler in persona (De Courcy, 2003).

La parabola politica di Mosley, già altalenante, venne interrotta nel 1940 con il Defence Regulation 18B, che sciolse di autorità la BUF e ne arrestò i principali leader. Sorte analoga toccò anche alle altre organizzazioni di ispirazione fascista come l’IFL. La sua prigionia e quella della Mitford terminarono nel 1943 quando i due vennero messi ai domiciliari per motivi di salute. Dopo la Seconda Guerra Mondiale le limitazioni legali a danno di Mosley decaddero e poté riprendere l’attività politica tramite la fondazione dell’Union Movement (UM, 1948), partito il cui programma insisteva sull’unità europea e sul controllo che questa avrebbe esercitato sull’Africa, sottraendo contemporaneamente gli Stati dell’est dall’egemonia sovietica. Le vicende dell’UM terminarono nel 1973 senza aver raccolto risultati di rilievo. Mosley si spense sette anni dopo, mentre Diana gli sarebbe sopravvissuta fino al 2003 (Thurlow, 2006).
3. La BUF. Sviluppi e ideologia
La fondazione della BUF rispondeva alla convinzione di Mosley che solo una ricetta composta da corporativismo, nazionalismo ed esecutivo forte potesse risolvere i problemi del Regno Unito. Rispetto ai BF e all’IFL il neonato partito si rispecchiava molto di più nella galassia ideologica propria della famiglia dei fascismi: senza soffermarsi come questi su un singolo aspetto, fosse questo l’antimarxismo o il razzismo antisemita, sviluppò invece una visione globale che includeva una politica economica corporativa (parzialmente ispirata alle idee del poeta Ezra Pound), una politica estera “pacifista” e gli accenti sulla “missione civilizzatrice” della Gran Bretagna (Webber, 1986). Per quanto riguarda l’antisemitismo questo era presente nella BUF fin dalle origini, per quanto meno marcato rispetto al movimento di Leese, e crebbe negli anni in corrispondenza dell’avvicinamento al Terzo Reich.

Dalla fondazione fino a circa il 1936 la BUF aveva come suo modello il fascismo italiano, che sostenne anche finanziariamente il movimento di Mosley. I rapporti con l’Italia si allentarono nel 1936, quando i finanziamenti cessarono probabilmente per l’assenza di risultati rilevanti nell’arena politica. In seguito il ruolo di ispiratore del fascismo inglese passò da Roma a Berlino, con la Germania nazista che diventava il principale interlocutore straniero della BUF oltre che il suo probabile finanziatore, anche se sembrerebbe che Hitler sia stato tutt’altro che prodigo nei suoi confronti(Biancani, 2003): a conti fatti il sostegno economico ad un partito dallo scarso peso era considerato a fondo perduto sia dall’Italia che dalla Germania.

Le adesioni al partito di Mosley non furono mai troppo consistenti, per quanto non si trattasse di un movimento del tutto irrilevante a livello di iscrizioni. Al suo culmine a metà degli anni Trenta raggiunse la cifra di 50.000 aderenti, senza però riuscire a mantenerla a lungo: poco dopo i militanti erano già scesi a 5.000, per quanto riuscì a riprendersi dalla crisi risalendo a circa 20.000 membri nel 1939. Non si trattò certo di un partito di massa (le sue adesioni non erano comparabili a quelle dei conservatori né tantomeno dei laburisti), pur avendo un numero di appartenenti che gli ha permesso di sviluppare una militanza attiva seppur per un breve periodo. Militanza che però, per le sue posizioni estremiste e la sua prassi violenta, ha di solito suscitato l’ostilità dell’opinione pubblica: emblematico quanto accaduto nei quartieri orientali di Londra nel 1936, abitati dalla working class e dalla comunità ebraica londinese, quando un corteo della BUF venne cancellato per le imponenti manifestazioni di protesta dei residenti.
4. Le ragioni di un insuccesso

I paesi di lingua anglosassone non hanno mai offerto terreno fertile per lo sviluppo di movimenti fascisti: le loro caratteristiche socio-economiche e politiche lo impedivano. Innanzitutto si tratta di nazioni con una solida e storica tradizione democratica, senza problematiche relative al nazionalismo o all’etnia (con la parziale eccezione dell’Irlanda, in cui però il movimento di O’Duffy non ha mai riscosso successo) e in cui le istituzioni godevano di un consenso radicato e trasversale, difficili di conseguenza da stravolgere o rovesciare com’è successo in Italia negli anni Venti. Si segnala poi l’assenza di conflittualità politica, di gravi congiunture economiche e del timore di una rivoluzione in stile sovietico, venuti meno dopo gli scarsi risultati del General Strike. Inoltre, sempre a differenza del Belpaese, l’Inghilterra è uscita dalla Prima guerra mondiale senza gli strascichi revanscisti che la cosiddetta “vittoria mutilata” ha invece imposto alle nostre latitudini, limitando quindi i richiami sciovinisti (Cronin, 1996).
A conti fatti si è trattato di esperienze politicamente irrilevanti, che nelle loro migliori performance a mala pena hanno superato il 2% dei suffragi. Difficile del resto che in un paese politicamente stabile, economicamente prospero e dotato di una forte tradizione parlamentare il verbo di Mosley, alieno alla teoria e alla prassi politica britannica, potesse ottenere risultati di rilievo.

Federico Sesia – Scacchiere Storico
Federico Sesia è laureato in Scienze Storiche con indirizzo contemporaneo. Si occupa soprattutto di storia della Spagna e dell’America Latina, oltre che della ex Jugoslavia e di storia militare. Collabora con riviste specialistiche e divulgative ed è membro della Società Italiana di Storia Militare (SISM).
Bibliografia
Biancani L., Il fascismo britannico (1920 – 1945), Aracne, Roma 2008; Cronin M. (eds.), The Failure of British Fascism. The Far Right and the Fight for Political Recognition, Macmillan, 1996; De Courcy A., Diana Mosley. Mitford Beauty, British Fascist, Hitler’s Angel, Harper Collins, 2003; Dorril S., Blackshirt. Sir Oswald Mosley and British Fascism, Viking, 2006; Fraquelli M., Altri duci. I fascismi europei tra le due guerre, Mursia, 2014; Gottlieb J. V., Feminine Fascism. Women in Britain’s Fascist Movement, 1923 – 1945, Bloomsbury, 2021; Linehan T., British Fascism 1918-39. Parties, Ideology and Culture, Manchester University Press, 2000; Payne S., Il fascismo. Origini, storia e declino delle dittature che si sono imposte tra le due guerre, Newton Compton, 2006; Pugh M., Hurrah For The Blackshirts! Fascists and Fascism in Britain between the Wars, Vintage, 2006; Shermer D. R., Blackshirts. Fascism in England, Ballantine, 1971; Thurlow R., Fascism in Britain. From Oswald Mosley’s Blackshirts to the National Front, Tauris 2006; Webber G. C., The ideology of the British Right, 1918 – 1939, St Martin’s Press, 1986.
Immagine di copertina: Oswald Mosley e sua moglie, Diana Mitford, durante la marcia con le Camicie Nere verso l’East End di Londra del 4 ottobre 1936 (fonte: Cassowary Colorizations, licenza CC BY 2.0. Immagine modificata)
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