DEMETRIO DIVINO LIBERATORE: GLI ONORI ATENIESI AL POLIORCETE

Demetrio dipinto

Introduzione

All’anno 307-306 a.C. si data l’acme delle lunghe guerre di successione dopo la morte di Alessandro (323 a.C.) tra i generali macedoni Antigono, Cassandro, Tolomeo, Seleuco e Lisimaco. Dopo vari tentativi di ripartizione dei vari territori dell’impero alessandrino avvenuti sia negli accordi di Babilonia (323 a.C.), sia in quelli di Triparadiso (321 a.C), la divisione delle satrapie tra i generali della prima generazione (Diadochi) fu la seguente:

Antipatro divenne reggente di Macedonia dei re Filippo III Arrideo e Alessandro IV e stratego d’Europa (Macedonia e Grecia), nominando al contempo come chiliarca suo figlio Cassandro, che sarebbe stato sostituito con Poliperconte proseguendo una linea “filippica” piuttosto che “alessandrina”: Tolomeo I mantenne la satrapia d’Egitto e Cirenaica, rafforzando il suo potere nella regione; Seleuco venne ricompensato per il tradimento di Perdicca con l’intera satrapia di Babilonia, ponendo le basi al futuro Regno seleucide e Lisimaco ottenne la Tracia; infine, Antigono Monoftalmo, già satrapo della Frigia maggiore, della Licia e Panfilia, ricevette anche la Licaonia e la prefettura della provincia di Susa. In aggiunta a ciò, Antipatro cedeva il comando effettivo dell’esercito con il titolo di “stratega dell’Asia” per combattere la ribellione di Eumene di Cardia (Coloru, 2022).

È bene evidenziare come in questo caos di continui scontri tra i vari generali sia della generazione di Filippo che di Alessandro, ognuno di loro seguisse una di queste due linee politiche: la linea filippica, ossia quella che intendeva proseguire la politica di Filippo II, coniugando cioè la regalità ed istituzioni tipicamente macedoni con l’amministrazione dell’impero, tenendo però principalmente in conto Grecia e Macedonia tramite la Lega di Corinto; la linea alessandrina: proseguimento del progetto di Alessandro con un’unica monarchia che gestisse l’intero territorio tramite la rifunzionalizzazione della struttura amministrativa persiana ed egiziana.

Tomba macedone
Tomba macedone ad Agios Athanasios, Salonicco, IV secolo a.C. (fonte: autore, Egisto Sani; licenza, CC BY-SA 2.0)

Lo scontro per il potere de facto e tra queste due visioni politiche, a ben valutare, diedero vita a ben tre guerre tra i Successori dal 323 al 281 a.C. Ma torniamo al 307 a.C.

  1. L’ascesa di Demetrio e la liberazione della Grecia

1.1. L’Atene conquistata

Il titolo di ‘stratego di Europa’ (Grecia e Macedonia) venne assegnato definitivamente ad Antipatro, con successione a Poliperconte negli accordi di Triparadiso (321 a.C.). Ciò implicava sia l’amministrazione in area greca tramite la Lega di Corinto, fondata da Filippo II nel 337 a.C., sia la tutela (ma de facto reggenza) degli eredi legittimi di Alessandro, Filippo III Arrideo, già re, e Alessandro IV, futuro erede dell’impero. Tuttavia, il figlio di Antipatro, Cassandro, si scontrò con Poliperconte, designato dal padre al suo posto in quanto seguace della linea filippica rispetto a quella  alessandrina abbracciata da Cassandro (Landucci, 2003; Coloru, 2022). Nel 317 a.C., Cassandro ottenne il potere sulla Grecia e, memore della Guerra Lamiaca (323-321 a.C.), pose come governatore in sua vece, o tiranno, Demetrio del Falero, politico di formazione aristotelica, il quale, in virtù di quest’ottica peripatetica, avviò un’oligarchia censitaria basata sul concetto di isonomia, un’uguaglianza e cittadinanza secondo determinati criteri economici (Maddox-Williams, 1982; Saldutti, 2020). Plutarco racconta nella Vita di Demetrio la conquista di Atene:

«Grazie ad una buona dose di fortuna ma anche ad avvedutezza, egli comparve di fronte al Pireo il 26 del mese Targelione (giugno 307 a.C.), senza che alcuno ne avesse avuto preavviso. […] Troppo tardi gli strateghi afferrarono la situazione e disposero la controffensiva. C’era naturalmente tumulto, come quando si è costretti a fare fronte ad un attacco di un nemico inatteso; Demetrio si spinse nelle imboccature dei porti trovate aperte e una volta dentro, alla vista di tutti, segnalò che chiedeva calma e silenzio. Poi si mise a fianco un araldo e fece annunciare che suo padre lo aveva mandato per un’impresa che si augurava di buon esito: liberare gli Ateniesi, espellere la guarnigione, restituire loro le leggi e la costituzione avite.» 

(Plutarco, Vita di Demetrio, 8, 5-7. Trad. it. R. Scudieri)

Possiamo notare due caratteristiche principali di questo racconto dell’impresa, impreziosito da elementi teatralizzanti (Harrison, 2004): Cassandro e Demetrio, nonostante l’installazione di una guarnigione permanente a Munichia (base navale nel porto di Atene), si trovarono impreparati ad un attacco da parte degli Antigonidi, sebbene vi fossero state chiare premesse; Demetrio con fare abbastanza teatrale – come abbiamo specificato è una deformazione plutarchea – comunicò agli Ateniesi il nuovo ordinamento politico voluto da suo padre per Atene conquistata: la reintroduzione della demokratia di stampo pericleo, divenuta “tradizionale” (con «costituzione e leggi avite» ormai ci si riferiva a ciò) e la rimozione della sorveglianza militare permanente, così che non sembrasse un’occupazione.

Moneta di Demetrio
Moneta in argento con al diritto il ritratto di Demetrio, coniata ad Anfipoli (fonte: © The Trustees of the British Museum. Shared under a CC BY-NC-SA 4.0 licence)

In parole povere, Antigono tramite il figlio Demetrio restituì libertà (eleutheria) da Cassandro e dalla tirannide di Demetrio Falereo e autonomia legislativa con la restituzione della politeia. Tutto quanto riferito da Plutarco come proclama aderiva completamente ai dettami della politica di Antigono verso la Grecia, espressi come volontà già a Tyro nel 315 a.C.: queste linee erano già  state inserite nel trattato del 311 con Cassandro, in cui Antigono mantenne il titolo di stratega d’Asia cedendo quello di reggente a Cassandro stesso, e chiudendo la seconda guerra tra i Diadochi, dopo la morte di Antipatro nel 319 a.C.

1.2 L’ Atene liberata

«Dopo questa proclamazione i più deposero gli scudi ai piedi e scoppiarono in applausi. Gridando, invitavano Demetrio a sbarcare, chiamandolo «benefattore» e «salvatore».

(Plutarco, Vita di Demetrio 9, 1)

Come reazione immediata, il Falereo e il suo gruppo politico inviarono un’ambasceria a Demetrio accogliendolo come «il più forte» e così cercando di prendere tempo sul da farsi. Intuendolo, Demetrio affermò di voler liberare Atene, iniziando con l’eliminazione della guarnigione a Munichia (Plutarco, Vita di Demetrio). Non ci dilungheremo sulle abilità belliche e sullo scontro armato che portò alla liberazione di Megara, all’occupazione di Munichia e alla cacciata del Falero (Chaniotis, 2019; Wheatley-Dunn, 2020), che posticipò l’ingresso in Atene di alcuni mesi, ma quando Demetrio tornò come effettivo liberatore dell’Attica, la reazione dei democratici ateniesi fu straordinaria: stando a Duride di Samo, storico contemporaneo al Macedone, Diodoro Siculo, Plutarco e infine Ateneo, una folla festante accolse «il liberatore», il quale fece un vero e proprio ingresso trionfale:

«A questo punto, poiché gli Ateniesi ormai lo aspettavano e reclamavano la sua presenza, egli fece il suo ingresso in città (in greco asty, parte alta della città, fortificata, in questo caso Atene vera e propria in contrapposizione a Munichia, base navale). Egli convocò in assemblea il popolo e ripristinò la costituzione dei padri; […] Da lì, con la mancanza di moderazione negli onori gli Ateniesi resero Demetrio, che si era mostrato nelle sue evergesie così splendido e grande, odioso e opprimente. Furono i primi a proclamare re Antigono e Demetrio […] furono i soli a dar loro il titolo di «dei salvatori» […] Alle tribù ne aggiunsero due la Demetriade e l’Antigonide, aumentando a seicento membri la bulè, poiché ciascuna tribù forniva cinquanta buleuti e quindi era di cinquecento membri.»

(Plutarco, Vita di Demetrio, 10)

Il resoconto di Plutarco, benché non del tutto attendibile, dal momento che inserisce informazioni che i testi epigrafici non confermano, resta uno spunto importante per capire il sistema degli onori divini che s’innescò. Per quanto riguarda la titolatura regale, Plutarco è in errore: il periodo che va dalla conquista di Cipro da parte di Demetrio I su ordine del padre (metà 306 a.C) al 304 a.C. viene definito “l’anno dei re”. Il perché di ciò va rintracciato nella continua assunzione del titolo di re da parte dei Diadochi, iniziando da Antigono fino a Cassandro. La corsa all’assunzione legale della regalità dei vari generali, già de facto regnanti su vari territori dell’impero come già  specificato, nacque dal conferimento del diadema regale ad Antigono Monoftalmo da parte dei philoi (lett. ‘amici’, ist. generali macedoni e luogotenenti, amministratori d’alto rango) per la vittoria a Cipro, attuata dal figlio Demetrio nel 306 a.C. con la battaglia finale a Salamina cipriota contro Tolomeo I, re dell’isola. La sconfitta clamorosa della flotta lagide e il gesto plateale ad Antigonea, secondo Plutarco, portarono i philoi di Tolomeo ad acclamarlo re e sempre Plutarco afferma che ciò venne emulato da Seleuco e Lisimaco (Billows, 1990; Chaniotis, 2019; Wheatly-Dunn, 2020).

3. Onori divini per Demetrio il Poliorcete e lo “scandalo” dell’itifallo del 291 a.C.

Plutarco (10, 4-6) e lo storico Diodoro riferiscono una lista di onori divini concessi ad Antigono e Demetrio già alla liberazione di Atene e dell’Attica nel 307/6 a.C. Questi furono i primi provvedimenti in loro onore proposti da Stratocle, il nuovo campione della restaurata democrazia: dare il titolo di salvatori, far erigere statue degli evergeti liberatori vicino ai Tirannicidi in agorà, tessere sul peplo di Atena le loro effigi e dare a due nuove tribù il loro nome. Tutto questo rientrò in una precisa attenzione dei democratici verso i loro liberatori: il sistema degli onori divini servì a mantenere pacifici rapporti tra il popolo e il sovrano-evergete (Landucci, 1985; Mari, 2019). In particolare, la concessione di statue nello spazio riservato ai Tirannicidi volle iscrivere gli Antigonidi sia nel passato ateniese, sia connotandoli di fatto come liberatori in maniera incisiva, inserendoli, d’altronde, tra i benefattori di Atene (in agorà oltre ai Tirannicidi c’era anche il busto di Evagora I di Cipro, che aiutò Conone a sconfiggere i Persiani a Cnido nel 394 a.C.).

Busto di Demetrio Poliorcete
Busto di Demetrio Poliorcete divinizzato, raffigurato con le corna di toro. Museo Archeologico Nazionale, Napoli (fonte: autore, Marie-Lan Nguyen; licenza, CC BY 2.5)

Ulteriori onori vennero concessi a più riprese dalla creazione del culto di Demetrio “che scende dal carro” fino alla sua iniziazione ai Misteri Eleusini di Demetrio, ormai diventato re, nel 304 a.C. Tale iniziazione, su sua richiesta e con precisa volontà politica, denotò un vero e proprio rito di passaggio per il Poliorcete, il quale da figura puramente istituzionale diventò un iniziato e cementò politicamente la sua posizione come amico degli Ateniesi, anzi, di Ateniese e greco de facto (Caselli, 2022), accelerando il processo di divinizzazione in vita, culminato con la dedicazione di un inno itifallico in suo onore, in occasione del terzo ritorno in città nel 291 a.C.

L’episodio scaturì dalla nuova presa del potere da parte di Demetrio, dopo che Atene gli aveva voltato le spalle in seguito alla disfatta di Ipso nel 301 a.C. ed il potere era passato nelle mani del tiranno Locare; Demetrio entrò in città nel 294 e pose fine alla tirannide per la seconda volta, con un’entrata «da attore tragico» (Plutarco, Vita di Demetrio, 34). L’itifallo, ossia un inno sacro che doveva essere cantato durante una processione di falli in senso apotropaico, viene datato al rito di accoglienza (xenismos) per «il divino liberatore» del 291 a.C., riportato dallo storico Duride di Samo in frammenti e trasmesso da Ateneo nell’opera I sofisti a banchetto. Il componimento recitava così:

«I più grandi e più cari fra gli dei sono vicini alla città. Qui, infatti, l’occasione favorevole ha condotto Demetra e Demetrio. E quella viene per celebrare i sacri Misteri di Kore. Lui, invece, è felice com’è necessario che un dio sia, ed è presente bello e sorridente. Sembra qualcosa di venerabile. Tutti i compagni in cerchio, lui nel mezzo, simili i compagni alle stelle e lui al sole. Salve, o figlio del potentissimo dio Poseidone e di Afrodite! Gli altri dei o sono lontani o sono privi d’udito o non sono presenti o non prestano attenzione a noi in nulla. Noi invece ti vediamo, presente, né di legno né di pietra, ma in carne e ossa. Noi ti preghiamo: concedi la pace innanzitutto, carissimo. Tu sei il signore. Io non so combattere la Sfinge che opprime non Tebe ma tutta la Grecia, l’Etolo che seduto su una pietra ruba e porta via tutti i nostri corpi. Infatti, è tipico degli Etoli rubare le cose dei confinanti ma ora anche le cose oltre i confini. Tu, soprattutto, puniscilo se no trova un Edipo che o farà crollare questa Sfinge o la renderà pietra.»

(Duride di Samo, Storie fr. 449 – in Ateneo, Deipnosofisti, VI 253-254)

Per un commento ulteriore alle sue implicazioni rimandiamo al contributo del prof. Angelos Chaniotis (Chaniotis, 2011). Tuttavia, è opportuno notarne i punti fondamentali:

Gli Ateniesi crearono, o meglio, personalizzarono un sistema già in uso negli altri regni ellenistici e già adottato da Alessandro, sul modello persiano: il culto della personalità sovrano,  propriamente detto Herrscherkult (Teager, 1957); Demetrio qui si manifestò come divinità, iscrivendosi da vivente e mortale in una genealogia divina (è figlio di Afrodite e Poseidone) e recante attributi quali l’ascoltare ed esaudire preghiere dal popolo (Mastrocinque, 1979); l’ambiente intellettuale ateniese, in questo caso gli innografi, si mise al servizio di una codificazione della propaganda di Demetrio del periodo 297-291 a.C. Infatti, venne chiesto al divino restitutore della demokratia di vincere contro gli Etoli (la Lega Etolica); gli Etoli in quel periodo avevano avviato una serie di incursioni in Grecia settentrionale, mirando a conquistare tutta la Grecia centrale, il Peloponneso e l’Egeo (Sordi, 2002). Dunque, si fece leva ancora una volta sul meccanismo evergesia-libertà come salvaguardia delle autonomie delle poleis (di fatto inesistente, ma ideologicamente viva) tipico della propaganda antigonide in Grecia e, prima, di Filippo II, una linea condivisa da Antigono e figlio; e ultimo, ma non per importanza, il ricorso al mito (Afrodite e Poseidone, Edipo), il riferimento agli attributi divini («sorridente e felice, bello»), il richiamo a Demetra in quanto egli arrivò per celebrare i Misteri Eleusini e giocando col nome Demetrio, l’uso della teoria elio-centrica («lui come il sole al centro, i philoi come le stelle») rendono ben comprensibile quanto affermato al punto 2: la propaganda demetriaca, fu un continuo adattarsi sia a un contesto esterno (la questione etolica) sia a quello interno (l’Atene democratica e il rapporto con il potere regale, che, ribadiamo, era di tipo evergetico). 

Placca votiva da Eleusi
Placca votiva in terracotta rinvenuta nel santuario di Eleusi, risalente al IV secolo a.C. Museo archeologico nazionale di Atene (fonte: autore, Marsyas; licenza, CC BY-SA 3.0)

Conclusioni

L’obiettivo di questo articolo è quello di chiarire in che modo Antigono Monoftalmo e suo figlio Demetrio, il Poliorcete, si rapportarono ed usarono Atene e come Atene si rapportò a loro. Nel contesto dello sviluppo e consolidamento del nuovo potere ellenistico, Atene tese a conservare sia pur ideologicamente la sua identità democratica, sebbene la sua stabilità fosse garantita proprio dai re Antigonidi. Infatti, ben consapevoli dell’importanza ideologica che Atene ancora deteneva alla fine del IV ed all’inizio del III secolo a.C., il Monoftalmo ma, soprattutto, il Poliorcete seppero usare la demokratia e l’ambiente culturale cittadino come strumento di propaganda per avviare l’ascesa al potere e succesivamente per creare una base solida su cui contare, dove venir comunque onorati e godere di prestigio (si pensi alla disfatta di Rodi nel 305 a.C., la disfatta di Ipso nel 301 e la  perdita di Cipro nel 294). Tale prestigio era garantito dal continuo mutuo soccorso, un meccanismo di negoziazione basato sull’evergesia del sovrano e in cambio onori divini (Caselle, 2022): onori che, in vita, vennero negati persino ad Alessandro da Atene; l’unico ad ottenerli in Grecia fu Lisandro, generale spartano eroe della Guerra del Peloponneso ad Egospotami (405 a.C.), in quanto liberatore, appunto. Nonostante la sicurezza del potere in Atene, «faro dell’Ellade», Demetrio cadde rovinosamente dall’Olimpo in cui il demos ateniese lo aveva posto. Nel 285 a.C., infatti, si concluse la parabola del «divino liberatore»: Democare nipote di Demostene sollevò Atene contro di lui, appoggiato da Lisimaco, che, sconfiggendo così Demetrio, prese il titolo di re di Macedonia (Wheatley-Dunn, 2020).

Per concludere, risulta efficace una citazione di Eduard Will, storico dell’Ellenismo:

«La carriera di Demetrio Poliorcete ha nondimeno un interesse storico e la si potrebbe leggere quale simbolo delle dimensioni e, insieme, dei limiti interni al nuovo mondo: delle sue dimensioni – quelle dell’avventura di una generazione, che corse dall’Iran all’Adriatico e dal Ponto all’Arabia, a cui Demetrio è malauguratamente sopravvissuto; dei limiti interni – quelli di un nuovo pensiero politico che potremmo definire di Stato.  […] L’errore di Demetrio fu di non aver compreso che la disfatta di suo padre aveva segnato (momentaneamente) la fine delle ambizioni universalistiche e che era nata l’età delle frontiere politiche, al cui interno compiti nuovi si offrivano a temperamenti più riflessivi del suo.»

(E. Will, Storia politica del mondo ellenistico, 1979, pp. 95-96)

Giulia Zinedine Fuschino – Scacchiere Storico

Giulia Zinedine Fuschino è laureata in Lettere classiche e successivamente in Archeologia presso l’Università di Napoli Federico II, discutendo due tesi in Storia Greca. È specializzata nello studio dei mitologemi e della propaganda in età classica, in particolare del regno macedone. I suoi interessi arrivano a comprendere le civiltà minoica e micenea e il dibattito archeologico-storiografico sulla questione.

Bibliografia

Billows R. A. 1990 Antigonos The One-Eyed and the creation of the Hellenistic State, Berkeley; Caselle M. 2022 ‘Μετὰ τῶν θεῶν. Onori divini per i sovrani antigonidi nell’Atene del primo periodo ellenistico’, in Filosofia, storia, immaginario mitologico. Nuovi approcci, a cura di E. Berardi, M.P. Castiglioni, M.L. Desclos, P. Dolcetti, Alessandria, pp.167-186; Chaniotis A. 2011 ‘The Ithyphallic Hymn for Demetrios Poliorketes and Hellenistic Religious Mentality’, in P. Iossif, A.S. Chankowski, C.C. Lorber (edd.), More than Men, Less than Gods: Studies on Royal Cult and Imperial Worship (Proceedings of the International Colloquium organized by the Belgian school at Athens, November 1-2, 2007), Leuven, pp. 157-195; Chaniotis A. 2019, Età di conquiste. Il mondo greco da Alessandro Magno ad Adriano, Milano 2019;  Coloru O. 2022, Il regno del più forte, Roma; Harrison G.W.M. 2004 ‘Plutarch the Dramaturg: Statecraft as Stagecraft in The Lives, in L. de Blois, J. Bons, T. Kessels, D. Schenkeveld (edd.).The Statesman in Plutarch’s Works, Volume II: The Statesman in Plutarch’s Greek and Roman Lives, Leiden; Landucci F. 1985, ‘La divinizzazione di Demetrio e la coscienza ateniese’ in «Contributi dell’Istituto di Storia Antica» 7, pp. 115-123; Landucci F. 2003, L’arte del potere. Vita e opere di Cassandro di Macedonia, Stuttgart; Maddox-Williams J. 1982 Athens without Democracy. The Oligarchy of Phocion and the Tyranny of Demetrius of Phalerum (322-307 B.C.), New Haven; Mari M. 2019 ‘I linguaggi della politica e i culti dei sovrani’, in M. Mari (a cura di) L’età ellenistica. Società, politica, cultura, Roma; Mastrocinque a. 1979 ‘Demetrios tragodoumenos (Propaganda e letteratura al tempo di Demetrio Poliorcete), «Athenaeum» 57, pp. 260-276; Teager F. 1957, Charisma: Studien zur Geschichte des Antiken Herrscherkultes, Stuttgart; Saldutti V. 2022 ‘The Mixed Constitution of Demetrius Phalereus, in «Klio» 104, pp. 159-190; Sordi m. 2002 ‘Le origini del koinon etolico’, in Scritti di Storia greca (M. Sordi a cura di), Milano; Wheatley p. – dunn c. 2020 Demetrius The Besieger, Oxford.

Immagine di copertina: Demetrio Poliorcete con la flautista Lamia e la sua amica Demo, F. Caucig, XIX secolo. Twinight Collection, New York (fonte: Wikimedia, licenza CC0)

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Pubblicato da Scacchiere Storico

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