di Lorenzo Macori
Quando si pensa ai grandi della letteratura del Novecento europeo spesso non si citano quei poeti o letterati che, per scelte politiche o artistiche, si sono contraddistinti per un’esistenza ondivaga, di difficile interpretazione dal punto di vista critico e, in molti casi, sono rimasti affascinati da quelle ideologie che hanno scosso profondamente il secolo scorso.
In questa categoria non può mancare Pierre Drieu La Rochelle, uomo fortemente tormentato la cui parabola artistica e politica andò di pari passo con l’affermazione fascista in Europa. Nelle sue opere è possibile ripercorrere tutta la sua epoca e le sue contraddizioni, assurgendo l’autore a simbolo di una generazione di poeti e intellettuali divisi tra genio e sregolatezza, alla continua ricerca di un posto in un mondo che vedevano in continua trasformazione.
Sicuramente, il dandy parigino si può considerare tra quegli scrittori europei che seppero cogliere in maniera più chiara e intensa la crisi politica e morale del suo tempo.
- Drieu La Rochelle: la vita e il suo fascismo
Pierre Drieu La Rochelle (1893-1945), scrittore e poeta parigino, fu un esponente di spicco della Francia collaborazionista di Vichy, grazie anche al suo ruolo di direttore della rivista Nouvelle Revue Francaise, ruolo ricoperto dal 1940 al 1943.
Egli vedeva nel fascismo non tanto una precisa alternativa politico-istituzionale, quanto l’unica possibilità di rinascita spirituale dell’Europa, che riteneva si fosse già avviata verso una forte decadenza morale e politica. Drieu La Rochelle incarna appieno l’insofferenza della classe borghese francese ed europea di inizio Novecento che non riusciva più a stare al passo coi tempi, che era delusa e in declino, e trovava nelle politiche reazionarie una valvola di sfogo, nonché l’illusione di un ritorno auspicato ai fasti ottocenteschi.

Tra i vari temi ricorrenti nella vita e nelle opere dell’autore francese, vi è quello dell’esaltazione della violenza, da cui emerge un “Uomo hitleriano” forgiato dalla Prima guerra mondiale e dalle violenze degli anni Venti (Pasetti, 2004). Questa visione deve molto all’esperienza bellica della Prima guerra mondiale dello stesso Drieu La Rochelle, esperienza che fu profondamente impattante sia sul piano fisico, sia sulla mente dello scrittore francese. La partecipazione alla Grande guerra influenzò notevolmente la sua vita, come le sue opere; infatti, nel Primo dopoguerra, ciò portò il giovane Drieu La Rochelle a farsi espressione del malcontento dei reduci, nonché a virare sempre più su posizioni marcatamente reazionarie, antidemocratiche e antiparlamentari. Ciò lo porterà ad annoverarsi tra quella schiera di intellettuali europei sconvolti dal conflitto bellico, ma, allo stesso tempo, profondamente ammaliati dal fascino della violenza e dell’azione.
L’esaltazione della guerra e della violenza, nonché l’ossessione verso la decadenza, sono evidenti nelle sue maggiori opere letterarie come Fuoco Fatuo (1931), la Commedia di Charleroi (1934), raccolta di novelle incentrate sulla sua esperienza nel primo conflitto mondiale, e Gilles (1939). In quest’ultima opera, lo scrittore narra in maniera minuziosa anche la sua esperienza nel movimento dadaista, a cui aderì fino al 1925, quando gran parte dei dadaisti, tra cui il suo carissimo amico Louis Aragon, diedero vita al Surrealismo. Gli esponenti di questa nuova corrente artistica si contraddistinsero per l’adesione in massa al comunismo e alle idee marxiste, scelta che non fu condivisa dal dandy francese, e che portò alla rottura di Drieu La Rochelle col movimento artistico e soprattutto con Louis Aragon. La rottura con quest’ultimo segnò particolarmente il poeta francese (Vandromme, 2020; Drieu La Rochelle, 2016).
Altro tema importante affrontato nell’opera del dandy francese è quello della decadenza, argomento che sarà particolarmente sentito nella vita dello scrittore, tanto da divenire una vera e propria ossessione. L’autore infatti arrivò a provare sensazioni di vuoto, malessere e profonda insoddisfazione verso sé stesso e il presente, portandolo a importanti periodi di forte depressione e a tentare spesso il suicidio. Infatti, già in giovane età, dopo aver fallito l’esame finale all’École libre de Sciences Politiques, che ne preclude quindi la carriera diplomatica, deluso, tentò di togliersi la vita per la prima volta, tuttavia, fallendo.
Deluso dal fallimento, decise di partecipare, arruolandosi, nella Prima guerra mondiale. Questa esperienza lo segnò particolarmente sia dal punto di vista psicologico che fisico, in quanto venne ferito più volte, anche in maniera grave. Tuttavia, l’euforia e la concitazione del campo di battaglia lo presero particolarmente, dalle sue testimonianze, infatti, si evince una sorta di estasi ed esaltazione della guerra e della violenza. Per il giovane Drieu La Rochelle, disincantato dal proprio tempo, la guerra si mostrava come un elemento di rivalsa, in cui la morte poteva rivelarsi una sorta di redenzione e riscatto.
Tra i temi del fascismo che l’autore francese riprende nel proprio pensiero vi è quello dell’Uomo nuovo fascista, anche se con alcune differenze, nella rielaborazione di Drieu La Rochelle, emerge più un “Uomo-Guerriero”. Infatti, l’uomo nuovo inteso da Drieu La Rochelle è:
«uomo-guerriero in quanto rifiuta la cultura, le idee e ogni tipo di dottrina. È un uomo che crede solo nelle azioni e che compie i suoi atti secondo una mitologia molto sommaria. È un uomo che prende gli aspetti migliori di ogni soldato ed esercito avuto nel corso della storia, dagli antichi greci e romani alla Francia napoleonica. Questo uomo-nuovo ha come incubo la modernità e cerca in tutti i modi di sfuggire al soffocamento della città e della civiltà moderna, rifugiandosi nel lavoro o nell’esercito» (Pasetti, 2004; Drieu La Rochelle, 1987).
Questa visione rispecchia a pieno il pensiero e soprattutto le paure di Drieu La Rochelle, che già agli inizi degli anni Venti portava avanti un’aspra denuncia della decadenza della civiltà moderna e della Francia, sintomo della crisi d’identità e dei valori che passava la borghesia francese ed europea del tempo. Ciò portò negli anni Trenta alla graduale adesione di Drieu la Rochelle al fascismo, considerato l’unico mezzo per frenare e arrestare la decadenza dell’Europa, reazione volta al riscatto morale e fisico (Paxton, 1999).
Drieu La Rochelle auspicava che il fascismo potesse, al di là di ogni particolarismo, dare vita a una reale rivoluzione continentale. Per gli intellettuali collaborazionisti della Francia di Vichy, di cui Drieu La Rochelle fu l’ideologo più importante e rigoroso, il fascismo era visto sia come un’occasione palingenetica di riscatto verso la decadenza europea e francese, nonché una reazione a quella modernità e progresso in cui ampia parte della classe borghese europea del tempo si sentiva minacciata (Milza, 1987). Questi, come anche Drieu La Rochelle, vennero rapiti dalla visione di un’Europa riunificata sotto il nazismo, quindi liberata in un colpo solo dal comunismo e dal capitalismo.
Altro tema importante è proprio la visione del fascismo come una Terza via tra capitalismo e comunismo. Per Drieu La Rochelle il fascismo è anche una terza via economica, oltre che un’alternativa culturale e politica, in quanto «fascismo e hitlerismo superano il socialismo e il nazionalismo, come annientano il capitalismo e il liberismo» (Pasetti, 2004). Per l’autore, il socialismo e il nazionalismo sono visti come avanzi delle ideologie del diciannovesimo secolo da cui il fascismo ha tratto il meglio da entrambi, correggendoli e superandoli.
Il fascismo non doveva quindi essere un fenomeno riguardante solo l’Italia e la Germania, ma un movimento più ampio di carattere europeo, in quanto la “rivoluzione fascista” risultava essere utile a tutta l’Europa e fatta per tutti i popoli del vecchio continente. Pertanto, per attuare questa visione sarebbe stato necessario collaborare e raccogliersi intorno alla Germania del Terzo Reich, unica Nazione considerata da Drieu La Rochelle con un superiore dal punto di vista culturale e politico.
Nel saggio Misura della Francia, scritto nel primo dopoguerra e pubblicato nel 1922, in cui esprime anche l’insoddisfazione dei combattenti col ritorno alla pace nell’immediato dopoguerra, è molto esplicita l’esaltazione della Germania come una potenza da cui prendere esempio. Qui, l’autore francese anticipa di un decennio i suoi saggi filoeuropeisti come: il Giovane europeo (1927), Ginevra o Mosca (1928) e l’Europa contro le patrie (1931).

In Misura della Francia, si mostrava a favore di un federalismo europeo sotto la guida della Germania, vista come l’unica a poter evitare la caduta dell’Europa sotto l’influenza della Russia o dell’America. Drieu La Rochelle riteneva la Germania l’ultimo baluardo contro quelli che definiva imperialismi d’Oriente e d’Occidente. Di fronte alla decadenza dell’Occidente stesso, il poeta francese pensava che bisognasse già prepararsi in vista dei futuri scontri fra imperialismi, così da fermare il declino europeo attraverso la costituzione di una federazione di nazioni europee.
Altro aspetto di continuità che emerge nel pensiero del dandy francese è quello dell’antisemitismo in quanto:
«il socialismo tedesco, basandosi sul razzismo, si fonda su un principio che gli permette di correggere lo squilibrio che crea e di ristabilire su una base valida lo sviluppo futuro della rivoluzione. In Europa il razzismo è l’arianesimo. Ora tutti gli elementi etnici europei sono arii a differenza degli ebrei, dei meticci semiti o negroidi. Da questo punto di vista il germanesimo non è altro che la punta più avanzata dell’europeismo» (Pasetti, 2004; Drieu La Rochelle, 1987).
Drieu La Rochelle maturò questa visione dell’Europa ariana e razzista nel corso degli anni Trenta e ciò è evidente nei saggi politici come Socialismo fascista (1934) e Socialismo, Fascismo, Europa in cui si fa promotore di un socialismo reazionario e autoritario, in cui disconosce l’utopia marxista, ritenuta ormai superata, e si oppone a quello che considera un astratto egualitarismo.
- L’ambiguità politica
Il 6 febbraio 1934, l’autore francese fu testimone dell’assalto al parlamento e del fallito golpe reazionario ai danni della Terza Repubblica, particolarmente invisa a Drieu La Rochelle. La testimonianza dei moti del 6 febbraio lo portò a maturare una piena adesione al fascismo, che fu il punto di arrivo di un lungo e irrequieto pellegrinaggio politico e personale. Difatti, nel corso degli anni Venti, egli fu particolarmente ondivago e ambiguo dal punto di vista politico, in quanto aderì prima all’Action Française di Charles Maurras, poi al comunismo, quindi ai Faisceau di Valois.
Successivamente, a prova della sua inquietudine politica e personale, aderì prima alla rivista les Derniers jours di Emmanuel Berl, in cui Drieu La Rochelle si discosta dalla “Action Française”, giudicando anacronistica e spingendo per la creazione di un partito di “rigenerazione capitalista”, volto a unire i giovani borghesi e i cattolici democratici. Visto il nulla di fatto in questa direzione, approdò al Redressement français di Ernest Mercier, movimento in cui il poeta francese sperava di rinnovare il capitalismo dall’interno. Infine, aderì anche al Parti radical-socialiste di Pierre Dominique. Drieu La Rochelle, prima di abbracciare pienamente al Fascismo, fu quindi fermamente convinto che la rinascita spirituale e sociale della Francia e dell’Europa fosse possibile solamente attraverso un rinnovamento interno della classe capitalistica (Vandromme, 2020).
A fine anni Trenta, deluso dai capitalisti riformisti, si avvicinò al Partito popolare francese di Jacques Doriot, in cui militerà fino al 1939. La sua variegata esperienza politica lo portò in seguito a porsi come principale teorizzatore del “socialismo fascista”, un socialismo europeo con caratteristiche autoritarie e razziste (Bidussa, 2024). Tale concetto si basa infatti sul razzismo di un’Europa ariana ed evocante la tradizione medievale del Sacro Impero Germanico, su un’unità continentale coagulata intorno agli stati fascisti e realizzata all’ombra delle insegne del Nuovo Ordine.
Per l’autore, la duplice rivoluzione nazionale e socialista del popolo tedesco porta ad una duplice reintegrazione, quella dell’Europa ariana e cristiana e quella dell’Europa dei movimenti socialisti (Giannettini, Prisco, Romualdi, 2020). Nel 1939, visto il montare del vento bellico, lo scrittore abbandona Valois per virare su posizioni apertamente filonaziste.
- La morte delle illusioni
Nel 1941, Drieu La Rochelle pubblica il saggio Appunti per comprendere il secolo (ed. orig. 1941, Notes pour comprendre le siècle, Paris: Gallimard), opera iniziata nel 1939, in quei mesi definiti dalla storiografia come “strana guerra”, e completata nel 1940, quando la Francia stava capitolando sotto l’avanzata delle truppe naziste. In questa sua opera, Drieu La Rochelle, fomentato da quella che sembrava la capitolazione dell’Europa sotto il nazismo, professò tutto il suo entusiasmo e le speranze nell’unificazione del vecchio continente sotto il Terzo Reich di Hitler. Appunti per comprendere il secolo si può considerare come la summa del pensiero politico e filosofico del dandy francese (Drieu La Rochelle, 1987).
Durante l’occupazione tedesca della Francia, ricoprì fino al 1943 il ruolo di Direttore della Nouvelle Revue Française, ruolo che macchiò il giudizio su di lui e sulle sue opere. Infatti, in questo periodo si porrà come uno dei principali e influenti ideologi della Francia di Vichy, insieme ad altri poeti e intellettuali come Robert Brasillach, Jacques Chardonne, Pierre Bonnard, Alphonse De Châteaubriant e Lucien Rebatet.

Nell’agosto del 1944, vista la piega che stava assumendo il conflitto europeo, tentò altre due volte il suicidio, in quanto certo di non aver più una collocazione precisa nel mondo.
Infine, nel 1945, alla delusione per l’imminente sconfitta della Germania nazista e, quindi, del suo sogno di un’Europa unita, seguì il mandato d’arresto emanato il 15 marzo nei scuoi confronti da parte del Governo De Gaulle, portandolo al suicidio per via di una dose letale di fenobarbital. A spingere verso questa decisione vi fu anche la condanna a morte del poeta collaborazionista Robert Brasillach, importante figura della Francia di Vichy, a cui il generale De Gaulle non concesse la grazia. Caso opposto per Louis-Ferdinand Céline, autore di violenti libelli, e Jacques Chardonne, che evitarono la condanna e vennero in seguito “riabilitati” dal punto di vista letterario.
Nonostante le sue posizioni politiche e le più che travagliate amicizie con i principali scrittori e intellettuali francesi del tempo, Drieu La Rochelle sfruttò il suo ruolo e la sua influenza per evitare la cattura e il carcere di importanti personalità della cultura francese, tra cui Jean Paul Sartre (Vandromme, 2020).
Rispetto ad altri autori “compromessi” del suo tempo, la riabilitazione artistica di Drieu La Rochelle sarà molto più tarda: infatti, venne a lungo considerato un autore “maledetto”, tanto che per le sue vicissitudini personali e politiche è stato spesso accostato a Mishima e Fitzgerald. Sarà solo dagli anni Sessanta che la critica riconoscerà l’effettivo valore artistico delle sue opere.
Nel 2012 una sua raccolta entrò a far parte della Bibliothèque de la Pléiade, contribuendo in parte a una riscoperta del Drieu La Rochelle scrittore e poeta.
- Conclusioni
La parabola politica e letteraria di Pierre Drieu La Rochelle, come tutta la sua esistenza, mostra in maniera chiara i dilaniamenti e le ambiguità non solo di un uomo, ma di tutta la classe borghese europea del primo Novecento.
Analizzando il pensiero di questo letterato, per certi versi trasformista e di difficile collocazione culturale e politica, si può notare tutta l’insofferenza e le contraddizioni dell’Europa dei decenni tra i due conflitti mondiali.
La parabola politica, filosofica e di vita che si è cercato di ripercorrere non va considerata come un unicum nel panorama intellettuale europeo del tempo; anzi, l’esistenza irrequieta di Drieu La Rochelle si inserì in una tendenza generale, che vedeva un drastico cambiamento del ruolo della figura dell’intellettuale nella società europea.
Il pensiero del poeta parigino può essere considerato un esempio delle tante sfaccettature e aree grigie, spesso passate in secondo piano sia da un punto di vista storiografico, sia da quello letterario, aiutandoci a capire meglio il complicato contesto politico-culturale di quell’Europa preda dei totalitarismi, in cui una lettura binaria delle ideologie del tempo risulta oggi troppo riduttiva.

Lorenzo Macori
Lorenzo Macori è laureato in Scienze Storiche presso l’Università di Bologna. I suoi ambiti di ricerca comprendono la storia contemporanea e la storia economica, con particolare attenzione al fascismo e alla storia della Romagna. È appassionato di storia e letteratura giapponese. È socio e collaboratore della Società di Ricerca e Studio della Romagna Mineraria e socio dell’Associazione delle Terre Centuriate.
Bibliografia
Bidussa D., “‘Socialismo fascista’ di Pierre Drieu La Rochelle”, in Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 24 luglio 2024, <https://fondazionefeltrinelli.it/scopri/socialismo-fascista-di-pierre-drieu-la-rochelle/>; Drieu La Rochelle P., Appunti per comprendere il secolo, Carmagnola, Arktos, 1987; Drieu La Rochelle P., Stato civile, Milano, Bietti, 2016; Giannettini G., Prisco M., Romualdi A., Drieu La Rochelle. Il mito dell’Europa, Milano, Passaggio al bosco, 2020; Milza P., Fascisme français. Passé et présent, Parigi, Flammarion, 1987; Pasetti M., Storia dei fascismi in Europa, Bologna, Archetipolibri, 2004; Paxton R.O., Vichy, Milano, Il Saggiatore, 1999; Vandromme P., Pierre Drieu La Rochelle, Milano, OAKS editrice, 2020.
Immagine di copertina: ritratto di Pierre Drieu La Rochelle (fonte: Treccani, licenza CC0)
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