di Nicoletta Iannuzzi
- Introduzione
Il viaggio del veliero Mayflower nel 1620 rappresenta uno degli episodi più significativi nella storia del Nuovo Mondo: partito da Plymouth, in Inghilterra, esso trasportava 102 passeggeri, tra cui uomini, donne e bambini, che cercavano una nuova vita lontano dalle persecuzioni religiose e dalle restrizioni politiche della madrepatria. La loro destinazione era la Virginia ma, a causa di tempeste e deviazioni, approdarono a Cape Cod, nell’attuale Massachusetts, dove fondarono la colonia di Plymouth in onore del porto di partenza. Questo articolo esplorerà le ragioni del viaggio, le sue circostanze, le difficoltà affrontate e l’eredità lasciata da questi pionieri, passati alla storia come i Pilgrim Fathers.
- Contesto storico: l’Inghilterra nel XVII secolo e la comunità separatista di Leida
All’inizio del XVII secolo, l’Inghilterra stava attraversando un momento di grande turbolenza politica, sociale e religiosa: dopo l’epoca elisabettiana, il regno era guidato da Giacomo I Stuart, sovrano scozzese salito al trono nel 1603, fautore di un’idea centralista di monarchia e strettamente legato alla Chiesa anglicana. Nonostante una parvenza di tolleranza religiosa, in realtà l’Inghilterra era tutt’altro che un luogo sicuro per chi prendeva le distanze dalla religione ufficiale. I Puritani, un gruppo di riformatori protestanti radicali, desideravano purificare la Chiesa anglicana da ogni residuo del cattolicesimo romano mentre una frangia ancora più estremista, i Separatisti, credeva che la Chiesa d’Inghilterra fosse irrimediabilmente corrotta e sosteneva la necessità di separarsene completamente. I Separatisti guardavano alla Bibbia come al modello più alto da seguire, sia nella fede che nella vita di tutti i giorni, e rifiutando i modelli canonici della Chiesa d’Inghilterra (Sprunger, 2022).

Un’analisi dei manoscritti del futuro governatore della colonia americana di Plymouth, William Bradford, ci fornisce le coordinate geografiche entro le quali individuare l’area di interesse e di sviluppo del movimento separatista: villaggi e paesi tra Nottinghamshire, Lincolnshire e Yorkshire, dove i confini convergono. La mappa dell’Inghilterra rivela il nucleo nei villaggi di Scrooby, Austerfield e Gainsborough, laddove sorgono ancora oggi edifici importanti per il movimento separatista, nel primo decennio del XVII secolo (Carpenter, 2007).
Nel febbraio del 1609, da queste regioni remote dell’Inghilterra, un gruppo di circa 125 Separatisti inglesi si stabilì nella città olandese di Leida, seguendo l’esempio di precursori arrivati in Olanda nei mesi precedenti e insediatisi ad Amsterdam (Kooi, 2021). L’arrivo dei Separatisti dall’Inghilterra ed il trasferimento da Amsterdam erano stati preceduti da una richiesta di ospitalità, inviata da una personalità di spicco dell’epoca, il Pastore Robinson, alle autorità della città di Leida per se stesso e per una centinaia di parrocchiani; tale lettera, corredata dalla positiva risposta delle autorità, è ancora oggi consultabile nei registri cittadini. Nella città di Leida, con il suo glorioso passato e la sua prestigiosa Università, trovarono dunque riparo i Separatisti inglesi, i quali, durante i primi anni del nuovo soggiorno, cercarono di sbarcare il lunario facendo diversi lavori: quasi tutti agricoltori in patria, i pellegrini si reinventarono insegnanti, tessitori o lavoratori del fustagno (Carpenter, 2007).
Da questa nuova pacifica comunità furono attratti altri uomini e donne dall’Inghilterra e tra i nuovi arrivati troviamo alcuni nomi che ebbero un certo rilievo nel viaggio oltreoceano: Edward Wilson, tre volte governatore della colonia di Plymouth, Miles Standish, il leader militare della colonia, e John Carver, il primo governatore.
William Brewster, membro della Congregazione di Scrooby, emerse come figura centrale durante il periodo olandese dei Separatisti. Dopo essersi rifugiato in Olanda per sfuggire alla persecuzione di Giacomo I, Brewster cercò di sostenere la comunità, insegnando inglese e fondando con Thomas Brewer una tipografia. Ben presto, però, la loro attività si trasformò in contrabbando di libri religiosi proibiti e in una produzione di pamphlets critici verso l’anglicanesimo e il re. L’azione repressiva inglese raggiunse anche i Paesi Bassi: Brewer fu arrestato e Brewster costretto a nascondersi, lasciando un vuoto difficile da colmare nella comunità di esuli (McNeese, Wagner, 2012).
Intorno al 1615, tra i Separatisti maturò l’idea di abbandonare l’Olanda e l’Europa, in cerca di condizioni di vita migliori. Le ragioni del trasferimento restano dibattute, ma appaiono plausibili sia motivazioni di carattere religioso e culturale, sia ragioni pratiche ed economiche: il gruppo, infatti, era sempre più insoddisfatto della vita a Leida e temeva l’assimilazione nella società olandese. Con la nuova generazione, molti membri notarono un progressivo distacco dall’identità inglese, dovuto all’adozione della lingua e delle usanze locali, ritenute incompatibili con i propri principi. L’Olanda rimaneva una terra straniera, il lavoro era spesso monotono e mal retribuito e i bassi salari obbligavano le famiglie a far lavorare i bambini ancora piccoli. In aggiunta a ciò, la convivenza con gli olandesi sollevava questioni morali e i matrimoni misti aumentavano il timore che la comunità separatista, numericamente già ridotta, venisse assorbita dalla popolazione locale: del resto, 33 membri della congregazione di Leida avevano già ottenuto la cittadinanza olandese (McNeese, Wagner, 2012).
Di fronte a queste pressioni, la congregazione di Scrooby si trovò nuovamente a un bivio: il gruppo iniziò a pianificare un nuovo trasferimento, mosso dalla ricerca di libertà religiosa e di un ambiente più coerente con la propria identità (McNeese, Wagner, 2012).
- Il tormentato viaggio sull’Oceano Atlantico
La scelta della meta ultima ricadde sul Nuovo Mondo.
All’inizio del XVII secolo, per l’Inghilterra era ormai chiaro che la colonizzazione del Nord America fosse fondamentale per il suo futuro economico e politico. Francia, Olanda e soprattutto Spagna stavano già sfruttando le immense risorse del Nuovo Mondo. Tuttavia, il governo inglese non disponeva delle risorse finanziarie necessarie per sostenere direttamente un vasto progetto coloniale (Philbrick, 2006).
Per questo motivo, nel 1606 re Giacomo I autorizzò la creazione della Virginia Company, una compagnia privata sostenuta da due gruppi di nobili e investitori, uno con sede a Londra e uno a Plymouth. L’obiettivo era fondare insediamenti inglesi in America attraverso patenti ufficiali, cioè concessioni legali che autorizzavano la colonizzazione di determinate aree. Le prime esperienze erano state però finora scoraggianti: il tentativo del gruppo di Plymouth di fondare una colonia nell’attuale Maine fallì completamente e ancora più significativa fu l’esperienza di Jamestown. Fondata nel 1607, la colonia si rivelò un disastro umano ed economico: più di un terzo dei nuovi arrivati morì a causa di malattie, fame e attacchi delle popolazioni indigene. Jamestown dimostrò quanto fosse fragile un insediamento privo di risorse adeguate, di una pianificazione realistica e di sostegno continuo dall’Inghilterra. Questi fallimenti convinsero la Virginia Company di non avere i mezzi per finanziare direttamente nuove colonie; di conseguenza, si adottò un nuovo sistema: la concessione di patenti “particolari” a singoli gruppi o individui interessati a fondare una colonia a proprie spese. Tali patenti erano condizionate, concedevano cioè il diritto di tentare la fondazione di una colonia entro cinque-sette anni e solo in seguito, nel caso in cui l’impresa avesse avuto successo, i coloni avrebbero potuto ottenere un titolo permanente sulle terre. Quando i Pellegrini decisero di trasferirsi dall’Olanda all’America, compresero bene l’importanza di un’autorizzazione legale: senza una patente ufficiale, qualsiasi colonia sarebbe stata vulnerabile, politicamente illegittima e potenzialmente destinata al fallimento, come dimostrava l’esempio di Jamestown (Philbrick, 2006).

Con William Brewster costretto a nascondersi, le trattative furono affidate a John Carver e a Robert Cushman, che nel giugno del 1619 riuscirono a ottenere una patente dalla Virginia Company. Questo rappresentò un passo cruciale: finalmente i Pellegrini ottennero il permesso formale per fondare una colonia inglese nel Nuovo Mondo (Philbrick, 2006).
Tuttavia, l’autorizzazione non risolveva il problema principale: il finanziamento. Le difficoltà economiche e le notizie provenienti dall’Atlantico alimentavano i timori legati alla traversata. In particolare, giunse da Londra la notizia di un viaggio disastroso guidato da un certo Mr. Blackwell: su 180 Separatisti inglesi partiti dall’Olanda verso la Virginia, 130 erano morti durante la traversata, ammassati sulle navi, senza acqua fresca, colpiti da dissenteria e malattie. Ciò ricordava tragicamente quanto fosse alto il prezzo umano delle imprese coloniali mal preparate, proprio come era accaduto a Jamestown. Questa esperienza e le tragedie dei primi viaggi verso l’America rimasero una presenza costante nella mente dei Pellegrini. Ottenere una patente non garantiva la sopravvivenza: senza risorse, unità interna e una guida stabile, ogni progetto poteva rapidamente trasformarsi in un disastro a causa di fame, malattie e violenza (Philbrick, 2006).
Nonostante le difficoltà pratiche e l’enorme rischio che correvano, i Separatisti di Leida erano però ormai convinti della loro scelta. Il progetto iniziale prevedeva l’impiego di due navi: la Speedwell, di dimensioni modeste, incaricata di condurre parte della congregazione da Leida all’Inghilterra e poi a fungere da nave gregaria nell’impresa, e la Mayflower, più grande, destinata a trasportare la maggior parte dei passeggeri e le provviste verso l’America. Fin dall’inizio fu chiaro che non tutti sarebbero potuti partire: ristrettezze economiche e impegni irrisolti imposero una selezione e si stabilì che fossero i membri più giovani e robusti a intraprendere per primi il viaggio. Il pastore John Robinson, pur essendo stato il principale promotore dell’emigrazione, rimase a Leida per guidare coloro che erano costretti a restare.La scelta dell’espatrio fu giustificata attraverso l’uso di un linguaggio fortemente simbolico e biblico. Robinson paragonò, infatti, il cammino dei Pellegrini a quello degli Israeliti che lasciavano Babilonia per tornare a Gerusalemme, liberandosi dalla schiavitù per edificare una comunità fedele a Dio. I Pellegrini e i Puritani giunsero così a identificarsi come una “Nuova Israele”, sentendosi chiamati a fondare nel continente americano una nuova Gerusalemme spirituale. In questa visione provvidenziale, l’emigrazione non era semplice fuga, ma adempimento di un destino religioso (Marshall, Manuel, 2009).
Il viaggio verso la costa meridionale dell’Inghilterra e i preparativi successivi furono segnati da continui contrattempi. Dopo il ricongiungimento delle due navi a Southampton, emersero gravi difetti strutturali nella Speedwell che iniziò a imbarcare acqua ripetutamente; entrambe le navi furono quindi condotte a Dartmouth per far sì che la Speedwell venisse riassestata. Nonostante i tentativi di riparazione, la nave si rivelò inadatta alla traversata oceanica. Dopo l’ennesima falla, verificatasi al largo di Land’s End, si decise di abbandonarla definitivamente. Parte dei suoi passeggeri fu trasferita sulla Mayflower, già sovraccarica, mentre altri Separatisti dovettero rinunciare all’impresa. I ritardi consumarono provviste essenziali e accrebbero l’angoscia dei coloni, consapevoli che l’avanzare dell’autunno avrebbe reso il viaggio sempre più pericoloso. William Bradford giunse persino a sospettare che il comandante della Speedwell avesse deliberatamente compromesso la nave, temendo privazioni e morte nel Nuovo Mondo (Whittock, 2019).
All’inizio di settembre, violenti venti occidentali sferzarono l’Atlantico settentrionale divenuto ormai ostile alla navigazione. Le provviste della Mayflower, già ridotte, diminuirono ulteriormente a causa di oltre un mese di ritardi. I passeggeri avevano trascorso tutto questo tempo a bordo, stanchi, provati e confinati negli angusti spazi della nave, ben lontani dalle condizioni ideali per affrontare una traversata lunga e faticosa. Nonostante ciò, il 16 settembre 1620 (6 settembre secondo il calendario giuliano), la Mayflower salpò infine da Plymouth, sola, sospinta da quello che Bradford definì un «vento prospero» (Bradford, 1952; Philbrick, 2006; Sawyer, 2022).
La nave trasportava 102 passeggeri (tra cui 3 donne incinte) e un equipaggio composto da circa 25-30 uomini, per un totale di circa 130 persone a bordo; il dato è reso noto dalla lista dei passeggeri della Mayflower stilata da William Bradford (State Library of Massachusetts, n.d). Con le sue 180 tonnellate, la Mayflower non era un vascello progettato per l’oceano, ma una nave mercantile di medie dimensioni, impiegata abitualmente nei traffici tra l’Inghilterra e Bordeaux per il trasporto di vino e tessuti. Lunga circa trenta metri e larga poco più di sette, presentava una struttura alta a prua e a poppa. Le sue condizioni non erano eccellenti e pochi anni dopo il celebre viaggio atlantico venne venduta come relitto. Eppure, proprio questa nave, modesta e inadatta, divenne il fragile strumento di una delle migrazioni più cariche di significato della storia moderna (Whittock, 2019).
Ciò che mancava alla nave in robustezza era tuttavia compensato dalla determinazione dei suoi passeggeri. Guidati da figure carismatiche come John Carver — definito dallo storico John Meacham il “Mosè dei Pellegrini” — essi si consideravano un popolo eletto, legato da un patto spirituale e chiamato a fondare una nuova Terra Promessa (Sawyer, 2022).
Dopo un inizio favorevole, il mare mutò volto. Tempeste violente si abbatterono senza tregua sulla nave e in una di queste un uomo perse la vita, finendo per essere affidato alle acque, si trattava del servo del fisico Samuel Fuller. Quasi a bilanciare la morte con la speranza, durante la traversata nacque un bambino, il quale fu battezzato con il nomen-omen di Oceanus Hopkins, venuto alla luce nel cuore dell’oceano (Sawyer, 2022).
I venti furono talmente furiosi da costringere l’equipaggio a navigare alla deriva per giorni pur di non spezzare gli alberi. Un passeggero, John Howland, venne scagliato in mare e scomparve tra le onde, ma riuscì miracolosamente ad afferrare una cima lanciata dall’equipaggio e fu tratto in salvo. Sottocoperta, uomini e donne si stringevano ai figli nel buio soffocante, bagnati fino alle ossa, mentre il fuoco si spegneva e la fame cresceva al punto che i bambini, disperati, masticavano cuoio per ingannarla (Sawyer, 2022).
In quei momenti estremi emerse la ferma autorità del capitano Christopher Jones, che ordinò di calare l’ancora in mare per stabilizzare la nave e contenerne la furia errante. Nonostante ciò, le onde colpirono la prua con violenza crescente, lacerandone le vele e piegandone la struttura. La trave maestra, gravemente compromessa, fece temere l’abbandono dell’impresa o la perdita della nave stessa e di tutte vite che trasportava. La salvezza giunse da un oggetto tanto umile quanto provvidenziale: un martinetto metallico, acquistato in Olanda da un colono per costruire le future abitazioni. Grazie ad esso, la trave venne rinforzata e la Mayflower conservò la propria tenuta, proseguendo il viaggio contro ogni previsione. Sorprendentemente, nonostante l’affollamento, le condizioni insalubri e la furia del mare, solo una vita andò perduta durante l’intera traversata. Quando infine la nave raggiunse le coste del Nuovo Mondo, non trasportava soltanto uomini, donne e bambini ma un’idea destinata a riverberarsi nei secoli (Sawyer, 2022): in quel fragile scafo battuto dalle onde, tra morte e nascita, paura e speranza, prese forma l’alba di una nuova storia.
- L’arrivo in America e la firma del Mayflower Compact
Dopo sessantacinque giorni di navigazione ininterrotta, la Mayflower continuava a resistere sull’oceano. Quando, agli inizi di novembre del 1620, i passeggeri scorsero i primi gabbiani e notarono il mutare del colore delle acque — dal blu profondo al verde chiaro delle secche costiere — compresero che la terra tanto attesa era finalmente vicina. Il 9 novembre, per la prima volta dalla partenza dall’Inghilterra, i Pellegrini videro emergere all’orizzonte una lunga lingua di sabbia: Cape Cod, l’estremo lembo sudorientale dell’odierno Massachusetts (McNeese, Wagner, 2012).

La costa appariva solenne e ospitale al tempo stesso: alte scogliere sabbiose, foreste fitte che si spingevano fino al mare e una grande baia, “rotonda e avvolgente”, come la descrisse in seguito Edward Winslow. Il cielo limpido e il vento leggero accrescevano l’emozione di quell’approdo mancato. William Bradford ricordò come lui e i suoi compagni fossero “non poco colmi di gioia”, confortati dalla vista di una terra così promettente dopo settimane di privazioni e sofferenze (McNeese, Wagner, 2012).
Eppure, quella non era la meta prevista: il loro destino doveva infatti compiersi più a sud, nei pressi della foce dell’Hudson, entro i confini della Colonia della Virginia, dove avevano ottenuto il permesso ufficiale di insediarsi. Una tempesta li aveva però spinti molto più a nord. Sebbene le ricche acque di Cape Cod, famose per l’abbondanza di merluzzi, rendessero la regione allettante anche dal punto di vista economico, i Pellegrini sapevano di non avere un valido titolo legale per colonizzare quelle terre. Il capitano Christopher Jones, desideroso di far sbarcare al più presto i passeggeri — molti dei quali gravemente malati — tentò allora di dirigersi verso sud ma il mare d’inverno e i venti contrari trasformarono la navigazione in un incubo. La Mayflower, si trovò intrappolata tra le micidiali secche di Pollack Rip, un dedalo di correnti incrociate e banchi di sabbia noto per i numerosi naufragi. Con la trave principale della nave ancora lesionata e l’oscurità imminente, il pericolo divenne estremo. Solo un improvviso mutamento del vento permise alla nave di sottrarsi alla furia delle acque e di tornare verso nord, sotto la protezione di Cape Cod. Al tramonto dell’11 novembre 1620, la Mayflower gettò finalmente l’ancora in quello che oggi è il porto di Provincetown. Il viaggio verso la Virginia era ormai definitivamente abbandonato: il futuro dei Pellegrini si sarebbe compiuto in quello che verrà poi conosciuto come New England (McNeese, Wagner, 2012).
Prima ancora di mettere piede a terra, consapevoli di trovarsi al di fuori di qualsiasi giurisdizione ufficiale, i passeggeri della Mayflower compresero che la sopravvivenza del gruppo dipendeva dall’ordine e da un’autorità condivisa. Su iniziativa dei leader della spedizione — tra cui William Brewster, William Bradford, Edward Winslow, John Carver e Miles Standish — venne così elaborato un nuovo accordo che unisse Separatisti e Strangers (il nome dato a coloro i quali avevano affrontato il viaggio per ragioni di carattere economico e non appartenevano al gruppo principale dei Separatisti) in una comunità fondata sulla cooperazione. Non si trattava di un contratto economico, ma di un patto sociale: il Mayflower Compact. Redatto in forma breve, probabilmente utilizzando il coperchio di un baule da viaggio di Miles Standish come piano di scrittura, il documento stabiliva un quadro di autogoverno basato sul consenso volontario, ed era sottoscritto da quarantuno uomini adulti a bordo della nave (McNeese, Wagner, 2012).
Pur nella sua semplicità formale, il Compact risolse una questione cruciale: individuare chi avrebbe esercitato l’autorità all’interno di quella fragile comunità di profughi inglesi. Il potere non sarebbe stato imposto con la forza ma esercitato attraverso leggi condivise e accettate liberamente. È significativo che, nonostante la presenza di tensioni e contestazioni, i leader dei Pellegrini non ricorressero alla coercizione militare: Miles Standish, pur essendo il responsabile della sicurezza e della disciplina, non fu chiamato a reprimere i dissensi; al contrario, prevalse la scelta del compromesso e della collaborazione, rivelatasi decisiva per la stabilità e il futuro successo della colonia (McNeese, Wagner, 2012).
Sebbene l’originale del documento sia andato perduto, le versioni tramandate da William Bradford attestano l’importanza storica del Mayflower Compact. I passeggeri della Mayflower, pur affacciandosi su una terra selvaggia e pronti a condurre una vita semplice, avevano portato con sé valori profondamente radicati nella tradizione politica europea post-rinascimentale, primo fra tutti il principio che l’autorità legittima nasce dal consenso della comunità. Dopo la firma del patto, si procedette alla scelta di un governatore. Su consiglio del reverendo Robinson, i Separatisti elessero John Carver, uomo stimato per la sua pietà, umiltà e senso del bene comune. Con questa decisione, i Pellegrini non si limitarono a fondare una colonia in cui praticare liberamente la propria fede, ma diedero vita a un’esperienza di governo locale che avrebbe lasciato un’impronta duratura nella futura tradizione democratica americana (McNeese, Wagner, 2012).

In quei giorni intanto, mentre la nave era ancora ancorata a Provincetown, nacque anche il primo bambino pellegrino sul suolo americano: Peregrine White, simbolo della vita che prendeva forma nel Nuovo Mondo (McNeese, Wagner, 2012).
Quando finalmente i Pellegrini sbarcarono e posarono i piedi sulla terraferma, si inginocchiarono in preghiera. William Bradford avrebbe poi scritto nella sua opera più famosa Of Plymouth Plantation, un ricco diario in cui racconta la vita nella colonia di Plymouth tra il 1620 e il 1646, oggi conservato nella State Library del Massachusetts ma fruibile grazie alle numerose riedizioni:
«Being thus arrived in a good harbor and brought safe to land, they fell upon their knees and blessed the God of heaven, who had brought them over the vast and furious ocean, and delivered them from all the perils and miseries thereof, again to set their feet on the firm and stable earth, their proper element» (Bradford, 1952).
I Pellegrini non potevano ancora sapere quante sfide, sofferenze e trasformazioni li attendessero. Ma in quel novembre del 1620, sulle rive ventose di Cape Cod, stava silenziosamente prendendo forma una delle pagine fondative della storia americana.
- Un difficile approdo e la prima colonia nel New England
Stipulato il Mayflower Compact ed eletto un nuovo capo, la comunità della Mayflower poté finalmente avviare l’opera concreta della colonizzazione. Nello stesso giorno della firma, la nave gettò l’ancora al largo di Cape Cod e, nel pomeriggio, il capitano Miles Standish guidò a terra un drappello armato di sedici uomini, i primi esploratori di una patria ancora ignota. Il timore di imboscate indiane rendeva l’impresa pericolosa e poco approvata, come ricordò Bradford; eppure, dopo più di due mesi di traversata, lo sbarco fu salutato con gioia (McNeese, Wagner, 2012).

Il paesaggio si presentò al tempo stesso generoso e ostile: fitte foreste di querce e pini profumati, cedri da ardere, radici di sassofrasso di grande valore commerciale, ma anche suoli sabbiosi e poco promettenti. Bradford parlò di una «hideous and desolate wilderness» (Bradford, 1952). Nessun indigeno si mostrò, sebbene la loro silenziosa presenza fosse avvertita. Tornati alla nave con la legna raccolta, i coloni accesero forse il primo fuoco dopo mesi di privazioni, mentre prendeva forma la consapevolezza della loro estrema solitudine: l’Inghilterra lontana, Jamestown a centinaia di miglia, il veliero come unica fragile ancora di salvezza (McNeese, Wagner, 2012).
Nei giorni seguenti, tra il riposo domenicale e le necessità più elementari — come il bucato sulle rive, finalmente concesso alle donne (alcuni storici vedono in quel primo lunedì dedicato al bucato sulle rive di Cape Cod l’origine simbolica della tradizione americana del Monday-wash day) — continuarono i preparativi. Standish riprese le esplorazioni con piccoli gruppi, appesantiti da armi e corazze, seguendo tracce di selvaggina (McNeese, Wagner, 2012).
All’inizio di dicembre, mentre la scelta del luogo definitivo per l’insediamento non era ancora stata compiuta, i Pellegrini avviarono nuove esplorazioni lungo la costa del New England. Lunedì 27 novembre (7 dicembre secondo il calendario gregoriano), una spedizione di ricognizione salpò sotto la direzione del capitano Christopher Jones: 34 uomini, tra passeggeri e marinai, affrontarono in una piccola imbarcazione aperta un clima ben più rigido di quello cui erano abituati in Inghilterra. Colti da una tempesta improvvisa, furono costretti a passare la notte a terra, malvestiti, con scarpe e calze fradice che gelarono nel corso della notte. Come avrebbe ricordato amaramente William Bradford, per alcuni quella spedizione segnò l’inizio della malattia che li avrebbe condotti alla morte (Philbrick, 2006).
Nel frattempo, mentre un gruppo continuava le esplorazioni via mare, il 6 dicembre il resto dei coloni iniziò il trasferimento da Cape Cod verso la terraferma, attraversando la baia fino a un sito che sarebbe stato poi ribattezzato Plymouth in onore del porto di partenza. Il luogo non era disabitato per caso: si trattava di un antico villaggio indigeno abbandonato dopo una devastante epidemia di vaiolo. Proprio questa tragica circostanza aveva lasciato terreni già dissodati, una sorgente d’acqua dolce e una posizione sopraelevata facilmente difendibile, caratteristiche che avevano attirato prima i Nativi e ora i nuovi arrivati (McNeese, Wagner, 2012).
Il primo inverno si rivelò una prova durissima. Il freddo intenso, la neve, la mancanza di rifugi adeguati e la scarsità di viveri misero la colonia in pericolo di carestia. Il terreno gelato rese impossibile qualsiasi semina e i coloni non erano preparati né alle tempeste, né alla necessità di cacciare o pescare in modo efficace. In più, durante l’inverno, molti rimasero a bordo della Mayflower, dove si diffuse una malattia contagiosa — una combinazione di scorbuto, polmonite e tubercolosi — che decimò passeggeri ed equipaggio. Alla fine della stagione fredda, solo 53 dei 102 coloni originari erano sopravvissuti e metà dell’equipaggio aveva subito la stessa sorte (Ames, Bradford, 2018).
In questo contesto estremo, l’aiuto — diretto o indiretto — dei Nativi risultò essenziale. I coloni trovarono scorte di mais e fagioli nei villaggi abbandonati, sufficienti almeno per la semina futura. Bradford interpretò quella scoperta come un segno della provvidenza, pur riconoscendo la fragilità della colonia, afflitta dalla fame, dalle divisioni interne e dalla mancanza di guide esperte; senza un intervento divino, scriveva, la sopravvivenza stessa sembrava improbabile (Ames, Bradford, 2018).
Solo con l’arrivo della primavera del 1621 furono costruite le prime capanne a terra, e il 31 marzo i superstiti lasciarono definitivamente la nave. Poco dopo, il capitano Jones, la cui ciurma era stata anch’essa duramente colpita dalle malattie, fece finalmente ritorno in Inghilterra. La nave, sospinta da venti favorevoli, raggiunse Londra in poco più di un mese, chiudendo il capitolo del viaggio ma lasciando i Pellegrini soli, esposti e ormai irrevocabilmente legati al loro nuovo destino (Philbrick, 2006).
Alla fine di aprile, senza più alcun appoggio dalla madrepatria, la colonia di Plymouth si affidava interamente alle proprie forze. I contatti con le popolazioni locali, inizialmente sporadici e talvolta tesi, divennero progressivamente più significativi, fino all’incontro decisivo con Squanto, un Wampanoag che conosceva l’inglese. Fu grazie a questa fragile mediazione culturale che i coloni iniziarono a comprendere il territorio e le sue risorse, ponendo le basi per una sopravvivenza che, solo pochi mesi prima, era apparsa tutt’altro che certa (History, 2016).
L’estate portò un raccolto sufficiente, le abitazioni erano ormai stabili e, nonostante il lutto per le gravi perdite subite, la comunità era consapevole di aver superato una prova che sembrava insormontabile, dimostrando di poter sopravvivere; a differenza della travagliata colonia della Virginia, Plymouth non conobbe più particolari catastrofi (Hodges, 2020).
Negli anni successivi al viaggio della Mayflower, la colonia di Plymouth rimase ancora una realtà precaria e fortemente dipendente dai finanziamenti dei Merchant Adventurers di Thomas Weston. Nel 1621, poco dopo il “Primo Ringraziamento”, vale a dire il primo banchetto tra coloni e indigeni considerato alla base del moderno Thanksgiving Day, arrivò la Fortune, una nave molto più piccola del veliero Mayflower con 35 passeggeri ma priva di rifornimenti. La sua presenza aggravò la già critica scarsità di viveri, costringendo il governatore William Bradford a ridurre le razioni a metà. Nel 1623, due ulteriori imbarcazioni, la Anne e la Little James, portarono altri 90 coloni, di cui 60 Separatisti di Leida. Molti di questi furono però rimandati in Inghilterra l’anno successivo perché giudicati incapaci di affrontare la vita nel nuovo ambiente; altri, come i seguaci di John Oldham, causarono problemi tali da essere infine espulsi (History, 2016).

Nonostante queste difficoltà, la colonia continuò a esistere, ma la sua crescita restò limitata fino all’arrivo, sette anni più tardi, della prima grande ondata puritana guidata da John Winthrop, che fondò la Massachusetts Bay Colony. Winthrop aveva scelto l’emigrazione dopo che la situazione religiosa in Inghilterra era diventata sempre più intollerante nei confronti dei Puritani e nel 1630 una flotta di undici navi con 700 migranti lasciò l’Isola di Wight arrivando a Salem in giugno, accolta da John Endecott, inviato a preparare il terreno per l’arrivo. Con questo nuovo afflusso, l’esperienza di Plymouth entrò in una fase diversa, inserendosi in un progetto coloniale più ampio e articolato (History, 2016).
- Conclusioni ed eredità della Mayflower
L’esperienza della Mayflower ebbe, nei decenni successivi, un impatto che va oltre la fondazione di un singolo insediamento: essa si inscrisse nel tessuto della storia politica e culturale americana, contribuendo a formare un’immagine duratura delle origini coloniali. Ancora oggi, i luoghi del primo sbarco dei Pellegrini attirano visitatori da tutto il mondo e numerose associazioni sono nate per studiarne la storia e mantenerne viva la memoria.
Un aspetto che continua a suscitare particolare attenzione è la ricerca genealogica: secondo la General Society of Mayflower Descendants, potrebbero esistere fino a 35 milioni di discendenti viventi del Mayflower nel mondo, di cui 10 milioni solo negli Stati Uniti. In tal modo, la vicenda della Mayflower permane non solo come capitolo documentato del passato, ma come punto di riferimento per identità e discendenze che si estendono fino al presente (The Mayflower Society, n.d.).
Uno degli aspetti folkloristici più noti tra quelli associati al viaggio della Mayflower è sicuramente il mito del “First Thanksgiving”, da cui sarebbe derivata la famosa festività nazionale che negli Stati Uniti si celebra il quarto giovedì di novembre.
Il First Thanksgiving del 1621 non fu tuttavia una festa nazionale né un rito stabilito, ma una celebrazione concreta di un raccolto ben riuscito: circa 52 inglesi e 90 Wampanoag si riunirono a Plymouth per segnare una stagione di successo agricolo, resa possibile anche dall’aiuto degli stessi indigeni. Il termine non era in uso all’epoca, e molte delle immagini oggi associate all’evento furono costruite solo nei secoli successivi.
Questa memoria è inoltre incompleta se non si considera il punto di vista dei Nativi: la pace tra coloni e Wampanoag fu breve, e entro una generazione la comunità indigena perse autonomia e territori. Per molte popolazioni native, il Thanksgiving è dunque un promemoria doloroso della colonizzazione, e non una festa.
Il Ringraziamento come festività nazionale, del resto, si è sviluppato in un percorso storico autonomo: da osservanza regionale a giorno di digiuno, fino a divenire festa federale nel XIX secolo, con Lincoln e le successive regolazioni del XX secolo (National Archives, 2022).
Se il viaggio del veliero Mayflower e la nascita di Plymouth sono entrati nell’immaginario collettivo come un mito fondativo, è perché la memoria ha progressivamente trasformato una vicenda storica in una narrazione simbolica. Tuttavia, al di là dell’apologia e del folklore che da sempre avvolgono questa spedizione, ciò che resta è un fatto storico di rilievo: un’esperienza di colonizzazione in cui il patto di autogoverno, le difficoltà materiali, gli incontri con i Wampanoag e la costruzione di una comunità in condizioni estreme, che segnarono un punto di svolta nel processo coloniale inglese e nella nascita degli Stati Uniti.

Nicoletta Iannuzzi – Scacchiere Storico
Nicoletta Iannuzzi è laureata in Letterature Comparate all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Si interessa in particolare di storia e letteratura inglese dalle origini all’Età Moderna.
Bibliografia
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Immagine di copertina: La Mayflower al suo arrivo nel porto di Plymouth, di William Halsall, 1882. Pilgrim Hall Museum, Plymouth, Stati Uniti (fonte: Wikimedia, licenza CC0)
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