LA SACRA CORONA D’UNGHERIA

di Davide Galluzzi

Quando pensiamo ai simboli legati al potere, la nostra mente probabilmente corre subito alle corone dei re e a un mondo, forse a causa di Hollywood e di numerose serie tv, perennemente dal sapore medievale, in cui a tale oggetto si uniscono lotte per il trono ed epopee degne della migliore tradizione epica. Ed è, sempre nel nostro immaginario, il monile rigorosamente d’oro a incarnare il potere e a generare una serie infinita di intrighi e lotte per ottenerlo (o mantenerlo), quasi fosse l’equivalente reale dell’Unico Anello dell’opera tolkieniana.

E se indubbiamente le nostre fantasie si basano su una solida base storica, la realtà intorno alle corone è molto più complessa e coinvolge non solo eventi concreti come le incoronazioni e le lotte di successione, ma anche le idee astratte che intorno all’oggetto si sono create nel corso dei secoli, in un processo di dimensione e profondità storica  che va al di là di facili semplificazioni. Un esempio perfetto, a tale riguardo, è costituito da quella che, oltre a essere un oggetto di potere, è considerata anche una reliquia religiosa, ossia la Sacra Corona d’Ungheria, secondo la tradizione appartenuta a re Stefano I.