FILIPPO II NEMICO-AMICO: L’ASCESA MACEDONE IN GRECIA E LA TERZA GUERRA SACRA

Medaglione di Filippo II

di Giulia Zinedine Fuschino

Iniziamo questo contributo col chiarire il significato di “guerra sacra” in Storia Greca. Letteralmente, si tratta di una guerra combattuta tra due o più realtà greche riunite intorno ad un santuario a matrice etnica, il cui termine tecnico è anfizionia. Dunque, la sacralità nasce dal luogo in cui essa si sviluppa e dal motivo che ne decreta la necessità, ossia la volontà di una polis di gestire il santuario, occupandone il suolo che da statuto è zona sacra e, dunque, franca.

Chiarito ciò, cos’era un’anfizionia? Il termine si usa generalmente riguardo la religione in Grecia antica; tuttavia, volendo azzardare una definizione, con anfizionia si indica una realtà politico-religiosa, posta come una confederazione di una o  di più grecità o ethne riunitasi intorno ad un santuario. Di anfizionie locali o di koinon (= comunità) regionali abbiamo vari esempi (tessala, beota, ionica o Lega delio-attica), ma sono quelle sovra-regionali, o koina maggiori, che divennero vere e proprie entità politiche nell’Età Classica: è il caso emblematico dell’anfizionia di Delfi, o anfizionia panellenica, che si sviluppò intorno al santuario di Apollo Delfico, nella Focide, e che vide riunite le maggiori grecità: Eniani,  Beoti,  Dolopi, Spartani, Ioni (Atene), Tessali con i loro perieci (letteralmente “i confinanti”, ma si tratta comunque di regioni tessale), Achei, Locresi, Focidesi, Magnesii, Perrebi e Maliani. Ognuno dei membri aveva per “statuto” diritto a  due voti: la lega tessalica, che aveva in conteggio anche i perieci come autonomi, deteneva la maggioranza, ossia quattordici voti (Piccirilli, 1972; Sordi, 1958; Bearzot, 2014). Questa organizzazione, nata nel VI secolo a.C., nel V assunse un ruolo sempre più politico di gestione delle controversie tra poleis e, per questo, divenne anche uno degli emblemi della crisi delle stesse.

Statere dell'anfizionia
Statere d’argento del 346 a.C. coniato dal Consiglio anfizionico. Al diritto, testa di Demetra volta a sinistra con una corona di spighe di grano. Al rovescio, Apollo volto a sinistra è seduto sull’omphalos decorato, mentre appoggia il braccio destro su una lira e tiene nella mano sinistra un ramo di alloro; nel campo, a sinistra, un tripode. Legenda, AMΦI-KTIO-NΩN (fonte: © The Trustees of the British Museum. Shared under a CC BY-NC-SA 4.0 licence. Immagine modificata)
  1. Filippo II in Grecia: un esordio

Filippo II, re di Macedonia, non entrò sulla scena greca direttamente con la Terza Guerra Sacra (356-346 a.C), in cui viene chiamato a conflitto già iniziato, come vedremo. Dopo essere salito al trono di Macedonia nel 360 circa, succedendo ad Aminta IV, ed iniziò a consolidare i confini del regno contro i Tessali e le città greche nella penisola del Chersoneso, di diretta influenza ateniese, con l’intenzione di aprire uno sbocco sul mar Egeo: tra queste Pidna, Potidea ma, soprattutto, Olinto; quest’ultima preoccupava tanto l’opinione pubblica ateniese tanto da indurre Demostene a scrivere ben tre orazioni per chiedere un intervento decisivo a difesa della città e per stroncare sul nascere la minaccia macedone ai suoi interessi in termini di privazione di porti e, in prospettiva, dell’autonomia della polis stessa (intesa come libertà). La campagna che vide la capitolazione di Olinto durò appena un anno (349-348 a.C.), tuttavia per Atene rappresentò un colpo ulteriore, visto il suo contemporaneo impegno nella Terza Guerra Sacra, che scoppiò nel 357 a.C. e che Filippo sfruttò in doppia misura. 

2. Il casus belli della guerra a Delfi

Nel 356 a.C. i Focidesi, riuniti in una lega e guidata da Filomelo, occupano il santuario di Delfi. L’occupazione del luogo sacro equivalse a una dichiarazione di guerra. Il conflitto vide schierati, allora, tutti gli aderenti all’anfizionia: i Beoti e i Tessali si opposero alla Lega focidese, la quale ottenne, invece l’appoggio di Spartani ed Ateniesi (inclusi gli aderenti alla Seconda Lega delio-attica), motivati dal risentimento nei confronti di Tebe maturato dalla Guerra del Peloponneso (431-404 a.C.). Caduto in combattimento Filomelo, la guida della lega venne assunta da Onomarco, il quale bloccò le truppe in difesa dell’anfizionia sui passi vicino Delfi e, nel 353 a.C., invase la Tessaglia con l’aiuto di Licofrone, tiranno della città tessala di Fere, alleato degli Ateniesi. A questo punto, gli abitanti di Larissa (città tessala) chiesero aiuto a Filippo II, che già era intervenuto in Tessaglia per consolidare i confini del suo regno. Nel 352 a.C., nella battaglia dei “Campi di Croco”, Filippo uccise Onomarco, poi marciò verso le Termopili, dove era collocato il grosso delle forze alleate dei Focidesi, ma deviò in seguito per la Tracia, essendo le Termopili un passo impervio dove combattere, per antonomasia (Bearzot, 2015).

Filippo II
Ritratto in marmo di Filippo II. Musei Vaticani, Roma (fonte: autore, Fabrizio Garrisi; licenza, CC BY-SA 4.0)

Fortemente provata, come già detto, dal doppio fronte, Atene decise di cercare una pace separata con Filippo e, nel 346 a.C., questa venne effettivamente stipulata da Filocrate in ambasceria, e   conosciuta come appunto Pace di Filocrate, di cui verrà trattato a breve. Il conflitto continuò, invece con i Focidesi, con gli Spartani e i Tessali, fedeli a Onomarco e al suo successore.l figlio Faleco. Filocrate, inoltre, fece votare dall’assemblea un ultimatum contro questa’ultimo, il quale aveva conservato il possesso delle Termopili. Privato del supporto ateniese, dunque, Faleco consegnò le fortezze, avendo in cambio salva la propria vita e quella dei suoi mercenari. Delfi venne così liberata e i Focidesi vennero dispersi in vari villaggi e costretti a ripristinare il tesoro di Apollo, al quale avevano attinto per finanziare la guerra.

Le conseguenze immediate della capitolazione dei Focidesi furono la privazione del loro seggio nel consiglio dell’anfizionia, e questo venne concesso a Filippo, il quale era già detentore di quello dei Tessali, in quanto da loro eletto tagos, primo generale ma anche con funzioni di egemone nella Lega tessala (Sordi, 1997). Tale elezione era stata proclamata prima dagli abitanti di Larissa (città tessala amica di Filippo) e poi con la morte di Faleco in maniera ufficiale tale nomina venne accettata da tutta la Lega (Sordi, 2002). La concentrazione di due seggi nelle mani di Filippo consacrò a pieno la sua strategia di infiltrarsi nelle realtà greche attraverso legalità (istituzioni, trattati ecc.) e prassi (guerra, donativi). Dunque, in parte cambiarono le procedure anfizioniche, in quanto l’ethnos non venne più concesso per nascita, ma per ruolo istituzionale del Macedone (Mari, 1999).

3. Le reazioni: Filippo nemico pubblico o possibile amico?

Tuttavia, pare necessario soffermarsi sul progetto della Pace di Filocrate per capire la reazione nell’opinione pubblica ateniese. Tale prospettiva di pace nacque dal fatto che Atene non fosse più in grado di sostenere una guerra aperta con Filippo, anzi, alcuni proposero anche di cambiare alleanze e fare un patto? bilaterale tra Atene e regno macedone, tra i quali l’oratore Eschine. Così, venne siglata una pace separata nel 346 a.C. che prevedeva un reciproco rispetto di non ingerenza tra i contraenti e la rinuncia di Anfipoli da parte di Atene.

Demostene divenne uno dei sostenitori di questo provvedimento: le sue argomentazioni, espresse nell’orazione Sulla pace, si basano sul fatto che Atene non fosse pronta per una guerra contro tutti gli altri membri della lega guidata da Filippo; ma allo stesso tempo egli si oppose ad Eschine,  considerandolo un corrotto filo-macedone e rimanendo dell’idea che Filippo fosse una minaccia all’autonomia, concetto già espresso nelle Olintiache e nella prima Filippica, datata all’inizio delle aggressioni del Macedone nel Chersoneso (Carlier, 1994); una questione di real-politik che rese urgente votare la pace. Tuttavia, Filocrate stesso venne accusato di corruzione da Iperide, difeso da Demostene, che si era proposto come ambasciatore insieme a lui per stipulare la pace.

Demostene
Statua di Demostene del III secolo a.C., copia romana di un originale greco. Ny Carlsberg Glyptotek, Copenhagen (fonte: autore, Marie-Lan Nguyen; licenza, CC BY-SA 4.0)

Uscendo dal contesto politico dell’oratoria, Isocrate, oratore e maestro di retorica, in quell’anno scrisse il Filippo, discorso per indurre il suo pubblico, sostenitore di un governo moderato, a vedere in Filippo un’opportunità per risollevare Atene: lui, secondo l’autore, avrebbe potuto realizzare la pace comune (koine eirene) tra le poleis come evergete, creando una lega panellenica e come ‘egemone’ liberare la Ionia d’Asia, entrata nel dominio persiano con la pace di Antalcida del 387 a.C. stipulata tra Sparta e Persia. Tale pace fu un motivo propagandistico dominante nella pubblicistica di IV secolo, recepito positivamente da Isocrate, mosso da precise che Isocrate, per precise idee politiche recepisce (Momigliano, 1934). Vi era poi il partito dei cosiddetti filo-macedoni, i quali come Eschine vedevano di buon occhio un’alleanza col re macedone, interpretata come opportunità politica di rinascita, ma, al contrario, vista da Demostene come la concessione della città al tiranno, alla quale si oppose fermamente con le altre due Filippiche (Magnetto, 2021).

Conclusioni: il fallimento degli ideali

La Terza Guerra Sacra mostra bene due cose: la prima consiste nella capacità politica di Filippo il Macedone, prima che militare, dal momento che riesce a sfruttare bene la crisi interna della Lega tessala in primis e di Atene poi, riuscendo ad inserirsi in un organismo panellenico come l’anfizionia di Delfi; la seconda è che la crisi del sistema polis e, di conseguenza, delle autonomie greche era ai massimi storici. Infatti, ci sarà un’altra guerra sacra, l’ultima, che segnerà la fine di tutto: questa venne combattuta tra il 340 e il 338 a.C. e culminò con l’apice dell’ascesa del potere di Filippo in Grecia, nonostante i tentativi di Demostene. La Lega di Corinto – o Lega panellenica – del 337 a.C., realizzò il sogno isocrateo sulla carta: il Macedone divenne egemone e organizzò una spedizione contro la Persia, privando, però, di fatto Atene e le altre poleis aderenti (Sparta non c’è) dell’autonomia e, nella loro ottica, della libertà.

Questo rappresentò, a tutti gli effetti, la fine di un’era: quella delle monarchie, prima di Alessandro e poi dei re ellenistici. In ogni caso, questo momento fu  il fallimento degli ideali politici di età classica e soprattutto con il crollo di Atene come città faro della libertà, almeno di fatto, anche se tali motivi di demokratia come libertà verranno ripresi, successivamente, dagli Antigonidi nell’Ellenismo.

Giulia Zinedine Fuschino – Scacchiere Storico

Giulia Zinedine Fuschino è laureata in Lettere classiche e successivamente in Archeologia presso l’Università di Napoli Federico II, discutendo due tesi in Storia Greca. È specializzata nello studio dei mitologemi e della propaganda in età classica, in particolare del regno macedone. I suoi interessi arrivano a comprendere le civiltà minoica e micenea e il dibattito archeologico-storiografico sulla questione.

Bibliografia

Bearzot C. Il federalismo greco, Il Mulino 2014; Bearzot C., Manuale di Storia greca, Il Mulino 2015; Carlier P., Demostene, SEI ed. 1994; Magnetto A., “Piero Treves tra storia ellenistica e storia della cultura”, in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, 2021; Mari M., “Le procedure anfizioniche del 346 a.C.”, in Rivista di studi classici e medioevali 41, 1999, pp. 97-109; Piccirilli L., “Aspetti storico-giuridici dell’anfizionia delfica e i suoi rapporti con la colonizzazione greca”, in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa: Classe di Lettere e Filosofia, Serie III, vol. 2.1, 1972, pp. 35-61; Sordi M., La lega tessala fino ad Alessandro Magno, Vita e Pensiero 1958; Sordi M., “I tagoi come suprema magistratura militare del koinon tessalico”, in Topoi Orient-Occident 7, 1997, pp. 177-182; Sordi M., Scritti di Storia Greca, Vita e Pensiero Milano 2022. 

Immagine di copertina: diritto del medaglione aureo dedicato a Filippo II, risalente forse al III secolo d.C. e rinvenuto a Tarso. BnF Museum, Parigi (fonte: Wikimedia, licenza CC0)

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Pubblicato da Scacchiere Storico

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