TITO QUINZIO FLAMININO, IL “LIBERATORE” DELLA GRECIA

di Michele Gatto

1. Flaminino, l’uomo della provvidenza

Roma ha sempre avuto un rapporto particolare con i Greci nel corso della sua storia, ma è stato con le guerre macedoniche, tra il III ed il II secolo a.C., che questi ultimi, pur venendo sottomessi politicamente, riuscirono a far sentire in maniera sempre più evidente la loro influenza culturale sui Romani; ne sono prova il cosiddetto “circolo degli Scipioni”, e più in particolare, personaggi come Tito Quinzio Flaminino.

Flaminino, appartenente alla famiglia patrizia dei Quinzî (Badian, 1971), nacque nel 229 a.C. circa, ed il suo primo incarico come tribuno militare sotto Claudio Marcello (nel corso della seconda guerra punica) risale al 208 a.C., all’età più o meno di vent’anni; tra il 205 ed il 204 a.C. venne inviato a Taranto come propretore con poteri militari nonostante la giovane età, prendendo il posto dello zio ed entrando in stretto contatto con la cultura greca, che apprezzava, tanto da essere considerato un filellèno. Nel 201 a.C. fu scelto per far parte di una commissione, la quale comprendeva anche un console, il cui scopo era l’assegnazione di terre in Italia meridionale (più precisamente nel Sannio) ai veterani di Scipione l’Africano; l’anno successivo inoltre partecipò alla fondazione della colonia di Venusia, in Lucania; rivestì anche la carica di questore, ma riguardo alla cronologia di questa magistratura non abbiamo certezze. A partire da questo momento la carriera politica di Flaminino ebbe un’accelerazione: questi infatti, non rispettando la successione di cariche del cursus honorum, avanzò la sua candidatura al consolato e, nonostante l’iniziale opposizione dei tribuni della plebe Marco Fulvio e Manio Curio, grazie all’intervento del Senato riuscì ad ottenerlo nel 198 a.C. (Tito Livio, XXXII, 7, 8-12), ricevendo anche il comando sulle truppe che agivano nelle province orientali e l’incarico di risolvere la crisi che stava investendo l’area ellenica (Badian, 1971; Eckstein, 1976; Botrè, 2011); di questo però ci occuperemo più avanti. Dopo le campagne militari e diplomatiche in Grecia, Flaminino continuò la sua carriera politica diventando censore nel 189 a.C., mentre nel 184 venne coinvolto in parte dallo scandalo che colpì il fratello Lucio, espulso dal Senato per opera dei censori Catone e Valerio Flacco (Baldson, 1967; Botrè, 2011; Badian, 1971); infine, nel 183 a.C. fu inviato presso il re di Bitinia, Prusia, ottenendo la consegna di Annibale, il quale vi si era rifugiato dopo la sconfitta subita da Antioco di Siria: ma il generale cartaginese decise di suicidarsi pur di non finire nelle mani dei suoi acerrimi nemici (Plutarco, Flaminino, 20, 3-5; Briscoe, 1972). Flaminino, morto nel 174 a.C., può essere ricordato come l’uomo giusto apparso nel momento giusto, sia per le sue capacità militari sia per la sua vasta cultura di stampo ellenistico e l’onestà che avrebbe dimostrato (Polibio, XVIII, 34; Baldson, 1967; Botrè, 2011): in sostanza, l’ideale per risolvere le controversie della Grecia.

Illustrazione moderna di una battaglia tra Romani e Macedoni (fonte: romaeredediunimpero.altervista.org)

2. La seconda guerra macedonica

Nonostante la pace di Fenice siglata nel 205 a.C. avesse decretato la fine della prima guerra macedonica, ripristinando la situazione territoriale precedente, Filippo V di Macedonia non arrestò la sua politica di espansione in Asia Minore e verso le libere città greche, alleandosi inoltre con Antioco III di Siria: questo spinse Rodi ed il regno di Pergamo, col sostegno di Atene, a richiedere nel 201 l’aiuto di Roma. Inizialmente il Senato espresse la sua contrarietà ad un nuovo conflitto, sebbene tutti ricordassero come Filippo V si fosse alleato con Annibale durante la seconda guerra punica, dalla quale i Romani erano appena usciti vincitori; ma in seguito all’invio di un ultimatum rifiutato dal re macedone ed alle pressioni del console P. Sulpicio Galba, i senatori si convinsero a dichiarare guerra, cambiando da quel momento in avanti le sorti dell’Oriente (Chaniotis, 2019). Nel 200 a.C. fu inviata una flotta romana in Grecia (Geraci, Marcone, 2011; Botrè, 2011), dando il via alle operazioni militari e alla seconda guerra macedonica: Roma poté contare sull’appoggio della maggior parte dei Greci, ad eccezione della lega achea che rimase inizialmente in disparte; nei primi anni Filippo V riuscì ad ottenere alcuni successi, finché nel 198 a.C. si ebbe la svolta decisiva con l’affidamento del comando militare a Tito Quinzio Flaminino (Chaniotis, 2019).

Statere d’argento di Filippo V di Macedonia (fonte: britishmuseum.org)

Una volta arrivato in Grecia, Flaminino si recò presso il fiume Aoo, nell’Epiro settentrionale (attuale Albania), dove le forze di Filippo V si erano posizionate, fronteggiate da quelle romane: dopo il fallimento delle trattative avanzate dal console si arrivò ad un primo scontro risoltosi con una vittoria dei Romani (Eckstein, 1976; Hammond, 1966); lo scopo principale di Flaminino era comunque quello di presentare la guerra contro Filippo come una battaglia per la libertà di tutti i Greci, una tattica rivelatasi piuttosto efficace anche grazie all’aiuto di Attalo I di Pergamo (Chaniotis, 2019). Durante il 198 a.C. ebbero luogo altri scontri con esito favorevole alle truppe romane, anticipatori della conferenza di pace di Nicea, avvenuta verso la fine dell’anno (Polibio, XVIII, 1-9; Eckstein, 1976): in questa occasione il console romano chiese a Filippo, per conto dei suoi alleati, di abbandonare definitivamente la Grecia, di restituire i prigionieri e alcuni territori di cui si era appropriato in Tracia e Asia Minore, relegandolo di fatto in Macedonia e Tessaglia; le trattative andarono avanti per qualche giorno: infine, Filippo V ottenne di inviare degli ambasciatori presso il Senato romano, ma senza risultati. A questo punto non gli rimaneva che la guerra, facendo il gioco di Flaminino, il quale cercava la continuazione delle ostilità per veder confermato il suo incarico ed, allo stesso tempo, affermare sempre più il ruolo di Roma come garante e arbitra delle controversie della Grecia (Wood, 1941; Chaniotis, 2019); il console, dopo aver finalmente ottenuto la proroga del suo incarico, oltre ad essere riuscito a portare dalla sua parte anche la lega achea (e la maggioranza dei Greci), invase la Tessaglia. Lo scontro decisivo con Filippo V avvenne presso Cinoscefale, nel giugno del 197 a.C.: la battaglia si svolse su un crinale, un terreno poco adatto alla rigidità della falange macedone, il cui schieramento compatto non si addiceva agli scontri corpo a corpo; le truppe di Flaminino infatti sfruttarono le caratteristiche del campo e la flessibilità dei loro reparti per attaccare i Macedoni, finendo per accerchiarli (Polibio XVIII, 22-32; Hammond, 1988; Botrè, 2011; Chaniotis, 2019). Secondo le fonti si trattò di una vittoria schiacciante: 8000 morti e 5000 prigionieri per i Macedoni, mentre dalla parte dei Romani solamente 700 perdite (Polibio XVIII, 27; Plutarco, Flaminino, 8); Filippo fu così costretto a stipulare un trattato di pace nel quale acconsentiva a tutte le richieste già presentategli in precedenza, oltre a dover consegnare quasi interamente la sua flotta e pagare un pesante indennizzo di guerra. Ma si trattava di una pace che anche per quanto riguardava le concessioni agli alleati greci era sempre vincolata alle decisioni finali di Roma; in ogni caso, la Macedonia ormai non era più una potenza egemone, pur rimanendo autonoma (Larsen, 1936; Baronowsky, 1983; Chaniotis, 2019), e, quel che più contava, era stata decretata la fine della seconda guerra macedonica.

Con la ratifica da parte del Senato delle condizioni di pace e l’arrivo della sua commissione, Flaminino per completare l’abile opera politica messa in atto, dopo aver rassicurato a Tempe i suoi alleati Greci del fatto che avrebbe restituito loro la libertà, doveva annunciare pubblicamente la liberazione della Grecia, scegliendo per questo scopo l’occasione dei giochi istmici (presso Corinto), nell’estate del 196 a.C.: l’annuncio, il cui linguaggio ricordava quello adottato dai sovrani ellenistici, venne proclamato da un araldo nel mezzo degli spettacoli. I Greci (dei quali fu pronunciato un elenco) sarebbero stati liberi, non avrebbero più dovuto ospitare guarnigioni e pagare tributi, ed oltre a questo si sarebbero governati con le loro stesse leggi; l’annuncio venne accolto da un fragore e da un’incredulità tali che l’araldo fu costretto a ripeterlo, mentre la gioia fu così tanta da mettere in pericolo lo stesso Flaminino per gli eccessi dei festeggiamenti nei suoi riguardi (Polibio XVIII, 44-46; Walsh, 1996; Chaniotis, 2019); Plutarco riporta gli effetti del boato provocato dall’annuncio, il quale avrebbe fatto addirittura precipitare nello stadio gli uccelli che volavano sopra di esso (Flaminino, 10, 6). Ma come si può immaginare, fu solo la libertà da Filippo ad essere proclamata, perché la Grecia era a tutti gli effetti sotto la tutela di Roma. Lo dimostra il fatto che Flaminino intervenne negli anni appena successivi per frenare l’espansionismo di Nabide di Sparta e di Antioco III, nonostante nel 194 a.C. fosse stato richiamato dal Senato evacuando la Grecia con le sue truppe (Green, 1990).

Corinto, veduta del tempio di Apollo e dell’Acrocorinto (fonte: Wikipedia)

3. Tito Quinzio Flaminino, il liberatore

Una volta ritornato a Roma, Flaminino fu accolto con entusiasmo dal Senato e celebrò il trionfo per la durata di tre giorni: egli aveva portato con sé una grande quantità di tesori e di opere d’arte greca, sottratte principalmente a Filippo V, oltre ai figli del re macedone e di Nabide come ostaggi (Tito Livio XXXIV, 52; Moreno, 1981; Green, 1990). Ma soprattutto, gli furono tributati grandi onori in diverse città della Grecia. Ad Argo venne istituita una festa a lui dedicata chiamata Titeia; a Gythium (nei pressi di Sparta) furono introdotte celebrazioni annuali, mentre a Chalcis (in Eubea), Flaminino venne addirittura divinizzato, creando appositamente un sacerdozio, ed il suo nome fu poi associato a divinità come Eracle e Apollo nelle dediche degli edifici pubblici; i Calcidesi gli dedicarono anche un peana, un canto generalmente indirizzato ad una divinità protettrice (in origine Apollo), ma il distacco dalla religione tradizionale aveva portato a sostituire i destinatari usuali con le più importanti personalità politiche e militari, specialmente quando esse si rendevano protagoniste di azioni in favore di una comunità; l’esecuzione del peana è datata al 191 a.C. e per la sua composizione probabilmente gli autori si sono avvalsi della collaborazione romana, visti i riferimenti a concetti personificati come quello di Fides (lealtà) o alla stessa Roma. Basi di statue con iscrizioni dedicate al console sarebbero poi state rinvenute a Corinto e Skotoussa (Plutarco, Flaminino, 16, 3-4; Baldson, 1967; Dettori, 2018). A Delfi è stato ritrovato un ritratto in marmo che si ipotizza potrebbe rappresentare proprio Flaminino: egli si sarebbe recato personalmente presso il santuario di Apollo, e trattandosi di un luogo di culto panellenico è possibile vi fosse stata dedicata una sua statua, celebrante il benefattore di tutti i Greci. La stessa supposizione è stata avanzata anche per una statua in bronzo ritrovata a Roma e conosciuta come il Principe Ellenistico, i cui tratti sarebbero più vicini a quelli di un personaggio della Roma repubblicana, ma sulla cui identità sono state avanzate varie ipotesi; in ogni caso, Plutarco ha indicato la presenza di una statua bronzea di Flaminino presso il Circo Flaminio, dedicatagli in occasione del suo trionfo (Flaminino, 1, 1-2; Chamoux, 1965; Moreno, 1996; Botrè, 2011; Campana, 2017).

Entrambe le identificazioni si baserebbero sul confronto con un documento eccezionale: lo statere d’oro coniato in Grecia recante il ritratto di Tito Quinzio Flaminino. La moneta, che venne emessa nel 196 a.C. in diverse città greche, raffigura al diritto la testa volta a destra, nuda e con barba, di Flaminino; al rovescio, la Nike con un ramo di palma nella mano destra, nell’atto di porre con la sinistra una corona d’alloro sulla legenda T. QVINCTI. Di questa moneta se ne conoscono pochi esemplari, diversi dei quali battuti da più conî, il che conferma la sua contemporanea coniazione in varie città, oltre alla sua breve circolazione: questo molto probabilmente avvenne a causa dell’opposizione del Senato nei confronti della raffigurazione di un personaggio romano vivente, provocandone il ritiro immediato. Proprio per questo la moneta di Flaminino era un’eccezione per il periodo, ed è l’esempio più antico del suo genere nel mondo romano: quindi deve essere considerata greca a tutti gli effetti, anche dal punto di vista della qualità del metallo nobile e della natura del ritratto, dai lineamenti ellenistici; risulta evidente come questa coniazione abbia rappresentato un modo da parte dei Greci di celebrare il loro liberatore, ed è possibile che egli ne ricevette alcuni esemplari in dono durante la sua visita a Chalcis (RRC 548/1; Campana, 2000; Botrè, 2011).

Statere aureo raffigurante Flaminino (fonte: britishmuseum.org)

Grazie a Flaminino, Roma venne divinizzata in Grecia; i Romani, in quanto suoi protettori, vennero ammessi ai giochi e alle feste panelleniche; infine, ritornarono in auge le leggende che stabilivano un legame di parentela con i Greci. Roma perciò, all’interno del mondo greco, era diventata una potenza paragonabile ormai a quelle ellenistiche e, non a caso, da questo momento in avanti la cultura greca fece sentire la sua influenza in maniera più evidente, accelerando quel processo che avrebbe portato Orazio nel I secolo a.C. a comporre il famoso verso, «La Grecia, conquistata, conquistò il selvaggio vincitore» (Epistole, II, 1, 156; Chaniotis, 2019).

Michele Gatto – Scacchiere Storico

Michele Gatto è uno studioso dell’antichità greca e romana, in particolare della Grecia in età classica e di Roma in età imperiale. È specializzato in numismatica antica. I suoi interessi arrivano a comprendere inoltre la storia bizantina.

Bibliografia

Badian E. 1971, The family and early carreer of T. Quinctius Flamininus, in “The Journal of Roman Studies” 61, pp. 102-111; Baldson J.P.V.D. 1967, T. Quinctius Flamininus, in “Phoenix” 21, pp. 177-190; Baronowsky D. 1983, A reconsideration of the roman approval of peace with Macedonia in 196 B.C., in “Phoenix” 37, pp. 218-223; Botrè C. 2011, Gocce di storia: metodi di indagine archeometrica. La storia di Roma in periodo repubblicano documentata da significative coniazioni, Roma; Briscoe J. 1972, Flamininus and roman politics, 200-189 B.C., in “Latomus” 31, pp. 22-53; Campana A. 2000, Monete d’oro della repubblica romana. III – Aureo di Tito Quinzio Flaminino (196 a.C.), in “Panorama Numismatico” 142, pp. 17-21; Campana A. 2017, L’aureo di T. Quinctius Flamininus (RRC 548/1): un’aggiunta e una rettifica, in “Monete antiche” 96, pp. 23-28; Chamoux F. 1965, Un portrait de Flamininus à Delphes, in “Bulletin de correspondance hellénique” 89, pp. 214-224; Chaniotis A. 2019, Età di conquiste. Il mondo greco da Alessandro ad Adriano, London; Dettori E. 2018, Il frammento di peana per Tito Q. Flaminino (CA p. 173 Powell), in “SemRom: seminari romani di cultura greca” 7, 71-86; Eckstein A.M. 1976, T. Quinctius Flamininus and the Campaign against Philip in 198 B.C., in “Phoenix” 30, pp. 119-142; Geraci G., Marcone A. 2011, Storia romana, Milano; Green P. 1990, Alexander to Actium. The historical evolution of the hellenistic age, California University; Hammond N.G.L. 1966, The opening campaigns and the battle of the Aoi Stena in the second macedonian war, in “The Journal of Roman Studies” 56, pp. 39-54; Hammond N.G.L. 1988, The campaign and the battle of Cynoscephalae in 197 BC, in “The Journal of Hellenic Studies” 108, pp. 60-82; Larsen J.A.O. 1935, Was Greece free between 196 and 146 B.C.?, in “Classical Philology” 30, pp. 193-214; Moreno P. 1981, Modelli lisippei nell’arte decorativa di età repubblicana ed augustea, in L’Artdécoratif à Rome à la fin de la République et au début du principat. Table ronde de Rome, 10-11 mai 1979, Roma. École Française de Rome, pp. 173-227; Moreno P. 1996, s.v. Principe Ellenistico, in Enciclopedia dell’Arte Antica, Roma, pp. 473-475; RRC I = M.H. Crawford, Roman Republican Coinage, New York 1974; Walsh J.J. 1996, Flamininus and the propaganda of liberation, in “Historia: Zeitschrift für Alte Geschischte” 45, pp. 344-363; Wood F.M. 1941, The military and diplomatic campaign of T. Quinctius Flamininus in 198 B.C., in “The American Journal of Philology” 62, pp. 277-288.

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Pubblicato da Scacchiere Storico

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