MONVMENTVM AERE PERENNIVS

di Adele Tosanotti

Ottobre 1932. Benito Mussolini inaugura a Roma un maestoso obelisco in marmo bianco, sul quale campeggia l’iscrizione MVSSOLINI DVX. In questo giorno di festa, una grande folla applaude il Duce: per il decimo anniversario della Marcia si è radunata nel nuovo Foro che porta il suo nome, e l’evento è accuratamente documentato dalla macchina propagandistica del regime. Tuttavia, non tutti sanno che sotto l’obelisco è celato qualcosa di immensamente prezioso, ma non destinato al plauso degli astanti.
Alla base del monumento è interrata una cassetta in metallo, contenente alcune medaglie commemorative e un documento di straordinaria rilevanza storiografica: il Codex Fori Mussolini. Si tratta di un testo latino, composto dal latinista e filologo Aurelio Giuseppe Amatucci e vergato a mano su pergamena, che costituisce un unicum nella produzione documentaria del regime fascista. È infatti un messaggio espressamente concepito per le generazioni future: una sorta di “capsula del tempo”, destinata a tramandare la versione ufficiale della storia fascista nella lingua dell’Antica Roma.

OLTRE PEAKY BLINDERS: OSWALD MOSLEY E IL FASCISMO INGLESE

di Federico Sesia

Grazie alla popolare serie Netflix Peaky Blinders il grande pubblico ha sentito parlare di sir Oswald Mosley e del suo partito, la British Union of Fascists (BUF), anche se calati nel contesto romanzato della narrazione televisiva. Un fenomeno marginale come i movimenti fascisti inglesi ha quindi ricevuto un’attenzione che va oltre la ristretta cerchia degli addetti ai lavori, cosa notevole se si considera la scarsa rilevanza del fenomeno nella storia contemporanea delle isole. Nel corso degli anni Venti e Trenta infatti la diffusione di gruppi e partiti più o meno ispirati dal fascismo ha avuto risonanza ridotta nell’anglosfera, principalmente per ragioni di ordine interno ai paesi in questione.

MUSSOLINI, IL FASCISMO, LA FABBRICA E LA COMPANY TOWN: IL CASO DALMINE

di Federica Fornasiero

Dalmine è una città solo apparentemente priva di storia; una città le cui sorti sono ormai intimamente intrecciate con quelle della Dalmine (dapprima Mannesmann, oggi TenarisDalmine), il tubificio che nel corso del Novecento cambiò definitivamente il volto del piccolo borgo della bassa bergamasca. Ma cosa c’entrano Mussolini e il fascismo con la città bergamasca? Cosa si intende per company town? Ebbene, questo breve contributo cercherà di dare risposta a queste domande, svelando un passato forse ancora sconosciuto ai più.

LA DIVISIONE PARTIGIANA GARIBALDI IN MONTENEGRO (1943-1945)

di Federico Sesia

Nell’aprile del 1941, le forze dell’Asse invasero il Regno di Jugoslavia, reo di aver abbandonato il Patto Tripartito, avendo ragione in breve tempo del poco efficiente esercito jugoslavo. Nella spartizione del paese che seguì tra i territori assegnati all’Italia (Lubiana, parte della Dalmazia e il Kosovo) si trova anche il Montenegro, e la nazionalità montenegrina della regina Elena di Savoia ha fatto sì che venisse instaurato uno Stato cliente nelle vesti di un regno formalmente indipendente. Le autorità italiane si illusero di poter essere accolte da liberatrici, sottovalutando il lealismo filo-serbo di parte della popolazione e la tradizione guerrigliera propria del Montenegro.

L’OCCUPAZIONE ITALIANA DI LUBIANA (1941-1943)

di Federico Sesia

Per ragioni puramente geopolitiche l’Italia annetté l’area di Lubiana durante il secondo conflitto mondiale, tentando inizialmente di integrare la nuova Provincia con il guanto di velluto. Il sorgere di un attivo e radicato movimento di resistenza innescò la reazione degli occupanti, che fece sprofondare la Provincia in una spirale di violenza e repressione.

I DUE MUSSOLINI

di Davide Longo

Il 28 giugno 1914 Gavrilo Princip, un giovane nazionalista serbo-bosniaco, uccide Francesco Ferdinando, Arciduca d’Austria ed erede al trono imperiale. Esattamente un mese più tardi, il 28 luglio, l’Austria Ungheria dichiara guerra alla Serbia, considerata la grande regista dell’assassinio. Da quel momento una grande reazione a catena trascina nel conflitto cinque delle sei grandi potenze che a vari livelli si contendono l’egemonia sull’Europa. 
In Italia uno dei grandi registi dell’entrata in guerra del Belpaese è Benito Mussolini, esponente di spicco del socialismo italiano che per il suo voltafaccia dal neutralismo all’interventismo venne espulso dal partito. Come, quando e perché avvenne questo cambiamento di rotta politica da parte del giovane Mussolini? Ripercorriamone le tappe grazie all’aiuto della stampa dell’epoca.