POVERI, POVERTÀ E CARITÀ NEL BASSO MEDIOEVO

di Federica Fornasiero.

Chi è “il povero”? È davvero difficile cercare di rispondere a questa domanda, soprattutto
perché questa condizione cambia nel tempo e nello spazio, parallelamente al variare del
contesto in cui essa si sviluppa e si esplicita. Quest’ultima è inoltre legata a mutamenti naturali,
economici, sociali, culturali e psicologici, nonché alla sensibilità con la quale ogni società ci si
confronta. Per definire il concetto di
povertà si deve quindi considerare, analizzare e studiare il contesto storico, economico, sociale
e culturale nel quale matura e si rivela. Inoltre, “povertà” non esprime una condizione o un’idea
univoca e assoluta, bensì relativa non solo alla società in cui si esplicita, ma anche all’individuo
che è parte di essa e che si percepisce più o meno adeguato agli standard socio-economici e
culturali della comunità a cui appartiene.

L’ASSEDIO DI BELGRADO DEL 1456 TRA STORIA E ATTUALITÀ

di Davide Galluzzi.

Se dovessimo chiedere a qualcuno di parlare di un evento che ha segnato i primi cinque decenni del XV secolo, probabilmente, sentiremmo la risposta “caduta di Costantinopoli” o “disfatta di Varna”. In pochi, forse, ricorderebbero l’assedio di Belgrado del 1456 e la vittoria delle armate cristiane contro le forze ottomane del sultano Maometto II. Proprio questo, ossia la ricostruzione degli eventi e una breve analisi dell’uso pubblico di quell’avvenimento che oggi si fa in Ungheria, è il tema di questo breve articolo.

LA CULTURA DEL MERCANTE MEDIEVALE

di Riccardo Marchetti.

L’emergente ceto mercantile fu sicuramente abile nel plasmare la realtà del proprio tempo; i suoi membri non si limitarono alla sfera economica della loro attività ma divennero al contempo commercianti, politici, diplomatici, scrittori e mecenati. Tutto questo fu reso possibile soprattutto grazie ad una attenta preparazione culturale, in grado di divenire un vero e proprio contraltare a quella ecclesiastica. La cultura mercantile, a cavallo dei secoli XIV e XV, si dimostrò essere uno dei maggiori veicoli di innovazioni, oltre che l’ultima grande manifestazione della civiltà medievale.

ORIGINI E SVILUPPO DELL’ICONOCLASTIA NELL’IMPERO BIZANTINO

di Michele Gatto & William Puppinato.

Il fenomeno dell’iconoclastia è qualcosa di complesso, che ha segnato un’epoca all’interno dell’impero bizantino, influenzando non solo la sua politica interna, ma anche i rapporti già traballanti con l’Occidente. In questo articolo abbiamo sintetizzato al meglio il tema nei suoi punti principali per renderlo meno ostico, partendo prima di tutto dal contesto storico: a cavallo tra il VII e l’VIII secolo Bisanzio visse un periodo di grande difficoltà, superato con l’ascesa al trono di Leone III, artefice di varie riscosse militari. Eppure, Leone e suo figlio, l’imperatore Costantino V, vennero descritti da alcune fonti greche successive come “empi” e “precursori dell’anticristo”.
Le ragioni di questo astio vanno ricercate nell’appoggio concesso da entrambi alle teorie iconoclaste, che abbiamo cercato di analizzare: l’adorazione delle immagini era infatti ampiamente diffusa nei territori dell’impero bizantino. Ma la lotta tra gli iconoclasti e i loro avversari, fatta di dibattiti teologici, persecuzioni e risvolti politici, ebbe una portata ben più ampia di quanto si possa immaginare.

IL SINDACATO DEL PODESTÀ NEL MEDIOEVO

di Federica Fornasiero.

La parola sindacato ha subito una notevole trasformazione nel tempo, a partire dal concetto romano della difesa e tutela, al contemporaneo rimando ad una associazione di salvaguardia di interessi comuni ad una categoria. In età comunale e signorile, la sua evoluzione sfociò in una forma di controllo giuridico-finanziario dell’operato e della gestione della cosa pubblica da parte del podestà cittadino, al quale per un limitato periodo di tempo ne era demandata l’amministrazione.

LA MARGINALITÀ NEL BASSO MEDIOEVO

di Federica Fornasiero.

Questo articolo intende proporre una succinta analisi circa la marginalità nel Basso Medioevo, con particolare attenzione a vagabondi, mendicanti e prostitute. La questione della emarginazione nel Medioevo rimane tuttora aperta. Gli storici sempre più si stanno interessando a questi temi, soprattutto dando maggiore attenzione alla sfera femminile, sulla quale a lungo è pesato un assordante silenzio storiografico. La strada da percorrere è ancora lunga, probabilmente tortuosa, ma sicuramente molto interessante e stimolante. Inoltre, il problema, decisamente complesso e sfaccettato, merita un’attenzione particolare e analisi maggiormente aggiornate e approfondite, che possano infine dare voce a quelle categorie di reietti a lungo sottovalutate e ignorate.

BERNABÒ VISCONTI E LA PRESA DI REGGIO

di Federica Fornasiero.

Reggio Emilia era considerata, nel XIV secolo, una città allettante dal punto di vista commerciale, militare e geopolitico. Per questo motivo venne a lungo contesa tra i Visconti – in vista di una lungimirante espansione padano-emiliana – e gli Este. Il Comune, al tempo sotto la dominazione dei Gonzaga, faceva inoltre gola sia a Firenze, sia allo Stato Pontificio. La presa di Reggio pertanto costituì per i Visconti un’importante occasione per piegare le altre signorie e la nobiltà locale a un rapporto di subordinazione vassallatica, allo scopo di costruire un vasto, ricco e accentrato stato visconteo.
Parigi sarà ben valsa una messa, ma per Reggio…beh per Reggio si sono fatte pazzie!

QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA: ERESIE ED ERETICI MEDIEVALI

di Federica Fornasiero.

Si fa spesso l’errore di associare il Medioevo con la caccia alle streghe, donne a cavallo di bastoni o scope, sfreccianti nel cielo e dedite a demoniaci rituali orgiastici, sabba, malefici di ogni genere e sorta, sprezzanti delle istituzioni e coraggiose anticonformiste, infine torturate e condotte al rogo. Beh, non che durante il Medioevo non si siano accese pire e purificati empi animi deviati, ma non si può ancora parlare di stregoneria almeno fino al XV secolo. Ma allora a cosa si fa riferimento?