IL PALAZZO CADUTO NELL’OBLIO. LA MEMORIA DEL SOCIALISMO E L’UNGHERIA DI OGGI

di Davide Galluzzi

Il collasso del socialismo in Europa orientale portò, tra le altre conseguenze, a un vivace dibattito storiografico sulla natura dei passati regimi e sulla memoria del periodo socialista.
In questo articolo parleremo della memoria del socialismo in Ungheria attraverso l’analisi di tre luoghi simbolo (il Pantheon dei lavoratori, il Memento Park e la Terror Háza) che costruiscono, in modo radicalmente diverso tra loro, la memoria di questo passato recente.

IL SINDACATO DEL PODESTÀ NEL MEDIOEVO

di Federica Fornasiero

La parola sindacato ha subito una notevole trasformazione nel tempo, a partire dal concetto romano della difesa e tutela, al contemporaneo rimando ad una associazione di salvaguardia di interessi comuni ad una categoria. In età comunale e signorile, la sua evoluzione sfociò in una forma di controllo giuridico-finanziario dell’operato e della gestione della cosa pubblica da parte del podestà cittadino, al quale per un limitato periodo di tempo ne era demandata l’amministrazione.

LA BIGAMIA DI SOCRATE SECONDO LA TESTIMONIANZA PERIPATETICA

di Tecla Terazzi

Nel presente elaborato con la generica espressione di “uomo greco” mi riferisco al cittadino maschio che godeva di pieni diritti, dal momento che la donna era in una condizione di subordine. Se infatti, a partire dall’età ellenistica (III secolo a.C.) la donna greca dell’Asia Minore e delle isole dell’Egeo poté godere di una maggiore emancipazione grazie per esempio all’influenza dei modelli di vita orientali e al buon livello di istruzione garantito ad ambo i sessi, la sua corrispettiva ateniese era completamente esclusa dalla vita sociale fin da tempi più remoti. L’uomo greco di condizione non servile, dunque, godeva di tutti i diritti legati all’essere cittadino ed era tenuto al rispetto delle leggi patrie laiche e a quelle relative alla sfera religiosa, ma era altresì vincolato da precisi vincoli etici espressi soprattutto dal teatro del V secolo a.C., di cui l’esempio più fulgido e noto è certo quello ateniese. Il Socrate del titolo e cioè il filosofo e “pungente tafano” della gioventù più in vista dell’Atene classica non sfugge a queste considerazioni testé spiegate.

NICIA E LA DISFATTA ATENIESE IN SICILIA

di Michele Gatto

La guerra del Peloponneso è indubbiamente uno degli eventi più importanti e conosciuti della storia greca, talmente vasto da contenere al suo interno vicende che farebbero tranquillamente storia a sé. Una di esse è la spedizione ateniese in Sicilia, conclusasi con una vera e propria catastrofe militare. A guidare questa campagna fu Nicia, un politico ateniese moderato, costretto suo malgrado dagli eventi e dal sistema democratico di Atene abilmente manipolato dall’ambizioso Alcibiade. Avvenimenti giunti fino a noi grazie a pagine memorabili di cronaca scritte da Tucidide.

FRANCISK SKORYNA, PADRE DELLA STAMPA BIELORUSSA

di Davide Galluzzi

L’invenzione della stampa a caratteri mobili rappresentò sicuramente un punto di svolta della storia dell’umanità. A partire dal 1450 la stampa si diffuse progressivamente in tutta Europa e le città del Vecchio Continente, luoghi di contatto e circolazione di idee ed innovazioni, videro la nascita di innumerevoli stamperie .
La nascita e diffusione di queste attività è assai conosciuta per quanto riguarda l’Europa centro-occidentale, ma assai meno si discute, solitamente, circa l’arrivo della stampa in Europa orientale e l’influenza che questo nuovo tipo di industria ebbe su quei territori. Vale forse allora la pena di spendere qualche parola riguardo uno degli uomini che più ha influito sull’arrivo di questa nuova tecnologia nel Granducato di Lituania: Francisk Skorina, “figlio dell’illustre Città di Polotsk”.

IL FILM COME FONTE STORICA

di Rebecca Goldaniga

Quante volte al cinema o in tv vediamo film di argomento storico che ci appassionano e ci coinvolgono? Ma quanta verità si trova all’interno di essi? Naturalmente il film è un prodotto di fantasia, legato principalmente a fini di intrattenimento. Tuttavia, può rivelarsi un’ottima fonte per lo storico quando viene relazionato al periodo in cui è stato girato.

LA MARGINALITÀ NEL BASSO MEDIOEVO

di Federica Fornasiero

Questo articolo intende proporre una succinta analisi circa la marginalità nel Basso Medioevo, con particolare attenzione a vagabondi, mendicanti e prostitute. La questione della emarginazione nel Medioevo rimane tuttora aperta. Gli storici sempre più si stanno interessando a questi temi, soprattutto dando maggiore attenzione alla sfera femminile, sulla quale a lungo è pesato un assordante silenzio storiografico. La strada da percorrere è ancora lunga, probabilmente tortuosa, ma sicuramente molto interessante e stimolante. Inoltre, il problema, decisamente complesso e sfaccettato, merita un’attenzione particolare e analisi maggiormente aggiornate e approfondite, che possano infine dare voce a quelle categorie di reietti a lungo sottovalutate e ignorate.

280-265 a.C.: IL REGNO DI AREO I TRA INNOVAZIONE E TRADIZIONE

di Luca Segagni

Nonostante il suo regno sia scarsamente documentato, a differenza di quello dei re riformatori Agide IV e Cleomene III, Areo I è stato sicuramente uno dei primi sovrani spartani che intendeva non solo restituire alla città la sua antica dimensione di stato egemone nel Peloponneso, ma anche ‹‹scambiare il suo profilo politico tradizionalmente eccezionale con uno di normalità “ellenistica”››.

TITO QUINZIO FLAMININO, IL “LIBERATORE” DELLA GRECIA

di Michele Gatto

Fin dai primi secoli della sua esistenza Roma ha intessuto contatti e relazioni con il mondo greco. Se inizialmente erano dovuti soprattutto ai rapporti con le città della Magna Grecia e della Sicilia, dal II secolo a.C. si incrementarono decisivamente con la conquista della Grecia continentale. Questa conquista doveva però passare dalla vittoria sui Macedoni che la controllavano, trasformata abilmente in una liberazione fittizia dei Greci. Protagonista di queste vicende è stato Tito Quinzio Flaminino, console romano che sconfisse Filippo V e la cui personalità ben simboleggia le trasformazioni culturali conseguenti alla sempre più massiccia e continua influenza greca sul mondo romano.

IL FASCINO DEL VAMPIRO TRA FOLKLORE E ILLUMINISMO

di Beatrice Cattaneo

La figura del vampiro, fortemente radicata nella cultura e nei contesti storici e geografici dai quali proviene, più che una semplice costruzione immaginifica risulta essere un mito connesso con tutto un mondo simbolico di credenze e superstizioni intimamente legate alle paure quotidiane. 
figura, originata dal folklore dell’est Europa. L’incontro tra questi due mondi, avvenuto ai tempi dell’Illuminismo, ebbe alterne fortune e rappresentò un importante paradosso nell’epoca del razionalismo. 

DA BATYUSHKA A TSAR GOLOD: IL POTERE E L’IMMAGINE DELLO ZAR NICOLA II

di Matteo Bulzomì

Al momento della sua ascesa al trono nel 1894, lo zar Nicola II ereditò un Paese turbolento e una ricetta di governo obsoleta. Tale ricetta di governo, fondata sul rapporto integrità-autocrazia, fece sì che nonostante le riforme concesse la visione del mondo dello zar fosse incompatibile con i mutamenti ai quali la Russia stava andando incontro. In questo articolo Matteo Bulzomì analizza sia l’aspetto concettuale del potere zarista che la sua traduzione in immagini.

BERNABÒ VISCONTI E LA PRESA DI REGGIO

di Federica Fornasiero

Reggio Emilia era considerata, nel XIV secolo, una città allettante dal punto di vista commerciale, militare e geopolitico. Per questo motivo venne a lungo contesa tra i Visconti – in vista di una lungimirante espansione padano-emiliana – e gli Este. Il Comune, al tempo sotto la dominazione dei Gonzaga, faceva inoltre gola sia a Firenze, sia allo Stato Pontificio. La presa di Reggio pertanto costituì per i Visconti un’importante occasione per piegare le altre signorie e la nobiltà locale a un rapporto di subordinazione vassallatica, allo scopo di costruire un vasto, ricco e accentrato stato visconteo.
Parigi sarà ben valsa una messa, ma per Reggio…beh per Reggio si sono fatte pazzie!

QUALIS ARTIFEX. NERONE E IL MONDO DELLO SPETTACOLO

di Rebecca Goldaniga

Nerone, com’è noto, fu un uomo di cultura e dai molteplici interessi artistici, che si dilettò nella poesia, nel canto, nella recitazione e nella danza. Ma soprattutto egli volle calcare le scene in veste di citaredo e di auriga, scelte per nulla scontate, che meritano di essere qui sottoposte a un’attenta riflessione.

IL VINO IN ETÀ MODERNA

di Davide Galluzzi

La produzione ed il consumo di vino sono, da millenni, due aspetti sempre presenti nell’attività umana. Quando, oggi, sorseggiamo un calice di buon vino difficilmente siamo consapevoli dell’importanza che tale bevanda aveva per i nostri antenati, né, tantomeno, pensiamo al forte valore simbolico che esso ha avuto nel corso dei millenni. Ripercorriamo quindi insieme la storia del vino in Età moderna, concentrandoci su tre aspetti: la bevanda come bene di prima necessità, l’aspetto simbolico-religioso e l’utilizzo del vino in ambito medico.

I DUE MUSSOLINI

di Davide Longo

Il 28 giugno 1914 Gavrilo Princip, un giovane nazionalista serbo-bosniaco, uccide Francesco Ferdinando, Arciduca d’Austria ed erede al trono imperiale. Esattamente un mese più tardi, il 28 luglio, l’Austria Ungheria dichiara guerra alla Serbia, considerata la grande regista dell’assassinio. Da quel momento una grande reazione a catena trascina nel conflitto cinque delle sei grandi potenze che a vari livelli si contendono l’egemonia sull’Europa. 
In Italia uno dei grandi registi dell’entrata in guerra del Belpaese è Benito Mussolini, esponente di spicco del socialismo italiano che per il suo voltafaccia dal neutralismo all’interventismo venne espulso dal partito. Come, quando e perché avvenne questo cambiamento di rotta politica da parte del giovane Mussolini? Ripercorriamone le tappe grazie all’aiuto della stampa dell’epoca.

QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA: ERESIE ED ERETICI MEDIEVALI

di Federica Fornasiero

Si fa spesso l’errore di associare il Medioevo con la caccia alle streghe, donne a cavallo di bastoni o scope, sfreccianti nel cielo e dedite a demoniaci rituali orgiastici, sabba, malefici di ogni genere e sorta, sprezzanti delle istituzioni e coraggiose anticonformiste, infine torturate e condotte al rogo. Beh, non che durante il Medioevo non si siano accese pire e purificati empi animi deviati, ma non si può ancora parlare di stregoneria almeno fino al XV secolo. Ma allora a cosa si fa riferimento?

L’ICONOGRAFIA DELLA PAX AUGUSTA

di Michele Gatto

Il passaggio dalla Repubblica al Principato è il risultato di numerosi anni di guerre civili e dell’abile opera politica di Augusto, il quale introdusse un periodo di generale riappacificazione interna ed esterna, detto appunto Pax Augusta. Nonostante il personaggio Augusto non abbia bisogno di presentazioni, ripercorriamo brevemente le tappe che hanno condotto a questi esiti, passando ad analizzare come il ritorno alla concordia sia stato ampiamente celebrato attraverso l’uso delle immagini.

IL GOTICO HAITIANO

di Beatrice Cattaneo

Il 16 agosto 1791 alcune piantagioni di zucchero della colonia francese di Saint Domingue – oggi Repubblica di Haiti – vennero date alle fiamme. In seguito a questo episodio, alcuni testimoni dei fatti denunciarono l’esistenza di un complotto pianificato dagli schiavi neri dell’isola ed il cui scopo ultimo consisteva nell’organizzare una rivolta e uccidere i padroni bianchi, per impadronirsi della colonia. Pare che queste affermazioni inquietanti non fossero state prese sul serio dalle autorità, tanto che a Cap Français, la città più grande ed importante del territorio, il pericolo non venne considerato realistico. Tuttavia, la settimana successiva a questi eventi – più precisamente il 23 agosto 1791 – gli schiavi neri, erroneamente ritenuti incapaci di organizzare una rivolta, si ribellarono contro la minoranza bianca. Dopo aver distrutto e dato fuoco alle piantagioni di zucchero più ricche di Saint Domingue, gli schiavi si diedero a diverse forme di violenza, uccidendo i padroni bianchi e tutti coloro che furono visti come oppressori, i quali si frapposero fra loro e l’agognata ricerca di libertà. Questa situazione diede il via ad un crescendo di violenza in cui per la prima volta, come affermato da Jeremy Popkin in “A coincise history of the Haitian Revolution” (2012), una popolazione di origini africane fu in grado di ribaltare le proprie sorti ribellandosi alla popolazione bianca. Questa situazione ebbe il proprio culmine il 1 gennaio 1804 con la proclamazione dell’indipendenza della Repubblica di Haiti da parte del generale ed ex schiavo Jean Jacques Dessalines. La rivoluzione di Saint Domingue fu un fatto, per molteplici aspetti, di grandissimo impatto, poiché colpì nel vivo problemi che al tempo erano di grande attualità – come l’istituzione della schiavitù – sovvertendo quella che era percepita come la corretta gerarchia razziale. In questo articolo vogliamo trattare questa rivoluzione da una prospettiva particolare: quella del genere letterario che si sviluppò in concomitanza ad essa.

L’AURIGA E IL GLADIATORE

di Rebecca Goldaniga

Nel mondo romano, le corse di carri e le lotte fra gladiatori furono definite entrambe artes ludicrae, cioè pratiche disdicevoli riservate agli infames, relativamente alle quali i Romani facoltosi avevano l’obbligo di organizzare spettacoli, ma il paradossale divieto di partecipare. Dalla Tabula Heracleensis, datata alla fine del I secolo a.C., si apprende infatti che gli attori e le persone legate al mondo dello spettacolo non potevano accedere alle magistrature municipali ed entrare nell’ordine dei decurioni nelle città di diritto romano. Durante i principati di Augusto e Tiberio furono infatti presi provvedimenti contro i membri dell’aristocrazia tentati dal circo, dall’anfiteatro e dal teatro. Tiberio, in particolare, vietò a senatori e cavalieri il matrimonio con individui provenienti dal mondo delle arene e con i loro discendenti. Tuttavia, sebbene aurighi e gladiatori appartenessero in egual modo alla classe degli infames, fra gli uni e gli altri esistettero delle differenze sostanziali, che questo articolo si accinge a prendere brevemente in considerazione.

PUNIRNE UNO, EDUCARNE CENTO

di Davide Longo

Cosa lega Castruccio Castracani, signore di una importante porzione di Toscana a inizio Trecento, e il noto motto delle Brigate Rosse che fa da titolo a questo articolo? La violenza, potremmo rispondere, o meglio una certa idea di violenza, che oltre a colpire direttamente un individuo o un gruppo di persone, arriva ad avere un valore educativo, didattico e repressivo nei confronti di una collettività. In questo articolo ci si concentra proprio su questo tipo di violenza esercitata da Castruccio negli anni del suo regime signorile, tenendo presente che talvolta una modifica urbanistica può in effetti essere altrettanto violenta di una esecuzione sommaria, sulla pubblica piazza, del nemico sconfitto.

IL MASSACRO DI TULSA (OKLAHOMA, 1921)

di Federica Fornasiero

30 maggio 1921: Dick Rowland, lustrascarpe nero di Tulsa, lavorava in centro città. A causa della segregazione razziale, l’unica toilette in cui erano autorizzati gli afroamericani si trovava nel Dexler Building e per raggiungerla si doveva utilizzare l’ascensore. Non si sa esattamente come andarono le cose, probabilmente Dick inciampò cadendo su Sarah Paige e venne accusato di aggressione e tentato stupro. La polizia allora prelevò il diciannovenne e i giornali iniziarono a diffondere la notizia dell’aggressione, nonostante gli agenti non avessero ancora accusato Rowland. Il Tulsa Daily World pubblicò un articolo intitolato «Nab negro for attacking girl in an elevator», fornendo un pretesto per il linciaggio. Così un drappello di bianchi si raggruppò chiedendo che il ragazzo fosse consegnato loro, in modo che potessero fare giustizia; contemporaneamente un gruppo di neri si armò per andare a difendere il presunto colpevole. Inizia così la storia del Massacro di Tulsa.

GIUSTINIANO E LA CELEBRAZIONE DELLA RENOVATIO IMPERII

di Michele Gatto

Il regno di Giustiniano (527-565 d.C.) è considerato uno dei periodi di massimo splendore dell’impero d’Oriente, tanto da permetterci di azzardare l’affermazione secondo cui proprio la sua conclusione coincida anche con quella dell’impero di Roma e del mondo antico. Questo lungo regno, caratterizzato da diversi eventi di grande importanza, ha visto Giustiniano cimentarsi nella renovatio imperii, cioè la riconquista della parte occidentale dell’impero. Il parziale successo di questo tentativo venne ampiamente celebrato anche dal punto di vista iconografico, che il seguente articolo intende brevemente analizzare.

A TRUE ACCOUNT OF A CELEBRATED SECRET

di Federica Fornasiero

Noi di Scacchiere Storico abbiamo più volte puntualizzato che le colonne portanti del fare storia sono e devono essere le fonti, di qualsiasi epoca e luogo, di qualsiasi “parte”, fonti volontarie e involontarie, falsi storici e documentazione pubblica; insomma, per farla breve, tutto ciò che è prodotto dall’uomo nel tempo e nello spazio è considerato o considerabile una fonte. In questo articolo, dunque, si spiegherà nello specifico un fenomeno che ben si presta a questa tipologia di analisi, ossia la taumaturgia regia in relazione alla scrofolosi, presentando anche una fonte utile ad analizzare il fenomeno preso in esame.

IL DRAGO NELL’IMMAGINARIO MEDIEVALE

di Riccardo Marchetti

Il Medioevo è senza dubbio il periodo storico sul quale l’uomo contemporaneo ha lavorato più di fantasia. La versione fantastica dell’età di mezzo è così radicata da essere, per i non addetti ai lavori, spesso difficilmente scindibile dalla parte storica. Tra le immagini più comuni che albergano nella mente, per quanto riguarda il Medioevo di stampo fantastico, vi è quella di un cavaliere intento a sconfiggere un drago.

L’EREDITÀ STORICA DI GIOVANNI FALCONE

di Michele Gatto

A quasi trent’anni dalla strage di Capaci, questo articolo non vuole essere semplicemente commemorativo, ma intende attuare un’analisi di quello che il giudice Giovanni Falcone ha effettivamente rappresentato per il nostro paese e quale sia l’eredità che ci ha lasciato, senza cadere in facili retoriche.

I ROMANI E IL COMMERCIO CON L’INDIA

di William Puppinato

Quando si pensa ai confini dell’Impero Romano, ci si immagina il limes, i grandi fiumi e i deserti che hanno per secoli preservato, in maniera più o meno efficace, i domini di Roma, e le legioni che fanno a pugni con i barbari, i Persiani e tutti i nemici alle frontiere. Questo è un ottimo modo di intendere il termine “confine”, ed è assolutamente corretto. Ma questa visione può certamente essere allargata.