I CANTI DELLA TRADOTTA

di Davide Longo

Cosa pensava un soldato che, all’epoca della Grande Guerra, veniva portato al fronte dalla tradotta? Quali emozioni provava? Per costruire una storia dei sogni e dei sentimenti della truppa è possibile utilizzare il repertorio di canzoni che i soldati cantavano in trincea. Se si volesse poi allargare lo sguardo a quelle opere – vere e proprie canzoni di regime, se vogliamo – prodotte o promosse dallo Stato durante la Grande Guerra, allora potremmo anche costruire una storia di come l’istituzione pensava che dovessero essere i fanti, cosa dovessero pensare e quali idee dovessero albergare nelle loro menti. Proprio questo proveremo a fare in questo contributo, concentrandoci in particolare sul caso italiano per ragioni di spazio, auspicando però la crescita di studi e analisi rivolte all’abito internazionale in chiave comparativa.

LO SCONTRO TRA GIOVANNI XXII E MATTEO VISCONTI, I SUOI FIGLI E I SUOI FAUTORI: OMNES DE PRAVITATE HERETICA LEGIPTIME CONDENNATOS

di Federica Fornasiero

In questo breve articolo si è cercato di spiegare una questione complessa, dalla svariate sfaccettature e considerabile sotto diversi punti di vista. Si è quindi cercato di fare una sintesi che possa essere il più possibile esaustiva e che possa anche stimolare la curiosità dei lettori. Si è visto come la lotta tra papato e impero si intersechi con la famigerata questione ghibellina italiana e come il pontefice e l’imperatore si siano mossi su un terreno tutt’altro che solido. Si è voluto inoltre considerare, anche attraverso le fonti, come si agì nei confronti di chi si reputava ribelle e come questa disobbedienza venisse paragonata al crimine di eresia. È inoltre interessante notare come cambino le strategie di attacco o difesa in base alle contingenze. Mosse e contromosse hanno delineato un quadro sicuramente complicato, ma estremamente interessante.

RITRATTI FEMMINILI DAL MUSEO ARCHEOLOGICO DI VENEZIA: AGRIPPINA MAGGIORE

di Michele Gatto

Osservando i ritratti marmorei di età romana presenti presso la Sala IX del Museo Archeologico di Venezia, si può notare la presenza di quello appartenente a un personaggio femminile di rilievo all’interno della dinastia Giulio-Claudia e, più in generale, della lunga serie di augustae succedutesi nei palazzi imperiali romani. Stiamo parlando di Agrippina Maggiore, figlia di Giulia e Agrippa, nipote di Augusto, moglie di Germanico e madre di Caligola: insomma, una donna dalla personalità e dal curriculum di tutto rispetto.

PAESTUM, CROCEVIA DI CULTURE

di Michele Gatto

Fondata alla fine del VII secolo a.C., Poseidonia divenne presto una delle città più ricche della Magna Grecia, cercando di colmare successivamente il vuoto politico lasciato dalla decaduta madrepatria Sibari. In seguito, i contatti con le popolazioni indigene, come i Lucani, avrebbero portato la polis ad assumere un tessuto sociale e culturale variegato, nel quale ebbero luogo numerose commistioni. Ciò non sarebbe cambiato nemmeno con l’arrivo dei Romani, ai quali probabilmente bisogna attribuire il passaggio al nome Paestum. Progressivamente abbandonata a partire dalla tarda antichità, la città venne “riscoperta” durante il XVIII secolo, diventando meta di intellettuali, artisti e viaggiatori del Grand Tour provenienti da tutta Europa, a conferma della vocazione multiculturale di Paestum.

LA CONGIURA DI AMBOISE

di Davide Galluzzi

Tra gli eventi che più hanno segnato il Cinquecento europeo in generale e quello francese in particolare vi sono sicuramente le Guerre di Religione che hanno insanguinato la Francia tra il 1562 e il 1598. Uno degli avvenimenti antecedenti lo scoppio di questi conflitti e che, secondo diversi storici, rappresentò un punto di svolta nella divisione del Regno tra cattolici e riformati fu la Congiura di Amboise, ossia il tentativo di parte della piccola nobiltà e degli ugonotti di impadronirsi della persone del re e di estromettere il duca di Guisa e il cardinale di Lorena dall’esercizio del potere.

PATARINI E PATARIA: LE RIVOLTE RELIGIOSE NELLA MILANO DELL’XI SECOLO

di Federica Fornasiero

La pataria fu un movimento riformatore spontaneo sviluppatosi verso la metà dell’XI secolo in Lombardia dalla predicazione di Arialdo, che inaugurò la lotta al clero corrotto, simoniaco e nicolaita. L’intento del movimento era quello di ricondurre la Chiesa agli originali insegnamenti evangelici: povertà, condivisione dei beni, rigore morale e rinuncia al potere. La pataria andò definendosi e diffondendosi in un periodo – il XI secolo – già segnato da tentativi di riformare la chiesa; tuttavia, gradualmente, dopo una prima fase maggiormente radicale, la spinta riformatrice si ridimensionò fino ad essere parzialmente assorbita dalla riforma gregoriana, soprattutto alla morte dei capi patarini.

CILONE DEVE MORIRE: L’AFFAIRE CILONIANO TRA STORIOGRAFIA E PROPAGANDA

di Giulia Zinedine Fuschino

Nell’Atene del VII secolo a.C. si consuma un efferato eccidio. Nel clima teso della polis controllata delle famiglie gentilizie, l’aristocratico Cilone con i suoi compagni tenta di instaurare una tirannide occupando l’Acropoli, sede del potere. La risposta sarà durissima: una strage, i cui autori vengono puniti con l’esilio. Questo articolo vuole ricostruire la vicenda attraverso l’analisi delle fonti e tentare di chiarire come questo evento ai limiti tra un racconto e una realtà storica venga usato per screditare, due secoli dopo, la stirpe dei leader della democrazia ateniese: gli Alcmeonidi.

LE PINTURAS DE CASTAS

di Davide Galluzzi

La scoperta del continente americano e le spedizioni dei Conquistadores portarono, come noto, alla nascita dell’Impero coloniale spagnolo e all’incontro-scontro con le popolazioni native da un lato e la manodopera schiavile di origine africana, ben presto importata nelle colonie, dall’altro.
Questi tre gruppi etnici, nonostante i vani tentativi della Corona, non vivevano separati tra di loro, ma sovente si univano dando così vita a una varietà biologica impensabile in Europa. 
Furono proprio le menzionate unioni e la società coloniale nel senso più ampio del termine a fornire il contesto in cui nacquero e si svilupparono le cosiddette pinturas de castas.

LA DIVISIONE PARTIGIANA GARIBALDI IN MONTENEGRO (1943-1945)

di Federico Sesia

Nell’aprile del 1941, le forze dell’Asse invasero il Regno di Jugoslavia, reo di aver abbandonato il Patto Tripartito, avendo ragione in breve tempo del poco efficiente esercito jugoslavo. Nella spartizione del paese che seguì tra i territori assegnati all’Italia (Lubiana, parte della Dalmazia e il Kosovo) si trova anche il Montenegro, e la nazionalità montenegrina della regina Elena di Savoia ha fatto sì che venisse instaurato uno Stato cliente nelle vesti di un regno formalmente indipendente. Le autorità italiane si illusero di poter essere accolte da liberatrici, sottovalutando il lealismo filo-serbo di parte della popolazione e la tradizione guerrigliera propria del Montenegro.

LO STATO VISCONTEO: FASI ESPANSIVE E GOVERNO SIGNORILE

di Federica Fornasiero

I Visconti furono una delle principali famiglie nobili italiane, tra le più antiche e potenti: riuscirono ad imporsi gradualmente sulla scena politica sin dal X secolo e a governare, quasi ininterrottamente, su Milano e sulla Lombardia storica per circa due secoli, dal 1277 al 1447. L’estensione territoriale dello stato visconteo fu sicuramente una cartina tornasole delle doti politiche, militari, diplomatiche e amministrative della dinastia. Tuttavia, si possono individuare diverse fasi espansive che andarono di pari passo con le diverse congetture locali, nazionali e internazionali.

NERVA E LA COMUNICAZIONE POLITICA

di Michele Gatto

Nerva viene spesso considerato un imperatore di transizione, a causa della brevità del suo principato. Ma nonostante ciò, riuscì a realizzare delle opere e ad avviare delle riforme importanti, in seguito attribuite in parte ai suoi successori. A differenza di quanto si crede in genere, questo programma politico venne comunicato alla popolazione anche tramite il supporto delle monete, sottolineando come il contributo di Nerva sia stato decisivo per gli anni a seguire, inaugurando il principio della successione per adozione ed il periodo aureo dell’impero.

LA SCHIAVITÙ IN BRASILE

di Davide Galluzzi

Tra le pagine più oscure della storia dell’umanità vi sono, indubbiamente, quelle della schiavitù e della tratta atlantica di schiavi che, dalle loro terre d’origine in Africa, venivano importati nelle colonie europee in America.
Uno dei Paesi in cui la schiavitù si diffuse di più nel corso dell’Età Moderna fu il Brasile. Come vedremo nel corso di questo articolo, la diffusione e il radicamento di questa istituzione nel Brasile coloniale e imperiale rappresenta un capitolo assai importante della storia del lavoro del Paese latinoamericano.
Questa lunga storia fatta di sangue e sofferenza ha lasciato numerose tracce nel Brasile di oggi quali, per esempio, il razzismo e la diseguaglianza sociale associata a quella razziale ancora non superata.

DAL MONOPARTITISMO ALLA DEMOCRAZIA. LA TRANSIZIONE IN MESSICO (1977-2000)

di Federico Sesia

Non si è abituati a sentir parlare del Messico quando si discorre di regimi novecenteschi. Eppure si tratta del paese che ha vissuto in un governo monopartitico per più tempo, essendo stato governato ininterrottamente dal 1929 al 2000 dal Partido Revolucionario Institucional (PRI), il partito di provenienza obbligata per i presidenti e le élite di governo. Nel corso della seconda metà del Novecento, e in particolare dagli anni Sessanta in poi, il regime monopartitico si è gradualmente corroso garantendo progressivamente elezioni sempre più trasparenti, fino ad arrivare alla sua scomparsa nel 2000.

QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA: INQUISITORI E INQUISIZIONE MEDIEVALI

di Federica Fornasiero

Gli inquisitori agivano nel rispetto dell’ortodossia religiosa e in difesa dei valori e degli insegnamenti della Chiesa e delle scritture. L’uso della violenza, dell’intimidazione – anche psicologica – e del serrato controllo dottrinale sono aspetti che non possono essere sottovalutati e che furono reputati necessari per evitare che le ideologie eterodosse prendessero il sopravvento. Si doveva inoltre difendere il primato ecclesiastico nella predicazione e nella divulgazione del verbo divino: l’approccio alle scritture, la loro interpretazione, comprensione e diffusione non poteva essere delegato, ed era un diritto e un dovere del solo clero. Il fine dell’azione inquisitoriale era ricondurre l’eretico nell’alveo dell’ortodossia attraverso il processo e la predicazione. Si è cercato pertanto di riassumere quantomeno le principali caratteristiche dell’Inquisizione e degli inquisitori medievali. Ovviamente, l’attività antiereticale non è ascrivibile solo ed esclusivamente a questo periodo storico, ma continuò a palesarsi, svilupparsi e irrigidirsi nei secoli successivi e soprattutto nell’Età Moderna.

LUCIO VERO E LA DIARCHIA

di Michele Gatto

La dinastia degli Antonini viene considerata l’apice della storia dell’impero. In questa fase, lo Stato fu amministrato da principi spesso definiti “buoni”, a sottolinearne la positività dell’operato. Nonostante tutto, emersero problemi che successivamente si sarebbero dimostrati difficili da gestire: i primi a doversene occupare furono Marco Aurelio e Lucio Vero. Questi due fratelli per adozione diedero vita per la prima volta ad una vera e propria diarchia, sebbene Lucio Vero sia sempre rimasto in ombra rispetto al suo collega a causa del giudizio che ne hanno lasciato alcune fonti.

SIMÓN BOLÍVAR NELLA STORIOGRAFIA E NELLA POLITICA VENEZUELANA

di Davide Galluzzi

Simón Bolívar è stato uno dei massimi protagonisti di quel lungo processo che avrebbe portato all’indipendenza dell’America Latina.
Il generale-patriota, quindi, assunse ben presto un ruolo fondamentale tanto nella storiografia quanto nella politica di diversi Paesi sudamericani.
Specialmente in Venezuela, il Libertador divenne una figura quasi mitizzata intorno alla quale si sarebbe dovuta riunire la Nazione, colonna portante e base di ogni potere susseguitosi alla guida di un Paese che, tuttavia, nacque proprio dalla distruzione del sogno bolivariano.

IL «GRANDE MALE» DEGLI ARMENI: ANTEFATTI DI UN GENOCIDIO QUASI DIMENTICATO

di Tecla Terazzi

Il «Grande Male» (Metz Yeghérn), come gli stessi armeni definiscono quanto loro avvenuto durante la Grande Guerra tra la Cilicia, il deserto del nord della Siria e le regioni orientali dell’Impero Ottomano, è un evento fin troppo trascurato nell’istruzione storica ordinaria e appare confinato perlopiù a una erudizione tecnica universitaria o successiva. I motivi di questa lacuna sono molteplici. Il presente articolo, pertanto, vorrebbe proporre una disamina della situazione generale in cui versava l’Impero ottomano tra la fine del 1800 e l’inizio della Grande Guerra e nella quale sono ravvisabili gli antefatti di quello che viene generalmente riconosciuto come genocidio degli armeni.

SEBBEN CHE SIAMO DONNE

di Davide Longo

In moltissime epoche le donne sono state all’avanguardia del movimento dei lavoratori. Per quanto riguarda l’Italia gli ultimi decenni del diciannovesimo secolo sono un momento privilegiato per studiare il ruolo delle donne nella costruzione dell’immaginario collettivo del nascente proletariato urbano e contadino. Ma cosa significa, nel concreto? Come si costruisce l’immaginario collettivo? Con le pratiche di lotta, certo: le associazioni operaie a fine Ottocento mettono in pratica scioperi a oltranza per rivendicare migliori salari e condizioni di vita e, soprattutto, le otto ore di lavoro. Ma la lotta sociale non è muta. Perché funzioni deve cantare. Deve cioè articolare le proprie rivendicazioni in melodie e inni che possano essere ripetuti dagli operai e dalle operaie mentre si lavora e anche dopo, durante lo sciopero, alla fine delle riunioni e delle assemblee. Ed è di questo, oggi, che proviamo a parlarvi: di come le donne del proletariato italiano abbiano avuto, a inizio Novecento, un ruolo centrale nella costruzione dell’immaginario collettivo socialista, comunista e anarchico attraverso lo strumento della produzione di canti di lavoro e protesta sociale.

BISANZIO E I SUOI CONFINI: DALL’OCCIDENTE AI BALCANI

di Michele Gatto & Riccardo Marchetti

L’impero romano d’Oriente, o impero bizantino, ha rappresentato una realtà politica in grado di rigenerarsi continuamente nel corso della propria storia, nonostante le crisi interne ed esterne che lo hanno attraversato. Un aspetto fondamentale per la sua sopravvivenza è stato sicuramente la gestione dei confini, la cui elasticità ne ha provocato l’allargarsi ed il restringersi conseguentemente alle politiche di espansione o contenimento via via adottate, ma anche all’entità delle minacce esterne da affrontare. In ogni caso, questi confini non hanno mai segnato una netta separazione verso popoli vicini e lontani, ma anzi sono stati punto di contatto attraverso i quali estendere la propria influenza politica e culturale, come ai tempi del limes romano, così da affermare la supremazia universale dell’impero.

LA PROPAGANDA POLITICA AL TEMPO DI COMMODO: ERCOLE, L’ANFITEATRO, UNA COLONIA (180-192 d.C.)

di Rebecca Goldaniga

Ne “Il Gladiatore” (2000), Commodo appare ora pacato, ora collerico; ora fragile, ora crudele, ed il personaggio creato dalla regia di Ridley Scott pone l’accento su una figura storica che ancora oggi appare estremamente complessa. Del resto, il ritratto di una personalità del tutto eccezionale non è una mera invenzione hollywoodiana, ma è la stessa immagine di monarca eccentrico e tormentato che emerge da fonti quali Erodiano, Cassio Dione e l’autore dell’Historia Augusta. Persino il celebre ritratto conservato a Palazzo dei Conservatori restituisce un’idea di dualità: è quindi un essere a metà fra una realtà sensibile e una realtà ultraterrena. Ciò invita a riflettere sul significato dell’identificazione con una divinità come Ercole, ma prima di indagare in merito alla politica religiosa messa in atto da Commodo, non resta che soffermarsi sulla natura delle fonti che parlano di quest’ultima.

LA RIBELLIONE DI SHAYS

di Davide Galluzzi

Pochi anni dopo la conclusione della Rivoluzione americana e la conseguente nascita degli Stati Uniti d’America, la giovane Repubblica venne scossa da quella che è passata alla storia con il nome di Ribellione di Shays, ossia l’insurrezione armata di numerosi contadini del Massachusetts oppressi da pesanti debiti.
Repressa nel giro di un anno, la Ribellione di Shays ebbe tuttavia una forte eco nel dibattito costituzionale degli Stati Uniti d’America.

L’OCCUPAZIONE ITALIANA DI LUBIANA (1941-1943)

di Federico Sesia

Per ragioni puramente geopolitiche l’Italia annetté l’area di Lubiana durante il secondo conflitto mondiale, tentando inizialmente di integrare la nuova Provincia con il guanto di velluto. Il sorgere di un attivo e radicato movimento di resistenza innescò la reazione degli occupanti, che fece sprofondare la Provincia in una spirale di violenza e repressione.

LA BATTAGLIA DI CASCINA: INGANNI E STRATEGIE IN UNO SCONTRO TARDO-MEDIEVALE

di Matteo Nasi

Nel contesto della guerra pisano-fiorentina, John Hawkwood iniziò la sua carriera come capitano di ventura, al comando dell’esercito pisano. Le cause della battaglia di Cascina (1364) furono le rivendicazioni territoriali delle due città. Nel 1356, Pisa irritò Firenze stabilendo un dazio sui beni fiorentini che entravano dal suo porto. Firenze rispose instradando la sua mercanzia attraverso il porto senese di Talamone. Le tensioni tra i due comuni toscani esplosero violentemente nel maggio 1362, quando Firenze conquistò Pietrabuona, città oggetto di contese.

DONNE CRIMINALI NEL BASSO MEDIOEVO: STORIA SOCIALE E STORIA DI GENERE

di Federica Fornasiero

Negli ultimi trent’anni circa la storia sociale e la storia di genere hanno avuto un impulso notevole. Anche le donne, a lungo escluse dalla società “maschile” e di conseguenza dalla storiografia, hanno iniziato ad attirare l’attenzione degli storici e delle storiche. Stiamo parlando non più solo di grandi figure femminili del passato, ma anche di donne comuni, la cui quotidianità fu frammentariamente riportata: la presenza muliebre nelle fonti medievali è per lo più scarsa ed è sicuramente inferiore alla presenza della controparte maschile. Questo articolo si propone quindi di spiegare quali siano le cause di questa penuria di informazioni a livello documentario e della conseguente lacuna storiografica che ne derivò, nonché di riflettere sulla criminalità femminile nel Basso Medioevo. Si vorrà inoltre presentare un contributo di genere, che non si limiti alla mera storia femminile, ma che consideri quindi l’imprescindibile rapporto tra i sessi nella società. Una società che non dimentichiamoci essere intimamente patriarcale e a misura d’uomo.

I DIOSCURI: GEMELLI DIVINI TRA SPARTA E ROMA

di Michele Gatto

I Dioscuri rappresentano in maniera efficace come la cultura greca abbia influenzato quella romana. I due mitici gemelli, figli della regina spartana Leda, di suo marito Tindaro e di Zeus, hanno visto trasferire gradualmente il proprio culto dal luogo di origine, Sparta, a Roma. Questo grazie alla loro indole guerriera e alla natura divina, che gli avrebbe permesso di intervenire direttamente in alcune battaglie per difendere i popoli protetti. Perciò, l’immagine di Castore e Polluce è stata inoltre oggetto di rappresentazioni iconografiche dal forte carattere simbolico.

OSTI E OSTERIE IN ETÀ MODERNA

di Davide Galluzzi

Le osterie sono state, durante l’Età Moderna, luoghi di fondamentale importanza per le società dell’epoca. Analogamente alle sale da caffè, infatti, anch’esse hanno svolto un ruolo fondamentale nell’economia e nello sviluppo della sfera pubblica europea, fattori questi, uniti all’eterogenea clientela che visitava le osterie, che hanno portato alla volontà degli Stati d’Antico regime di aumentare il controllo, spesso non riuscendoci, su tali luoghi.

DALL’ESTREMO ORIENTE AI CAMPI DI FIANDRA

di Davide Longo

Cosa ci facevano dei cinesi a scavare trincee sulla Somme, accanto ai fanti inglesi e francesi che combattevano furiosamente per pochi metri di terreno? Proviamo a fare luce sul ruolo che ebbero gli abitanti del Regno di Mezzo nella Prima guerra mondiale sul teatro europeo, e di come questo conflitto influenzò la vita politica, economica e sociale di questo immenso paese asiatico.

IL VIAGGIO NEL MEDIOEVO: IL MERCANTE E GLI SPOSTAMENTI TRA LEVANTE E OCCIDENTE

di Riccardo Marchetti

Gli orizzonti degli uomini del Medioevo erano tutt’alto che ristretti: viaggi per terra e per mare capaci di collegare Londra e le Fiandre con il Mediterraneo Orientale e il Mar Nero.
I mercanti non restavano certo rintanati nei fondaci ma accompagnavano le loro merci, incontravano i fornitori e allestivano spedizioni. Rotte e percorsi erano stabiliti con precisione, indicando con estrema accuratezza dove e quando i convogli avrebbero fatto tappa. Viaggi, scoperte e scambi di informazioni attraverso incontri vicini e lontani, tanto alla ricerca di mercati quanto di persone e culture.

OMNIUM DAEMONUM TEMPLUM

di Rebecca Goldaniga

In età imperiale, all’interno delle arene non avvenivano soltanto spettacoli gladiatorii. Sulla base di un programma di svolgimento giornaliero, essi si ponevano dopo le cacce di belve esotiche (venationes) e dopo le esecuzioni capitali. Queste ultime potevano assumere diverse forme, quali la vivicombustione, la crocifissione e la damnatio ad bestias (l’esposizione agli animali), la più diffusa all’interno delle arene. Risulta dunque chiaro che tutto quanto veniva mostrato ed esibito all’anfiteatro aveva un preciso fine politico, volto in primo luogo al mantenimento di un ordine sociale e anche culturale. Ma non bisogna dimenticare che presso i luoghi dello spettacolo romano era comunque in atto un valente meccanismo psicologico, fondato su  di un voyeurismo morboso che combinava attrazione e repulsione. Ciò è dimostrato con efficacia non tanto delle testimonianze dei membri dell’élite romana, ma soprattutto da quelle provenienti dal mondo cristiano.

IL MASSACRO DI SAN BARTOLOMEO

di Davide Galluzzi

Il Massacro di San Bartolomeo, ossia l’eccidio di migliaia e migliaia di seguaci della fede riformata avvenne nel contesto delle Guerre di religione che funestarono la Francia nel corso del XVI secolo.
Per meglio comprendere il tragico avvenimento, dobbiamo ripercorrere le vicende esplorando anche quel territorio meno visibile, ma certamente assai importante, che è il mondo delle convinzioni, del pensiero e della fede religiosa.

1969-1974: STRATEGIA DELLA TENSIONE, STRAGI E DEPISTAGGI

di Matteo Bulzomì

Nel corso degli anni Settanta l’Italia divenne teatro di numerosi attentati terroristici. La peculiarità di questa stagione politicamente turbolenta fu la natura degli attori coinvolti nei sanguinosi avvenimenti di cui si parlerà. Essi infatti non erano solo esponenti di organizzazioni politiche del mondo della destra eversiva, ma anche membri delle istituzioni repubblicane e dei servizi segreti stranieri. Per questo motivo tale capitolo della storia italiana si è guadagnato il titolo di “strategia della tensione”.

POVERI, POVERTÀ E CARITÀ NEL BASSO MEDIOEVO

di Federica Fornasiero

Chi è “il povero”? È davvero difficile cercare di rispondere a questa domanda, soprattutto perché questa condizione cambia nel tempo e nello spazio, parallelamente al variare del contesto in cui essa si sviluppa e si esplicita. Quest’ultima è inoltre legata a mutamenti naturali, economici, sociali, culturali e psicologici, nonché alla sensibilità con la quale ogni società ci si confronta. Per definire il concetto di povertà si deve quindi considerare, analizzare e studiare il contesto storico, economico, sociale e culturale nel quale matura e si rivela. Inoltre, “povertà” non esprime una condizione o un’idea univoca e assoluta, bensì relativa non solo alla società in cui si esplicita, ma anche all’individuo che è parte di essa e che si percepisce più o meno adeguato agli standard socio-economici e culturali della comunità a cui appartiene.

GERMANICO, NOMEN OMEN

di Michele Gatto

I Romani sono ricordati per la loro potenza militare quasi inarrestabile, il che porta spesso a sottolinearne con una certa enfasi le poche sconfitte disastrose subite. Una di esse è certamente quella della foresta di Teutoburgo, in cui i Germani diedero inizio ad una rivolta sotto la guida di Arminio, un personaggio entrato nel mito. Meno famoso è invece il prosieguo di questa storia, che ha come protagonista Giulio Cesare Germanico. Egli attuò alcune campagne militari oltre il Reno che non solo stabilizzarono il limes, ma ristabilirono l’onore del popolo romano e delle legioni sconfitte. La politica realista di Tiberio impedì a Germanico di completare la vendetta su Arminio, ma il generale accrebbe enormemente la sua fama diventando uno dei beniamini del popolo, prima di essere inviato in Siria. I Latini sostenevano che il destino di una persona fosse scritto nel suo nome: evidentemente avevano ragione.

EDOARDO VI TUDOR

di Beatrice Cattaneo

Nel novero dei personaggi dimenticati e rivalutati solo di recente, vi è anche Edoardo VI Tudor, l’erede tanto bramato da uno dei più celebri sovrani della storia: Enrico VIII.  Il re bambino è stato spesso trascurato dalla storiografia, che ha invece favorito un’analisi molto più ampia di personaggi come Elisabetta I e Maria. Il breve regno di Edoardo VI (1547-1553), tuttavia,  trattato spesso solo come un periodo di transizione, apportò in realtà modifiche capaci di gettare le basi per i regni futuri, in particolar modo per quello di Elisabetta I.

UNA CASA DIVISA. IL MONTENEGRO TRA UNIONISMO E INDIPENDENTISMO

di Federico Sesia

Dal XIX secolo in avanti il Montenegro ha sviluppato una divisione tra i fautori dell’unione con la Serbia e i sostenitori dell’indipendenza, divisione che è andata approfondendosi nel corso del Novecento e che permane ancora oggi: il referendum del 2006, vinto dagli indipendentisti, non è stato seguito dall’eclissarsi delle due fazioni che continuano a dividere il paese balcanico.

L’ASSEDIO DI BELGRADO DEL 1456 TRA STORIA E ATTUALITÀ

di Davide Galluzzi

Se dovessimo chiedere a qualcuno di parlare di un evento che ha segnato i primi cinque decenni del XV secolo, probabilmente, sentiremmo la risposta “caduta di Costantinopoli” o “disfatta di Varna”. In pochi, forse, ricorderebbero l’assedio di Belgrado del 1456 e la vittoria delle armate cristiane contro le forze ottomane del sultano Maometto II. Proprio questo, ossia la ricostruzione degli eventi e una breve analisi dell’uso pubblico di quell’avvenimento che oggi si fa in Ungheria, è il tema di questo breve articolo.

AMMINISTRAZIONE E POLITICA NELLA PROVINCIA D’ASIA TRA ROMA E MITRIDATE EUPATORE

di Alessio F. Leo

Gli elementi nodali che determinano la struttura di uno Stato sono, per definizione, quello militare e quello amministrativo, chiamato ad organizzare il controllo del territorio secondo le esigenze e le modalità espresse dalla sua classe dominante attraverso le varie epoche storiche. Modalità di controllo territoriale che variano nel tempo e sono inscindibilmente legate a chi, all’interno di una data società, detiene il potere e lo applica. Differenti modelli amministrativi possono coesistere nello stesso tempo ma non nello stesso luogo nella misura in cui esistono classi sociali differenti che detengono il potere e lo organizzano di conseguenza per i propri scopi, come nel caso qui preso in esame. La storia amministrativa dell’Asia minore nel I secolo a.C. ben si presta a mettere in luce ciò, nonché a fornire alcuni elementi per provare a leggere la guerra mitridatica non soltanto come lo scontro di eserciti differenti ma come scontro tra sistemi sociali e politici differenti.

LA LUPA, SIMBOLO DEI ROMANI

di Michele Gatto

Una delle storie che ci vengono raccontate fin da bambini è quella di Romolo e Remo, i gemelli fondatori di Roma. Al suo interno c’è però un personaggio che spicca più degli altri e viene considerato ancora oggi un simbolo della città eterna: la lupa. Con questo contributo, cercheremo di analizzarne meglio la figura ed il perché sia diventata immagine stessa dei Romani, anche per gli altri popoli. Indagheremo perciò gli aspetti sacri e i culti presenti a Roma che si ricollegavano alla lupa. Ovviamente, ciò comprende una panoramica sulle raffigurazioni ad essa dedicate, confermando l’importanza di un simbolo adottato fin dall’età augustea per indicare l’eternità di Roma e dei suoi cittadini. Vista l’attualità di questa identificazione, possiamo dire con certezza che l’operazione ha avuto successo.

IL CAFFÈ E LE SALE DA CAFFÈ NELL’EUROPA DI ETÀ MODERNA

di Davide Galluzzi

L’arrivo del caffè in Europa e l’apertura delle prime sale da caffè ebbero conseguenze assai importanti per la società europea di Età moderna.
Da un lato, infatti, nacque un fervente dibattito medico intorno alla bevanda, dall’altro i luoghi in cui il caffè veniva consumato portarono a un’evoluzione della sociabilità e allo sviluppo della sfera politica, economica e intellettuale.

THE HISTORY OF THE STANDARD OIL COMPANY

di Giacomo Cozzaglio

All’inizio del XX secolo, la stampa americana e soprattutto i giornalisti che la animavano erano noti con una parola dal sapore dispregiativo: muckrackers, ovvero rastrellatori di letame. Il termine fu coniato nel 1902 dal presidente Theodore Roosevelt per riferirsi a quella parte del mondo del giornalismo che si occupava prevalentemente della denuncia dei mali della società americana contemporanea.
Si trattava di un filone che comprendeva periodici come i settimanali e i mensili i cui dipendenti si occupavano di raccontare i disagi sociali nelle metropoli statunitensi in espansione e il dilagare del malaffare e delle frodi nel mondo della finanza. Questi giornalisti si distinsero nella connotazione assai professionale del loro lavoro che pose le basi del moderno giornalismo d’inchiesta: la raccolta di informazioni, dati e testimonianze verificabili divennero le armi con le quali sfidare l’enorme influenza dei grandi capitali. Questo articolo si occupa di una di queste giornaliste, Ida Tarbell, che mise i bastoni fra le ruote a una delle più grandi aziende statunitensi, la Standard Oil Company.

LE LETTERE DI ROBERT GOULD SHAW

di Federica Fornasiero

Questo articolo non vuole essere un necrologio o un’epopea di eroiche gesta, ma una breve riflessione circa il primo reggimento di fanteria di uomini di colore organizzato dall’Unione con a capo un colonnello lungi dall’essere l’eroe perfetto che tutti vorremmo. Robert Gould Shaw fu un uomo del suo tempo, un colto borghese che intraprese la carriera militare a New York nel 1861. Nel 1863, all’indomani della Proclamazione di Emancipazione da parte dell’allora presidente unionista, abolizionista e repubblicano Abraham Lincoln, gli venne proposta dal governatore Andrews l’opportunità di guidare sul campo di battaglia il primo reggimento di persone di colore. Non accettò immediatamente di buon grado: ottenne la nomina perché figlio di una rispettabile famiglia borghese unionista e abolizionista, che lo spinse a prendersi l’onore e l’onere del neonato battaglione. Il senso del dovere e l’ambizione vinsero probabilmente sugli ideali. Perché allora parlare delle lettere del colonnello? Perché sono fonti dirette che ci permettono di considerare il contesto in cui maturò la decisione di ufficializzare il primo reggimento di fanteria di soldati neri; perché ci offre un importante spaccato sulla dura vita delle truppe durante la Guerra di Secessione Americana; perché è possibile entrare per un solo attimo nel cuore e nella testa di un uomo come tanti, scosso, scisso, riflessivo, nostalgico, pregiudiziale, che in pochi mesi si vide alla testa di uomini con i quali condivise un’avventura che li portò in breve tempo alla morte.

LA CULTURA DEL MERCANTE MEDIEVALE

di Riccardo Marchetti

L’emergente ceto mercantile fu sicuramente abile nel plasmare la realtà del proprio tempo; i suoi membri non si limitarono alla sfera economica della loro attività ma divennero al contempo commercianti, politici, diplomatici, scrittori e mecenati. Tutto questo fu reso possibile soprattutto grazie ad una attenta preparazione culturale, in grado di divenire un vero e proprio contraltare a quella ecclesiastica. La cultura mercantile, a cavallo dei secoli XIV e XV, si dimostrò essere uno dei maggiori veicoli di innovazioni, oltre che l’ultima grande manifestazione della civiltà medievale.

PANEM ET CIRCENSES

di Rebecca Goldaniga

Quando si parla di ludi circenses, relativamente al mondo romano, la mente corre inevitabilmente alle spettacolari gare di carri al Circo Massimo. Nei secoli della repubblica, la popolarità delle corse crebbe nettamente in relazione all’aumento delle festività religiose: fra III e II secolo a.C., in collegamento alla crisi delle istituzioni repubblicane, il fenomeno delle gare equestri sarebbe gradualmente mutato in una forma di intrattenimento. La corsa equestre, da attività riservata ai nobili, divenne ars ludicra, un’arte disdicevole da cui i Romani benestanti dovevano tenersi lontani. Ora, perché i Romani più abbienti avrebbero dovuto finanziare una pratica che ritenevano indegna?

GLI AZTECHI E LA PRATICA SACRIFICALE

di Michele Gatto

Fare luce sulle popolazioni mesoamericane, o più in generale precolombiane, non è semplice a causa della scarsità di fonti, nella maggior parte dei casi spazzate via dall’arrivo degli Europei. Nonostante tutto, gli stessi cronisti che parteciparono alla conquista dell’impero azteco ci hanno lasciato dei resoconti utilissimi, sebbene parziali ed incompleti. Lo scopo di questo articolo è quello di provare a spiegare un aspetto fondamentale della vita degli Aztechi, cercando non solo di attuarne una breve ricostruzione, ma anche di illustrarne le reali motivazioni. Si tratta di una pratica che inorridì gli Spagnoli, poi da essi strumentalizzata per sostenere la barbarie di quella civiltà e giustificarne l’annientamento: il sacrificio umano.

TRINCEE IN AFRICA AUSTRALE

di Davide Longo

Molto spesso ancora oggi la Prima guerra mondiale, non solo sulla stampa mainstream ma anche in certi contesti specialistici, viene trattata come un fatto del tutto nuovo nel panorama globale che precede il 1914. Troviamo spesso affermazioni di un certo tenore, che descrivono la Grande Guerra come fattore dirompente che sorprese le élites militari europee e che presentò per la prima volta delle caratteristiche militari del tutto inedite per l’epoca. Lungi dal voler minimizzare il ruolo di cambiamento epocale che la Grande Guerra ebbe in ogni ambito della vita civile e militare dell’Europa dell’epoca – un discorso parzialmente diverso può essere fatto, invece, per certi altri scenari della guerra, soprattutto quello africano – il presente articolo si propone di evidenziare che vi furono, nei decenni che precedettero la guerra, casi specifici in cui certe operazioni militari limitate non solo si strutturarono in maniera molto simile a quelle della Grande Guerra, ma vennero anche percepite – almeno in certi ambienti specifici – come “nuove” e “inedite” ben prima della deflagrazione del conflitto mondiale. Nello specifico, molte operazioni militari svolte durante la prima e la seconda guerra anglo-boera presentarono delle caratteristiche nuove, che più avvicinano ai nostri occhi quelle esperienze belliche a quanto avvenne perlomeno sul fronte occidentale e meridionale europei della Prima guerra mondiale.

ORIGINI E SVILUPPO DELL’ICONOCLASTIA NELL’IMPERO BIZANTINO

di Michele Gatto & William Puppinato

Il fenomeno dell’iconoclastia è qualcosa di complesso, che ha segnato un’epoca all’interno dell’impero bizantino, influenzando non solo la sua politica interna, ma anche i rapporti già traballanti con l’Occidente. In questo articolo abbiamo sintetizzato al meglio il tema nei suoi punti principali per renderlo meno ostico, partendo prima di tutto dal contesto storico: a cavallo tra il VII e l’VIII secolo Bisanzio visse un periodo di grande difficoltà, superato con l’ascesa al trono di Leone III, artefice di varie riscosse militari. Eppure, Leone e suo figlio, l’imperatore Costantino V, vennero descritti da alcune fonti greche successive come “empi” e “precursori dell’anticristo”.
Le ragioni di questo astio vanno ricercate nell’appoggio concesso da entrambi alle teorie iconoclaste, che abbiamo cercato di analizzare: l’adorazione delle immagini era infatti ampiamente diffusa nei territori dell’impero bizantino. Ma la lotta tra gli iconoclasti e i loro avversari, fatta di dibattiti teologici, persecuzioni e risvolti politici, ebbe una portata ben più ampia di quanto si possa immaginare.

ALLA RICERCA DELL’IMMORTALITÀ: L’ADOZIONE IN GRECIA E ROMA ANTICA

di Giulia La Cognata

Da Achille e Fenicio ad Edipo e Polibo, da Mosè e la figlia del Faraone a Minosse ed Asterio: il mito e la letteratura offrono una pluralità di esempi di adozione. Eppure, si tratta di un istituto problematico, discusso, ambiguo, all’origine di molteplici teorie. Società differenti prevedono, ovviamente, richieste e soluzioni diverse, ma possiamo comunque individuare alla base della pratica una «mancanza che occorre colmare»: l’adozione sarebbe, dunque, «l’espediente che nella nostra società, come beninteso anche in altre, viene messo a disposizione per porre rimedio alle “falle”».

CORSARI DELL’ANTICHITÀ: LA PIRATERIA A ROMA FRA IV E III SECOLO a.C.

di Rebecca Goldaniga

Chi erano i corsari più temuti dell’antichità? Come le potenze del Mediterraneo antico si relazionavano con loro? Ma soprattutto, sono esistiti anche dei pirati “romani”? Queste sono le domande alle quali il seguente articolo cercherà di dare una risposta. Attraverso la lettura e l’interpretazione delle testimonianze di Livio, Plutarco, Diodoro Siculo e Strabone, questa piccola ricerca ha tentato di dare un volto e un nome ai corsari “italici” per poi interrogarsi sulle modalità con cui Roma si affacciò sul bacino del Mediterraneo, iniziando ad estendere la sua egemonia sul mare.

IL MITO DI ALESSANDRO VI: DA PASQUINO AI GIORNI NOSTRI

di Sofia Degli Esposti

I Borgia sono, come li ha definiti M. Mallett, «the most infamous family in history». Innumerevoli romanzi, serie TV e articoli sono stati scritti su di loro e l’interesse per questa famiglia non accenna a diminuire. Perché sono così interessanti e intriganti? Quali aspetti delle loro personalità stimolano l’immaginazione di romanzieri e sceneggiatori, rendendoli appassionanti per il pubblico? Qui si vuole ricostruire il mito di Alessandro VI: dalle pasquinate che lo prendevano di mira, ai romanzi e alle serie televisive dei giorni nostri. Analizzando le caratteristiche delle pasquinate, si esaminerà come le accuse al loro interno, poi espanse in altri generi letterari, e le dicerie popolari sui Borgia, abbiano posto le basi per la creazione del mito negativo di Alessandro VI e della sua famiglia.

“COSE STRANE E ORRIBILI”, L’ARRIVO DEL POMODORO IN ITALIA

di Beatrice Cattaneo

«I pomodori del mio orto portavano nel loro DNA un pizzico di quella storia» afferma Charles C. Mann in 1493, Pomodori tabacco e batteri, come Colombo ha creato il mondo in cui viviamo (2013), in riferimento alle sue ricerche riguardo le origini di questo famosissimo alimento. È sorprendente, e l’autore lo sottolinea spesso, come le cose che oggi riteniamo più scontate e a portata di mano – e che ci verrebbe da definire parte tradizionale della nostra dieta – in realtà abbiano una storia che le conduce molto lontano da noi, sia nel tempo che nello spazio. Grande fascino, in questo senso, riveste sicuramente il legame tra la storia e la biologia nello studio di flora e fauna, che ha condotto a degli studi di grandissimo interesse anche e soprattutto nell’ambito della storia dell’alimentazione…